SENZA SAPERLO MANGIAMO COSE TOSSICHE!

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Cari lettori, condivido con voi uno studio pubblicato dall’Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) il quale mostra la tossicità dell’acrilammide.

Cos’è l’acrilammide?

E’ un composto chimico che si forma solitamente nei cibi amidacei (cibi ricchi di amido) quando vengono cotti al forno, fritti o arrostiti ad alte temperature (120-150°C).

Quando zuccheri e aminoacidi naturalmente presenti nei cibi amidacei vengono scaldati, si combinano dando luogo a sostanze che conferiscono nuovi sapori e aromi. Ciò provoca anche l’imbrunimento del cibo e produce acrilammide.

Test di laboratorio hanno mostrato che l’acrilammide presente nella dieta provoca il cancro negli animali ma gli scienziati ritengono che questo può interessare anche l’uomo.

Dov’è presente l’acrilammide?

  • Patatine
  • Patate fritte a bastoncino
  • Pane fresco e croccante
  • Fette biscottare
  • Torte

Cosa fare?

Eliminare gli alimenti amidacei cotti dalle nostre tavole è impossibile ma possiamo cercare di ridurne la quantità attraverso una cottura più attenta: per gli alimenti fritti attenersi ai tempi e modalità di cottura consigliati (mangiare cibi appena dorati e non bruciacchiati), non aspettare che il pane tostato  diventi bruno ma che sia dorato e non conservare le patate in frigo (aumentano gli zuccheri e anche acrilammide durante la cottura) si consiglia di tenerle in un luogo asciutto a riparo dalla luce.

Dott.ssa Desirè Roberto

Bibliografia
EFSA “Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare”

“attacchi di fame”? Ecco cosa li scatena!

 

“Mangiavo senza rendermene conto, mangiavo senza avere realmente fame eppure sembrava che il mio stomaco non si riempisse mai e continuavo ancora a mangiare.” (Maria,40 anni)

Quante volte ti succede di avere degli improvvisi “attacchi di fame” e ti accorgi che non è fame quello che provi? Inizi a seguire un regime alimentare ma dopo aver raggiunto i primi risultati crolli nuovamente? La parola “dieta” e “bilancia” di creano rabbia? Perchè?

Cibo ed emozioni spesso sono strettamente connessi, soprattutto nei momenti di stress infatti, in condizioni di stress ripetuto, vi è un aumento del cortisolo e questo a sua volta può stimolare l’appetito. Quando siamo in una condizione di stress, tensione/ansia o angoscia, possiamo mettere in atto comportamenti finalizzati alla gratificazione e alla gestione delle emozioni, alle quali, attribuiamo un valore negativo o che sentiamo essere ingestibili in quel momento. Dopo aver mangiando, in particolar modo i dolci, si ha un sensazione di immediato benessere (aumento della serotonina e dopamina a livello cerebrale) a cui seguono spesso emozioni quali: sensi di colpa, vergogna e frustrazione per aver mangiato in modo incontrollato. Il senso di colpa e la frustrazione generano a loro volta in bisogno impellente di gratificazione e il circuito si ripete, iniziando nuovamente a mangiare. Una spirale di emozioni e cibo.

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Cosa fare allora?

Prendere consapevolezza della proprie emozioni e imparare a gestirle in modo funzionale al proprio benessere, è il primo passo per rompere il circolo vizioso emozioni-cibo.

Come fare? Potrebbe essere utile rivolgersi ad uno psicologo, spesso il problema non è nella dieta troppo ristretta, non è la mancanza di volontà o l’eccessiva golosità. Il problema potrebbe essere altrove, in situazioni che sentite di non riuscire a gestire. La vostra mente è “carica” di negatività e cerca qualcosa che momentaneamente crei benessere.

Di fronte a numerose difficoltà della vita abbiamo spesso una “coazione a ripetere”, ovvero, tendiamo a rimettere in atto lo stesso schema/comportamento per affrontare una situazione, anche se questo non è funzionale. Le soluzioni più familiari o le nostre abitudini ci sembrano le uniche soluzioni possibili ma cosa possiamo fare di diverso dal solito? Come prendere consapevolezza delle nostre emozioni e gestirle in modo funzionale.

Dott.ssa Desirè Roberto