5 consigli per aiutare l’autostima di tuo figlio

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Cosa puoi fare per incoraggiare l’autostima di tuo figlio? Ecco per voi semplici consigli.

  1. Credi in lui: (sono sicura che stai pensando “certo che credo in lui!” DIGLIELO!). Rafforzalo dicendogli “Io credo in te! Mi fido di te…Sono sicura che ce la farai.” I bambini hanno bisogno di essere incoraggiati attivamente.
  2. Dagli obiettivi realistici: quando dai un compito a tuo figlio assicurati che non sia troppo semplice nè troppo complesso ma adatto alla sua età. Non intervenire per aiutarlo se non è richiesto o necessario. Complimentati con lui per quello che ha fatto.
  3. Critica secondo la “regola del sandwich”: (complimento-critica-complimento). Se durante un compito commette qualche errore, non aggredirlo ma complimentati perchè sta portando avanti il compito e poi esprimi la tua critica. Esempio: “Sei stato molto bravo ad eseguire questo compito, sarebbe stato meglio se avessi fatto….ma sono sicura che la prossima volta lo farai ancora meglio perchè ne hai le  capacità.”
  4. Sostienilo: può succedere che il bambino fallisca in qualcosa (es. una partita), sostienilo, incoraggialo, fagli comprendere che nella vita si può fallire ma si può ricominciare. Incoraggialo ad impegnarsi in ciò che fa, i successi spesso sono conseguenti ai sacrifici.
  5. Sostieni i suoi talenti: spesso si incorre nell’errore di far fare ai nostri figli ciò che non abbiamo potuto fare realizzare nella nostra vita. Ogni bambino è unico e va rispettato, spesso i nostri desideri non coincidono con i suoi veri talenti.  Come ti sentiresti se ti costringessero a cantare se ti piace ballare? Aiutalo a coltivare i suoi talenti, sostienilo e incoraggialo. Meglio un cantante mediocre o un eccellente ballerino?

Dott.ssa Desirè Roberto contatti

Se soffro, tienimi per mano…

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Perchè quando soffriamo cerchiamo la vicinanza fisica e il contatto di qualcuno?

Oggi parliamo dell’importanza del contatto umano. Ho scelto quest’immagine che ritrae una coppia di anziani che si tengono per mano, come per rassicurasi. Questa foto carica di tenerezza ha commosso il web (e anche me), per questo la condivido con voi!

I bambini sono più propensi al contatto, in generale molti adulti amano il contatto alcuni invece lo evitano (le radici di questo rifiuto sono sicuramente da ricercare nella storia di vita della persona).

In generale, quando stringiamo la mano di una persona cara che sta soffrendo, sincronizziamo il nostro respiro, il battito cardiaco e le onde cerebrali. In studi effettuati su campioni di coppie, si è notato che quando una persona è in una condizione di forte sofferenza si interrompe la sincronizzazione mentre  il contatto fisico, (prendersi per mano), la ripristina.

Dunque il contatto fisico permette di sincronizzarsi, permette il sentirsi compresi e ciò riduce il dolore.

Dott.ssa Desirè Roberto

Le ferite del passato, quali conseguenze?

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Oggi parliamo di ferite emotive, cicatrici invisibili che influenzano ciò che diventeremo da adulti. Si parla spesso di traumi infantili, vi siete mai chiesti perchè l’infanzia è così importante? Le basi di ciò che saremo risiedono nella nostra infanzia, le ferite in questo periodo di vita, hanno un forte impatto sulla personalità ed influenzeranno i nostri comportamenti e atteggiamenti relazionali futuri.

Le ferite emotive sono diverse da quelle fisiche, sono invisibili e proprio questo a volte non ci rendiamo conto che un nostro malessere può essere conseguenza di una ferita del passato. Alcune ferite guariscono da sole, altre lasciano invece segni profondi e ad ogni nostro momento di sconforto o di fragilità possono riattivarsi, richiamando la ferita del passato.

Quali sono le ferite emotive più frequenti? Quali conseguenze?

Abbandono: quando il bambino vive una separazione precoce, un lutto familiare (non adeguatamente affrontato/motivato al bambino) o l‘assenza prolungata dalle figure genitoriali. Il bambino tende a darsi la colpa per l’assenza delle persone a lui care e potrebbe sperimentare la costante paura di essere abbandonato. Crescendo, questa paura può mutare in attaccamento estremo verso amici e partner (dipendenza affettiva).

-Rifiuto: è un atteggiamento dei genitori che fa sentire il bambino indesiderato, vengono utilizzate frasi di disprezzo nei suoi confronti o si rimpiange la sua nascita. Le persone che sono state rifiutate da bambini tendono ad essere ipersensibili e a diventare aspri e ostili. Sono talmente convinti di non essere desiderati che tendono a percepire come un’offesa anche una normale discussione.

-Promesse non mantenute: spesso i genitori fanno promesse che non mantengono (“Es. se fai i compiti, mamma ti porta dal tuo amichetto”… “Ti prometto che sabato sarò con te”). Le promesse non mantenute con il tempo diventano mancanza di fiducia, il bambino non si fiderà più degli altri, crescerà pensando di non potersi fidare di nessuno e questo potrebbe portarlo ad una chiusura verso gli altri e ad avere difficoltà a chiedere aiuto.

-Violenza: se il bambino ha vissuto in un ambiente violento, con maggiore probabilità rispetto ad altri tenderà ad utilizzare la violenza da adulto. Ha imparato che per gestire i conflitti o per affermare il proprio pensieri bisogna utilizzare la violenza.

-Paura: spesso i genitori non comprendono le paure dei bambini e “ci giocano” alimentando l’insicurezza e il terrore (“Se non mangi chiamo il lupo cattivo..” “Se non dormi chiamo la strega mangia-bambini”). I bambini hanno bisogno di rassicurazioni, di sentirsi protetti dai propri genitori per poter sviluppare pian piano una propria sicurezza interiore. Quando ciò non avviene rischiano di diventare adulti insicuri, ansiosi e incapaci di affrontare cambiamenti.

Come curare le proprie ferite emotive?

Non possiamo cancellare il nostro passato ma possiamo provare a trasformarlo. Individuare la propria ferita emotiva è un passo molto importante, implica acquisire consapevolezza e rielaborare un vecchio dolore. In questo percorso è essenziale la figura di un terapeuta che permetta di rielaborare un vecchio dolore e scardinare vecchie convinzioni disfunzionali conseguenti alla ferita avuta.

 

Leggi anche:Elaborare un trauma

Dott.ssa Desirè Roberto

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Buona festa della mamma

 

 

Se sei interessato all’argomento, leggi anche i seguenti articoli:  LACRIME SILENZIOSE DI UNA NEOMAMMA e La gravidanza modifica il cervello.

Buona festa della mamma a tutte!

Dott.ssa Desirè Roberto

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7 CONSIGLI PER SUPERARE LA FINE DI UN AMORE

Pensavi di aver trovato finalmente la persona adatta a te, idealizzavi un futuro insieme e in cuor tuo pensavi di aver trovato la persona che ti completasse. Un giorno, questo sogno finisce e al suo posto si sostituisce un vero incubo: ti senti solo, non capito, amareggiato, frustrato, senza speranza né futuro e ti chiedi: com’è potuto succedere? Dove hai sbagliato? Così passi in rassegna la tua storia per capire dove e come hai sbagliato, ti colpevolizzi e stai ancora peggio, cerchi di contattarla ma ti rifiuta e allora i sensi di colpa aumentano, decidi così di non farti sentire per vedere la sua reazione e per testare se anche lei sente la tua mancanza. Lei non ti cerca e tu senti il tuo cuore esplodere, sei triste, tutto sembra essere privo di significato.

Oggi voglio darti qualche suggerimento per affrontare al meglio la fine di un amore, i grandi amori non si dimenticano improvvisamente e non c’è un rimedio che ti permetterà di stare improvvisamente bene, il dolore ci insegna sempre qualcosa anche se al momento non ce ne rendiamo conto.

1. ALLONTANATI DAI SOCIAL: non ti rassegni e il pensiero che il tuo lui o la tua lei stia bene anche senza te o peggio ancora, sia in compagnia di qualcun altro ti logora dentro e con una bella dose di sadismo spii la tua ex. Controlli gli accessi su WhatsApp, cerchi di capire perché era collegata questa notte (si è svegliata e voleva contattarti? Sta male? E’ uscita con qualcuno ed è rientrata tardi? Perché non dormiva a quell’ora?). Questo non fa altro che farti stare peggio e continua a mantenerti dipendente alla relazione, ti mantiene ancorato a lei.

2. EVITA DI PARLARNE SEMPRE: nei primi momenti è importante poter condividere la propria sofferenza con qualcuno (famiglia e amici) ma continuare a ripetere ai tuoi amici che stai male, che non puoi vivere senza di lei, non fa altro che aumentare la sofferenza. Non fai altro che ripetere a te stesso che senza di lei non stai bene, che gli amici non sono abbastanza. Se all’inizio parlarne ti dà sollievo, con il tempo ha l’effetto contrario: ingigantisce il problema e dopo un po’ anche i tuoi amici saranno annoiati.

3. SCRIVI I TUOI PENSIERI: ti sembrerà contraddittorio, perché non devo parlare ma devo scrivere? Scrivere ha una funzione diversa, favorisce l’elaborazione e la riflessione, aiuta a porti degli interrogativi e allevia la tua sofferenza. Scrivi usando carta e penna e non rileggere ciò che scrivi. Fai una piccola prova per una settima, quando sei triste, quando vorresti sfogarti: scrivi! Se ti risulta difficile, fai finta di scrivere una lettera in cui spieghi come ti senti.

4. CERCA SITUAZIONI ALLEGRE: so che non sei dell’umore adatto e vuoi stare in casa a contemplare il tuo dolore, non senti di essere “di compagnia” in questo momento. Sforzati di cercare situazioni allegre, esci, frequenta gli amici e cerca di ridere. Quando ridi produci endorfine e ti sentirai meglio, ti renderai conto che si può vivere e divertirsi anche senza quella persona.

5. DEDICA DEL TEMPO PER TE STESSO: cosa ti piace fare ma hai tralasciato? Riprendi ciò che avevi abbandonato! Ti piace la fotografia? Esci e cerca scorci da fotografare! Ti piace cucinare? Prepara una bella cena e invita i tuoi amici a casa!

6. NON AVERE FRETTA: non possiamo fuggire dalla sofferenza. Concediti del tempo per elaborare quanto è accaduto, accetta di soffrire e non vederlo per forza come qualcosa di sbagliato. Hai amato una persona ed elaborare una perdita richiede un po’ di tempo.

7. NON PRIVARTI DI CONOSCERE NUOVE PERSONE: sento dire spesso “non voglio più conoscere nessuno! Non voglio più soffrire!”. La sofferenza fa parte della vita, pensi che restare solo a lungo, non ti farebbe ugualmente soffrire? Apriti a nuove conoscenze, non restare a guardare la porta che si è appena chiusa, scoprirai molto di te e conoscere altra gente ti arricchirà.

Caro lettore, spero che questi consigli ti siano stati d’aiuto. Nelle nostre relazioni entrano in gioco tante dinamiche che hanno a che fare con la nostra storia di vita (la nostra infanzia, la nostra adolescenza, le esperienze vissute). Per qualsiasi cosa non esitare a contattarmi, puoi farlo attraverso la sezione “Contatti”.

A presto.

Dott.ssa Desirè Roberto

-psicologa- Contatti

1° Maggio

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Buona festa dei lavoratori! Non importa se quest’anno hai perso il lavoro e oggi senti che in questo 1 maggio non ci sia niente da festeggiare. Se stai lottando per ricominciare, stai lavorando ugualmente, lavori con te stesso combattendo contro frustrazioni e desideri. Lavori quando cammini per strada e ti fermi a chiedere lavoro ovunque vi sia bisogno. Lavori quando sorridi alla tua famiglia, ai tuoi figli e nascondi il tuo dolore e la tua frustrazione facendo finta che vada tutto bene. Stai lavorando ugualmente anche se è un lavoro diverso, più faticoso e difficile da comprendere per chi non lo vive. Non demordere, continua a lottare.

Dott.ssa Desirè Roberto

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La gravidanza modifica il cervello

Tiny Tush Photography

 

I figli ci trasformano, cambiano le nostre priorità, i nostri ritmi, i nostri interessi, i nostri bisogni e all’improvviso ti accorgi che sei diversa. Pensavi di poter trascorrere ore a guardarlo dormire? Pensavi di inebriarti del suo odore? Di sobbalzare dal letto ad ogni piccolo gemito? Avresti mai immaginato di vivere con lui tante nuove emozioni? I figli ci cambiano!

Care mamme, siete tutte consapevoli che la gravidanza comporta sbalzi ormonali e adattamenti biologici ma sarete sorprese di sapere che la gravidanza vi ha modificato il cervello.

Un’interessante ricerca condotta dall’Università di Leiden in Olanda e dall’Università autonoma di Barcellona ha preso in esame, attraverso l’utilizzo della risonanza magnetica funzionale, il cervello di 25 donne in tre momenti precisi:

-subito prima che rimanessero incinte;

-dopo aver partorito;

– dopo alcuni mesi dal parto.

Sono stati sottoposti allo stesso esame anche 19 uomini che sarebbero diventati padri per la prima volta e 17 uomini e 20 donne senza figli.

Il Risultato di questo studio è sorprendente: il cervello delle neomamme cambia tra il prima e il dopo gravidanza, si nota una diminuzione del volume della materia grigia, soprattutto le regioni cerebrali associate alla cognizione sociale. Il significato di questi cambiamenti non è del tutto chiaro ma secondo i ricercatori potrebbero indicare una specializzazione del cervello in preparazione per i compiti della maternità. La perdita di materia grigia in queste aree, potrebbe essere un modo per affinare le reti neurali specializzate nel riconoscimento dei bisogni del bambino. L’autore Oscar Vilarroya, evidenzia che questi cambiamenti non sono da considerarsi deficit ma al contratrio: “i nostri risultati indicano un processo di adattamento del cervello relativo ai benefici dovuti a una migliore comprensione dei bisogni del bambino, come comprendere lo stato emotivo. Inoltre, forniscono indizi per quanto riguarda le basi neurali della maternità, della salute mentale perinatale e della plasticità del cervello in generale”. Invece non si denotano cambiamenti cerebrali in uomini e donne senza figli e nei neo-papà.

Leggi anche: Il massaggio infantile stimola lo sviluppo cerebrale!

 

Dott.ssa Desirè Roberto

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Bibligrafia

Elseline Hoekzema, Erika Barba-Müller, Cristina Pozzobon, Marisol Picado, Florencio Lucco, David García-García, Juan Carlos Soliva, Adolf Tobeña, Manuel Desco, Eveline A Crone, Agustín Ballesteros, Susanna Carmona & Oscar Vilarroya. “Pregnancy leads to long-lasting changes in human brain structure”. Nature Neuroscience volume20, pages287–296 (2017)

 

 

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