VIOLENZA SILENZIOSA

Image
“Gli uomini che nascono con il giogo sul collo, nutriti e allevati nella servitù, si accontentano di vivere come sono nati, e non riuscendo ad immaginare altri beni e altri diritti da quelli che si sono trovati dinnanzi prendono per naturale la condizione in cui sono nati”.
Discorso sulla servitù volontaria (1548) di Étienne de La Boétie.
L’aspetto più controverso e contraddittorio del rapporto di coppia violento è  la dipendenza della vittima nei confronti del carnefice.  Donne o uomini maltrattati che, restano ancorati al proprio scoglio, non riescono ad allontanarsi dal proprio partner e continuano a subire in silenzio.
Persone che sembrano ad occhi esterni, inerti e passivi, sembra che non hanno la forza o che non hanno voglia di reagire. Molteplici sono i motivi per cui una persona vittima, decide di restare con il proprio carnefice, uno tra tutti: la paura. La paura che attanaglia, la paura che incombe sulla volontà di reagire.
La manipolazione psicologica perpetrata nel tempo attraverso, le intimidazioni, le svalutazioni, l’allontanamento del  nucleo familiare e relazionale della vittima, la violenza  verbale (e quando c’è anche fisica), finiscono per far diventare la persona suscettibile e labile emotivamente. La vittima diventa sottomessa ed impaurita e, dall’iniziale paura paralizzante, la messa in atto di meccanismi di difesa per la tutela del Sé. Nel rapporto vittima-carnefice, si arriva alla dipendenza, sulla base di meccanismi di adattamento che dirigono il comportamento della vittima, questo ha lo scopo di facilitare la permanenza di una situazione stressante.  In una situazione fortemente traumatica in cui un individuo è sottoposto al controllo altrui, la dipendenza è un meccanismo di difesa abituale.
Cosa significa essere dipendenti? La dipendenza è insita nell’essere umano, non esistono essere umani indipendenti in quanto, essendo “esseri sociali”, inseriti in un determinato contesto sia l’altro da noi, sia l’ambiente, ci condizionano. La vera indipendenza non esiste, Maslow ad esempio, ha inserito nella gerarchia dei bisogni dell’uomo, il bisogno di appartenenza e di stima ad uno dei primi posti. Alla dipendenza di per sé, non è attribuibile un connotato negativo in quanto, non esiste una persona che possa dichiararsi indipendente dal contesto e dagli scambi relazionali. Un’interdipendenza o dipendenza circolare in cui tutti dipendono da tutti e vi è uno scambio reciproco, i legami di interdipendenza sono essenziali alla sopravvivenza di ognuno. Quando al sistema di interdipendenza circolare, si sostituisce un sistema unilaterale in cui, nella relazione vi è una persona carente di risorse e bisognosa del legame con l’altro e, l’altro appare come un essere relativamente indipendente e autonomo, si parla di dipendenza affettiva. La circolarità non si realizza in quanto, uno ha bisogno di uno scambio di risolse, l’altro non lo richiede. Le persone con difficoltà affettiva non riescono a prendersi cura di sé, hanno una grande difficoltà a riconoscere i propri bisogni e tendono  a subordinarli ai bisogni dell’altro. Persone “occupate” costantemente al problema del partner il quale richiede la loro costante attenzione; sono impegnate ad assicurarsi che tutto ciò che fanno, rientri nei parametri di “perfezione” dettati dal partner, così facendo sperano che la loro relazione diventi stabile e sicura. Le persone dipendenti soffrono di un profondo senso di inadeguatezza e sono convinte che per essere amate devono sempre essere diligenti, amabili, sacrificarsi per l’altro, per poter ricevere il suo amore.   Ogni qualvolta il comportamento violento del carnefice, fa rivivere le situazioni di delusione e risentimento , si acuisce la paura che il rapporto non possa essere stabile e duraturo, ed il circolo vizioso riparte, a volte addirittura “amplificato”. Le vittime spesso, sono così abituate al circolo della violenza che diventa impossibile pensare ad una vita diversa, diventa impossibile pensare ad una vita senza il carnefice al quale si sentono sottomesse, si sentono legate, pensano che la loro sottomissione sia normale e comune, sia un dovere dedicarsi esclusivamente ai bisogni del partner. La parola dipendenza include in sè il concetto di “sudditanza”, non a caso, le dipendenze comportamentali sono attualmente definite con il termine “addiction” , dal sostantivo latino addicere: dedicarsi, abbandonarsi, schiavo per debito. Potremmo definire il  modo di sentirsi di un dipendente affettivo, nell’ambito della violenza, come uno “schiavo”, essere sottomesso per un debito di cui, non si conosce l’origine ma che è strettamente legato alla propria persona. Ci si sente costantemente debitori verso il proprio carnefice sottovalutando, le proprie potenzialità e le proprie risorse. Non c’è giogo che non può essere tolto, non c’è schiavitù da cui non poter essere liberati e il riconoscimento della propria condizione è il primo passo per lavorare sulla propria guarigione.
Dott.ssa  Desirè Roberto
Elvira Reale. Maltrattamento e violenza sulle donne, Vol.II. 2011. Franco Angeli. Milano

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: