“Come sei ingrassata!”

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Quando incontri una persona che non vedi da tempo, non guardare per prima cosa la pancia o le gambe, non farle notare che è ingrassata, piuttosto  sposta la tua attenzione ai suoi occhi e chiediti che cosa le sta succedendo. Nota se c’è  tristezza in quello sguardo. I motivi che ci spingono al cambiamento sono tanti e vari, il cibo è una delle cose in cui le persone amano rifugiarsi tutte le volte che non si sentono comprese, sono in ansia per un problema o arrabbiati per una situazione. Tutte le volte in cui vorrebbero piangere ma mangiano, vorrebbero urlare ma mangiano, si sentono sole e mangiano. Mangiano e ingrassano, più ingrassano e più si sentono frustrate e questa frustrazione non fa altro che peggiorare la situazione perché spesso smettono di uscire per evitare sguardi indiscreti, temono di essere invitate ad una festa perché non sanno più cosa indossare e non si sentirebbero al loro agio.

Le persone lo sanno di essere ingrassate, farglielo notare non fa altro che peggiorare il loro stato emotivo. Guarda oltre l’involucro, punta al cuore!

Non ti omologare, tutti guardano la superficie ma punta all’essenza!

Dott.ssa Desiré Roberto

Fame e sazietà? Questione di testa!

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Distorsione cognitiva nei soggetti obesi

Numerose ricerche hanno dimostrato che nel soggetti obesi viene sottostimata la quantità di cibo da mangiare o ingurgitata. Uno studio condotto da Wansink approfondisce qual è il ruolo dell’informazione visiva sul consumo di cibo.

Ai partecipanti dell’esperimento è stato chiesto di mangiare della pasta al pomodoro posta in un piatto fondo e di mangiarne finché non fossero sazi. Il piatto, all’insaputa dei partecipanti aveva il fondo bucato e il ricercatore di nascosto continuava ad introdurre pasta attraverso un tubicino.

Da quest’esperimento è emerso che i soggetti obesi mangiavano fin quando era l’esaminatore a decidere di non mettere altra pasta nel cibo mentre, i soggetti normopeso terminavano di mangiare non appena avvertivano di essere sazi.

Fame e sazietà? Spesso una questione di testa, quanto riusciamo a sentire di essere sazi?

Dott.ssa Desirè Roberto

 

 

Bibliografia

Brian Wansink1, James E. Painter, Jill North (2005) “Bottomless Bowls: Why Visual Cues of Portion Size May Influence Intake “ Obesity Research Volume 13, Issue 1, pages 93–100

QUANDO MANGIARE SANO DIVENTA PATOLOGIA

 

 

ortoressiaSta emergendo un nuovo tipo di disordine alimentare che vede le persone ossessionate dall’alimentazione  sana ,si definisce Ortoressia e indica l’ossessione psicologica per il mangiare sano.  Il termine è stato coniato da Steven Bratman nel 1997 e deriva dalla parola greca “Orthos”  (giusto) e “Orexis” (appetito).

                                   

Secondo i dati pervenuti dal Ministero Italiano della Salute per i disturbi alimentari, in Italia le persone affette da ortoressia sono circa 300 mila in Italia con una prevalenza maggiore tra gli uomini piuttosto che tra le donne. 1 (Donini e coll. 2004).

L’ Ortoressia presenta le seguenti caratteristiche:

 

  1. Pensiero ossessivo riguardo al cibo: la persona può trascorrere più ore al giorno (2-3) a pensare a quali cibi scegliere e come prepararli;
  2. Pianificazione dei pasti per evitare i cibi ritenuti dannosi (ricchi di zucchero/sale o contenenti pesticidi residui, conservanti di vario genere);
  3. Impiego di una grande quantità di tempo nella ricerca e nell’acquisto degli ali;menti a scapito di altre attività, fino a coltivare in prima persona verdure e ortaggi
  4. Preparazione del cibo secondo procedure particolari (es cottura particolare, scelta di determinati ingredienti a discapito di altri);
  5. Insoddisfazione affettiva e isolamento sociale causati dalla persistente preoccupazione legata al mantenimento di regole alimentari autoimposte.2 (Brytek-Matera, 2012).

 

Chi soffre di ortoressia ha facili crolli emotivi dovuti anche ad una piccola variazione del programma alimentare autoimposto: sensi di colpa, rabbia e umore depresso, fino a somatizzazioni di disturbi fisici (indigestioni, nausea, vomito). Nel tempo la patologia può diventare molto invalidante dal punto di vista sociale: difficoltà nell’accettare un invito a cena, attenzione alla qualità del cibo, al tipo di cottura etc.

Cura

Curare l’ortoressia non è semplice in quanto le persone che ne soffrono negano il problema e la necessità di cura enfatizzando la necessità del mangiare sano.

Ricordiamo che tutti i comportamenti che ci limitano nella vita sociale, lavorativa e affettiva dovrebbero portarci ad una domanda, ovvero se sia normale o patologico la messa in atto di un dato comportamento.

 

Bibliografia

1.Donini, L.M., Marsili, D., Graziani, M.P., Imbriale, M., e Cannella, C. (2004). Orthorexia nervosa: A preliminary study with a proposal for diagnosis and an attempt to measure the dimension of the phenomenon. Eating and weight disorders, 9, 151–157

2 Brytek-Matera, A. (2012). Orthorexia nervosa-An eating disorder, obsessive- compulsive disorder or disturbed eating habit? Archives of Psychiatry and Psychotherapy, 4(1), 55-60

 

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SENZA SAPERLO MANGIAMO COSE TOSSICHE!

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Cari lettori, condivido con voi uno studio pubblicato dall’Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) il quale mostra la tossicità dell’acrilammide.

Cos’è l’acrilammide?

E’ un composto chimico che si forma solitamente nei cibi amidacei (cibi ricchi di amido) quando vengono cotti al forno, fritti o arrostiti ad alte temperature (120-150°C).

Quando zuccheri e aminoacidi naturalmente presenti nei cibi amidacei vengono scaldati, si combinano dando luogo a sostanze che conferiscono nuovi sapori e aromi. Ciò provoca anche l’imbrunimento del cibo e produce acrilammide.

Test di laboratorio hanno mostrato che l’acrilammide presente nella dieta provoca il cancro negli animali ma gli scienziati ritengono che questo può interessare anche l’uomo.

Dov’è presente l’acrilammide?

  • Patatine
  • Patate fritte a bastoncino
  • Pane fresco e croccante
  • Fette biscottare
  • Torte

Cosa fare?

Eliminare gli alimenti amidacei cotti dalle nostre tavole è impossibile ma possiamo cercare di ridurne la quantità attraverso una cottura più attenta: per gli alimenti fritti attenersi ai tempi e modalità di cottura consigliati (mangiare cibi appena dorati e non bruciacchiati), non aspettare che il pane tostato  diventi bruno ma che sia dorato e non conservare le patate in frigo (aumentano gli zuccheri e anche acrilammide durante la cottura) si consiglia di tenerle in un luogo asciutto a riparo dalla luce.

Dott.ssa Desirè Roberto

Bibliografia
EFSA “Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare”

“attacchi di fame”? Ecco cosa li scatena!

 

“Mangiavo senza rendermene conto, mangiavo senza avere realmente fame eppure sembrava che il mio stomaco non si riempisse mai e continuavo ancora a mangiare.” (Maria,40 anni)

Quante volte ti succede di avere degli improvvisi “attacchi di fame” e ti accorgi che non è fame quello che provi? Inizi a seguire un regime alimentare ma dopo aver raggiunto i primi risultati crolli nuovamente? La parola “dieta” e “bilancia” di creano rabbia? Perchè?

Cibo ed emozioni spesso sono strettamente connessi, soprattutto nei momenti di stress infatti, in condizioni di stress ripetuto, vi è un aumento del cortisolo e questo a sua volta può stimolare l’appetito. Quando siamo in una condizione di stress, tensione/ansia o angoscia, possiamo mettere in atto comportamenti finalizzati alla gratificazione e alla gestione delle emozioni, alle quali, attribuiamo un valore negativo o che sentiamo essere ingestibili in quel momento. Dopo aver mangiando, in particolar modo i dolci, si ha un sensazione di immediato benessere (aumento della serotonina e dopamina a livello cerebrale) a cui seguono spesso emozioni quali: sensi di colpa, vergogna e frustrazione per aver mangiato in modo incontrollato. Il senso di colpa e la frustrazione generano a loro volta in bisogno impellente di gratificazione e il circuito si ripete, iniziando nuovamente a mangiare. Una spirale di emozioni e cibo.

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Cosa fare allora?

Prendere consapevolezza della proprie emozioni e imparare a gestirle in modo funzionale al proprio benessere, è il primo passo per rompere il circolo vizioso emozioni-cibo.

Come fare? Potrebbe essere utile rivolgersi ad uno psicologo, spesso il problema non è nella dieta troppo ristretta, non è la mancanza di volontà o l’eccessiva golosità. Il problema potrebbe essere altrove, in situazioni che sentite di non riuscire a gestire. La vostra mente è “carica” di negatività e cerca qualcosa che momentaneamente crei benessere.

Di fronte a numerose difficoltà della vita abbiamo spesso una “coazione a ripetere”, ovvero, tendiamo a rimettere in atto lo stesso schema/comportamento per affrontare una situazione, anche se questo non è funzionale. Le soluzioni più familiari o le nostre abitudini ci sembrano le uniche soluzioni possibili ma cosa possiamo fare di diverso dal solito? Come prendere consapevolezza delle nostre emozioni e gestirle in modo funzionale.

Dott.ssa Desirè Roberto

PERCHE’ LA DIETA NON FUNZIONA?

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Laura (38 anni): “Ho seguito una dieta per 5 mesi perdendo 10kg, un risultato davvero soddisfacente. Il problema è che ora sono bloccata, non riesco a continuare anzi, ho ripreso a mangiare in modo incontrollato. ”

Caro lettore, quanto ti identifichi con la descrizione fatta da Laura? Quante diete hai iniziato e poi abbandonato? Quante volte ci hanno detto: “se vuoi dimagrire devi metterti a DIETA!”

L’estate si avvicina e siamo tutti pronti a intraprendere diete raccolte ovunque: consigli di amici, riviste, web, bevande diuretiche ectc… Tutte le diete potenzialmente funzionano in quanto, diminuiscono l’apporto calorico e perdiamo peso, il problema è che il peso perso lo riprendiamo con altrettanta facilità. Perché?

Spesso si diventa sovrappeso a causa dell’alternanza fra brevi periodi di regime alimentare restrittivo  e lunghi periodi di completa mancanza di controllo alimentare. Mangiare senza controllo non è causato dall’essere sovrappeso o dall’obesità ma è l’essere sottoposti a restrizione alimentare che ci induce a mangiare di più, vi spiego il motivo. Quando ci sottoponiamo a diete restrittive, tendiamo ad ignorare i segnali fisiologici provenienti dal nostro corpo che regolano “fame e sazietà” e che scandiscono gli equilibri della nutrizione, spingendoci a mangiare esclusivamente in risposta alla fame. Gli scompensi di questo sistema di regolazione del corpo sono alla base dei disturbi dell’alimentazione, determinando un’alterazione del nostro rapporto con il cibo e così diventa più difficile mangiare in modo regolare. Mangiare allora diventa un’esperienza che non gratifica, è frustrante e insoddisfacente (insalate scondite, pesce bollito, no al pane e pasta, no ai dolci, no zucchero, no alle bevande alcoliche…è un incubo!). In questo modo mangiare diventa un vero stress!

Coloro che si sforzano di mangiare in modo restrittivo, riescono a farlo con successo solo quando le pressioni esterne o emotive sono basse, ma non appena le pressioni esterne aumentano, si alimenta una condizione cronica di stress sia fisica che psicologica con un esaurimento del controllo cognitivo, così, si abbandona la fantomatica dieta e si inizia a mangiare senza controllo o in alternativa si ha una disregolazione comportamentale in altre aree come: l’abuso di caffeina, il consumo di sigarette, lo shopping compulsivo.

In condizioni di stress, chi è a dieta tende a tralasciare ogni restrizione alimentare e  a mangiare in modo incontrollato diventando iperfagico, mangiando soprattutto dolci, cioccolato e cibi ad alto contenuto di grassi ed entrando nel circolo vizioso dell’alimentazione emotiva. Coloro invece che non sono sottoposti a regimi alimentari restrittivi, si comportano in modo opposto e mangiano meno.

Cosa fare allora?

Seguitemi nei prossimi articoli:

UN IMPROVVISO ATTACCO DI FAME…

Fame e sazietà? Questione di testa!

 

Dott.ssa Desirè Roberto

Bibliografia
  1. Baumcom, D.H. e Aiken, P.A., Effect of depressed mood on eating among obese and non obese dieting and nondieting persons,Journal of Personality and Social Psychology, 1981, 41, 577-585).
  2. Herman, C. P., & Polivy, J.,A boundary model for the regulation of eating. In A. J. Stunkard, & E. Stellar, Eating and its disorders, Raven Press, 1984
  3. Lowe, M. R.,The effects of dieting on eating behavior: A three-factor model,Psychological Bulletin, 1993, 114, 100−121; Polivy, J., The effects of behavioral inhibition: Integrating internal cues, cognition, behavior, and affect, Psychological Inquiry, 1998, 9, 181−204.

Le abbuffate di dolci possono diminuire la memoria!

Una  ricerca condotta dall’University di New South Wales di Sydney, pubblicata su Brain, Behavior and Immunity ci mette  in allarme: ATTENTI AGLI ZUCCHERI! LE ABBUFFATE DI DOLCI, POSSONO DIMINUIRE LE CAPACITA’ CEREBRALI, SOPRATTUTTO LA MEMORIA!

Gli scienziati hanno condotto un esperimento sui topi, ai quali, sono stati somministrati alte dosi di acqua zuccherata, come conseguenza, gli animali, hanno mostrato perdita di memoria e difficoltà nell’esecuzione di azioni, effetti negativi e permanenti. Gli scienziati hanno provato a sottoporre i ratti ad una normale alimentazione ma ciò che era stato perso non è stato più recuperato. Oltre il danno alla memoria, è stato riscontrato anche un aumento dello stato infiammatorio dell’ippocampo, area cerebrale implicata nella memoria spaziale. La Dottoressa Morris sostiene che, questi risultati possono essere rilevanti anche per le persone.

Per i più golosi le opzioni sono due: far finta di non aver mai letto quest’articolo o mangiare con la consapevolezza che nel nostro cervello qualcosa può cambiare “mangio per dimenticare”.
Buona quarantena a tutti… vado a preparare un dolce 🤪
 Dott.ssa Desirè Roberto
Bibliografia:
Jessica E BeilharzJayanthi ManiamMargaret J Morris “Short exposure to a diet rich in both fat and sugar or sugar alone impairs place, but not object recognition memory in rats.” School of Psychology, University of New South Wales. Brain Behavior and Immunity (Impact Factor: 5.61). 12/2013;