PERCHE’ C’E’ CRISI E I RISTORANTI SONO PIENI?

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Chi di voi non ha fatto quest’osservazione? Si parla tanto di crisi, ci sono famiglie intere senza lavoro eppure, se usciamo una sera, abbiamo difficoltà a trovare un posto a sedere in un locale, i centri commerciali pullulano di gente, gli aeroporti sono pieni, gli alberghi altrettanto, tutti in vacanza eppure…C’E’ CRISI!

La crisi c’è o non c’è?  Non possiamo affermare che la crisi non esista, l’assenza di lavoro è un dato di fatto, la disoccupazione è un indice in aumento ma, come possiamo spiegare tutto questo? Non stiamo parlando degli “intoccabili” a cui la crisi non ha arrecato nessun danno ma, parliamo di gente comune, parliamo di noi.

Siamo in piena ELABORAZIONE DEL LUTTO! In psicologia, si parla di elaborazione del lutto per indicare l’elaborazione di una molteplicità di perdite, per citarne alcune:

-Perdita di una persona cara (sia per la morte, sia per il fallimento di una relazione  amorosa o amicale);

-Perdita di una parte del corpo (ad esempio un’amputazione);

-Perdita del lavoro (un fallimento lavorativo).

 Ogni elaborazione è caratterizzata da cinque fasi (Elisabeth Kubler Ross) :

Negazione/Rifiuto: si nega il lutto, non si riesce ad accettare la   realtà e come naturale meccanismo di difesa, neghiamo che esso esista e continuiamo (nel caso della perdita del lavoro) a comportarci come abbiamo sempre fatto;

Rabbia: quando si realizza la perdita, il dolore e la non accettazione di quello che è accaduto o sta accadendo provoca una grande rabbia, la domanda frequente in questo stadio è “Perché a me?”. Tale rabbia, a volte è rivolta verso se stessi o persone vicine o, nel caso di un lutto reale, verso la stessa persona che è venuta a mancare;

Negoziazione/contrattazione: si tenta di reagire cercando soluzioni per spiegare quanto è accaduto;

Depressione è un’arresa di fronte alla situazione;

Accettazione: la persona prende realmente consapevolezza di quello che accaduto.

Ritornando alla crisi, la perdita del lavoro è da considerarsi un vero e proprio lutto! Il lavoro ci dà senso di identità, autonomia, sicurezza, senso di stabilità, perderlo, equivale a perdere dei punti cardini della propria vita e ripartire non è semplice, soprattutto se non si è più giovanissimi. Il voler negare la crisi e continuare a fare quello che si faceva prima, anche se non c’è lavoro, anche se stiamo consumando i nostri risparmi è una negazione del lutto. Solo quando il portafoglio sarà davvero vuoto arriveremo alla vera accettazione…E tu in quale fase dell’elaborazione sei?

Dott.ssa Desirè Roberto


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