Fame e sazietà? Questione di testa!

panino

 

Distorsione cognitiva nei soggetti obesi

Numerose ricerche hanno dimostrato che nel soggetti obesi viene sottostimata la quantità di cibo da mangiare o ingurgitata. Uno studio condotto da Wansink approfondisce qual è il ruolo dell’informazione visiva sul consumo di cibo.

Ai partecipanti dell’esperimento è stato chiesto di mangiare della pasta al pomodoro posta in un piatto fondo e di mangiarne finché non fossero sazi. Il piatto, all’insaputa dei partecipanti aveva il fondo bucato e il ricercatore di nascosto continuava ad introdurre pasta attraverso un tubicino.

Da quest’esperimento è emerso che i soggetti obesi mangiavano fin quando era l’esaminatore a decidere di non mettere altra pasta nel cibo mentre, i soggetti normopeso terminavano di mangiare non appena avvertivano di essere sazi.

Fame e sazietà? Spesso una questione di testa, quanto riusciamo a sentire di essere sazi?

Dott.ssa Desirè Roberto

 

 

Bibliografia

Brian Wansink1, James E. Painter, Jill North (2005) “Bottomless Bowls: Why Visual Cues of Portion Size May Influence Intake “ Obesity Research Volume 13, Issue 1, pages 93–100

QUANDO MANGIARE SANO DIVENTA PATOLOGIA

 

 

ortoressiaSta emergendo un nuovo tipo di disordine alimentare che vede le persone ossessionate dall’alimentazione  sana ,si definisce Ortoressia e indica l’ossessione psicologica per il mangiare sano.  Il termine è stato coniato da Steven Bratman nel 1997 e deriva dalla parola greca “Orthos”  (giusto) e “Orexis” (appetito).

                                   

Secondo i dati pervenuti dal Ministero Italiano della Salute per i disturbi alimentari, in Italia le persone affette da ortoressia sono circa 300 mila in Italia con una prevalenza maggiore tra gli uomini piuttosto che tra le donne. 1 (Donini e coll. 2004).

L’ Ortoressia presenta le seguenti caratteristiche:

 

  1. Pensiero ossessivo riguardo al cibo: la persona può trascorrere più ore al giorno (2-3) a pensare a quali cibi scegliere e come prepararli;
  2. Pianificazione dei pasti per evitare i cibi ritenuti dannosi (ricchi di zucchero/sale o contenenti pesticidi residui, conservanti di vario genere);
  3. Impiego di una grande quantità di tempo nella ricerca e nell’acquisto degli ali;menti a scapito di altre attività, fino a coltivare in prima persona verdure e ortaggi
  4. Preparazione del cibo secondo procedure particolari (es cottura particolare, scelta di determinati ingredienti a discapito di altri);
  5. Insoddisfazione affettiva e isolamento sociale causati dalla persistente preoccupazione legata al mantenimento di regole alimentari autoimposte.2 (Brytek-Matera, 2012).

 

Chi soffre di ortoressia ha facili crolli emotivi dovuti anche ad una piccola variazione del programma alimentare autoimposto: sensi di colpa, rabbia e umore depresso, fino a somatizzazioni di disturbi fisici (indigestioni, nausea, vomito). Nel tempo la patologia può diventare molto invalidante dal punto di vista sociale: difficoltà nell’accettare un invito a cena, attenzione alla qualità del cibo, al tipo di cottura etc.

Cura

Curare l’ortoressia non è semplice in quanto le persone che ne soffrono negano il problema e la necessità di cura enfatizzando la necessità del mangiare sano.

Ricordiamo che tutti i comportamenti che ci limitano nella vita sociale, lavorativa e affettiva dovrebbero portarci ad una domanda, ovvero se sia normale o patologico la messa in atto di un dato comportamento.

 

Bibliografia

1.Donini, L.M., Marsili, D., Graziani, M.P., Imbriale, M., e Cannella, C. (2004). Orthorexia nervosa: A preliminary study with a proposal for diagnosis and an attempt to measure the dimension of the phenomenon. Eating and weight disorders, 9, 151–157

2 Brytek-Matera, A. (2012). Orthorexia nervosa-An eating disorder, obsessive- compulsive disorder or disturbed eating habit? Archives of Psychiatry and Psychotherapy, 4(1), 55-60

 

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GENNAIO 2017

                   

    Il vero cambiamento inizia dentro di voi!

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“Le paure che non affronti diventeranno i tuoi limiti” (R. Sharma )

 

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Affrontare i nostri “giganti” richiede coraggio

e forza d’animo, ricorda però che NULLA E’ IMPOSSIBILE!

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Dott.ssa Desirè Roberto

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