Imparare a suonare fa bene al cervello!

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Cosa far fare al nostro bambino nel tempo libero? Oltre allo sport, utile alleato per lo sviluppo psico-fisico si potrebbe optare per la MUSICA!

Investire nella musica è investire sul cervello dei nostri piccoli!

Studiare musica fin da bambini ha numerosi benefici, ci sono prove sempre più evidenti che i musicisti hanno cervelli diversi rispetto a chi non suona, sia dal punto di vista organizzativo che funzionale. Suonare regolarmente uno strumento cambia la forma e la potenza del cervello e può essere utilizzato in terapia per migliorare le capacità cognitive.

  1. È un ottimo TRAINING PER LA CONCENTRAZIONE. Suonare richiede di concentrarsi su tono, tempo, ritmo e qualità del suono.
  • Stimola l’attenzione (selettiva vs. sostenuta);
  • Potenzia la memoria e l’utilizzo di mnemotecniche;
  • Stimola la capacità di analisi visiva.

Suonare musica in un gruppo aumenta ancora di più la concentrazione perché bisogna imparare non solo ad ascoltare se stessi, ma anche focalizzare la propria attenzione sul gruppo per poter suonare in modo armonico. La concentrazione è il presupposto di ogni processo di apprendimento, stimolando la concentrazione si avranno vantaggi anche a livello scolastico.

  1. Sviluppa la COORDINAZIONE OCULO-MOTORIA
    Lo spartito musicale è convertito a livello cerebrale: dalla lettura di note musicali, il sistema cerebrale deve convertire la nota percepita visivamente in schemi motori specifici. E’ un meccanismo che con il tempo diviene automatizzato ma pensate alla sorprendente capacità di convertire simboli posti sul pentagramma (note) in suono! E’ fantastico!
  1. Potenzia L’ABILITA’ MATEMATICA
    Gli studi hanno dimostrato che gli studenti che suonano uno strumento sono spesso migliori in matematica e raggiungono livelli più alti a scuola rispetto agli studenti che non lo fanno.
  1. Potenzia la CAPACITA’ DI LETTURA E COMPRENSIONE
    Secondo uno studio, i bambini che hanno studiato musica ottengono performance cognitive superiori nelle abilità di lettura rispetto ai loro coetanei non formati musicalmente.
    La musica coinvolge una costante lettura, capacità di comprensione e rielaborazione.
  1. RITARDA L’INVECCHIAMENTO CEREBRALE NELL’ETA’ ADULTA

Far studiare musica al proprio bambino è anche un investimento a lungo termine, coloro che hanno studiato musica risentono meno dell’invecchiamento cerebrale. Secondo la neurologa Dr.ssa Nina Kraus della Northwestern University: “Quello che vediamo in un adulto che ha studiato musica è un cervello biologicamente più giovane”. La musica rafforza le connessioni cerebrali coinvolte nella riproduzione sonora e possono influenzare positivamente le capacità linguistiche.

  1. INSEGNA LA COSTANZA

Imparare a suonare richiede tempo, dedizione e costanza. È fondamentale per i bambini i quali vorrebbero “tutto e subito”. Raggiungere traguardi scanditi nel tempo insegnerà loro che non tutto si può ottenere nell’immediato ma occorrono impegno e dedizione.

  1. ALLEVIA LO STRESS.

La musica è un’arte, è espressione del sentimento, delle proprie emozioni. La capacità di suonare permetterà di rilassarsi ed esprimere se stessi attraverso la musica.

  1. FAVORISCE IL BUON UMORE!

 

 

 

 

 Dott.ssa Desirè Roberto

Bibliografia

“Music Education Can Help Children Improve Reading Skills” Psychology of Music. Science Daily
Karen Merzenich.“More Evidence that Music Lessons May Strengthen the Brain”. Journal of Neuroscience

Videogiochi si o no?

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I bambini trascorrono molte ore in casa, molte “relazioni” virtuali e poche reali. Lo schermo (televisione e/o videogiochi) diventa così il compagno di avventure immaginarie.

I videogiochi, oltre alla limitazione relazionale, quali altri “danni” potrebbero causare?

La ricerca ha esaminato l’esposizione ai videogiochi e alla televisione nei bambini e negli adolescenti, reputandoli come potenziali fattori di rischio per problemi successivi di attenzione. Un’ipotesi degli studiosi è che la maggior parte dei programmi televisivi sono così emozionanti, che i bambini che guardano spesso la televisione, hanno più difficoltà a prestare attenzione ai compiti meno interessanti come il lavoro scolastico. Un’altra ipotesi è che la maggior parte dei programmi televisivi e dei videogiochi, comportano rapidi cambiamenti della messa a fuoco. L’esposizione dei bambini a questi continui cambiamenti, potrebbe  danneggiare le abilità dei bambini per sostenere la messa a fuoco su mansioni che di per sé non attirano l’attenzione.

La televisione e i videogiochi sono stati associati all’insorgere di problemi dell’attenzione. Pochi studi hanno esaminato la possibilità di una simile associazione e, nessuno di questi ha utilizzato un disegno longitudinale. Riporto in seguito uno studio in cui un campione di 1323 bambini (età media 9.6), sono stati esposti alla televisione  e ai videogiochi per periodo pari a 13 settimane. Un altro campione di 210 partecipanti, composto da adulti o tardo adolescenti (età media 19.8), hanno partecipato riportando le ore trascorse nell’esposizione televisiva, ai videogiochi. Da questo studio risulta che entrambi i comportamenti, guardare la televisione e giocare con i videogiochi, sono associati con a problemi di attenzione

Dott.ssa Desirè Roberto 

                                                                                                                                                                                
Bibliografia

E. L. Swing, MS, D.A. Gentile, PhD, C. A. Anderson, PhD, D. A. Walsh. (2010). Television and Video Games Exposure and the Development of Attention Problems.  Official Journal of the American Academy of Pediatrics.