l’amico immaginario dei bambini. consigli per i genitori

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  “Mio figlio ha 4 anni e parla con un amico immaginario,
 ha anche un nome: si chiama Bit!
Lei pensa che sia malato?”

Oggi parliamo dei bambini e dei loro amici immaginari: spesso i bambini parlano con l’amico immaginario e lo “portano ovunque”, sempre insieme a loro. I bambini ci giocano e intrattengono fervidi dialoghi o litigi.

Bisogna preoccuparsi?

NO, vorrei rassicurare tutte le mamma che si sono poste questa domanda. Non è un comportamento patologico ma è un fenomeno molto frequente che caratterizza in media 2 bambini su 3, solitamente si riscontra nei primogeniti.

La fascia d’età in cui compare l’amico immaginario è tra i 3 e gli 8 anni, età in cui, il bambino non ha ancora acquisito la capacità di distinguere tra realtà e sogno.

Gli amici immaginari possono essere di due tipi: rappresentato da un giocattolo o un pupazzo reale del bambino (il bambino attribuisce all’oggetto connotati umani) e quelli del tutto inventati.

La funzione tra le due fantasie è diversa: il giocattolo, il pupazzo o l’oggetto in generale, ha la funzione di  dare sicurezza in momenti di separazione o lontananza dal genitore; l’amico invece puramente inventato, rappresenta un altro sé, colui che può fare tutto ciò che al bambino reale è stato proibito di fare, incarna i suo desideri o il suo ideale di perfezione. La tipologia più frequente di fantasia è rappresentata da amici immaginari della stessa età e dello stesso sesso ma magari con caratteristiche o poteri speciali. Secondo la psicologa Marjorie Taylor Press, non solo non è il caso di preoccuparsi ma, bisogna considerare questa invenzione un modo normale e sano che hanno i più piccoli di adattarsi all’ambiente circostante.

Da numerosi studi è emerso che i bambini che hanno o hanno avuti un amico immaginario sono solitamente meno timidi, più creativi e con maggiori capacità comunicative.

Quanto tempo dura un compagno immaginario? 

Non vi è un tempo standard, può durare qualche mese e a volte, anche qualche anno, finché il bambino ne sente il bisogno.

Cosa suggerisco ai genitori? 

-Non rendere credibile e reale il personaggio immaginario creando uno spazio fisico concreto, ad esempio mettendo un piatto e delle posate a tavola e magari anche del cibo per l’amico immaginario (questo crea molta confusione nel bambino). I bambini parlano, giocano e viaggiano con loro ma sanno che in realtà non esistono!

-Non ridicolizzare, prendere in giro il bambino;

-Non ammonirlo dicendo che “non esiste!” “qui non c’è nessuno!”;

-Se il bambino chiede di partecipare al suo gioco di fantasia, partecipare appunto in modo fantasioso. Ad esempio se il bambino chiede di apparecchiare anche per l’amico immaginario farlo simulando con piatti, posate e cibo invisibili.

Facciamo un passo indietro, concediamoci di ritornare bambini e scopriremo nuove sfaccettature di noi accantonate da tanto tempo…spazio alla fantasia!

Dott.ssa Desirè Roberto

smartphone ai bambini: impatto negativo sullo sviluppo di competenze linguistiche e relazionali

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Capita spesso che i bambini piangono e dopo un’intensa giornata di impegni e stress, i genitori vorrebbero solo un po’ di relax e silenzio. Soprattutto a fine giornata si hanno poche energie per fronteggiare il pianto di un bambino e una risorsa efficace, quando niente sembra riuscire a calmarli, è ricorrere ai nostri tablet e smartphone e i bambini si calmano come d’incanto affascinati da questi oggetti.

 Quale effetto possono avere sul loro sviluppo emotivo?

I ricercatori statunitense Boston University School of Medicine sostengono che i bambini hanno bisogno di trovare il modo di auto- regolare i loro sentimenti, va dato il tempo di calmarsi da soli e non “coprirli” con distrazioni.

“Se questi dispositivi diventano il metodo predominante per calmare e distrarre i bambini, essi saranno in grado di sviluppare i propri meccanismi interni di autoregolamentazione?”

L’utilizzo nei primi anni di vita l’utilizzo, di tablet e smartphone o, le ore trascorse davanti al televisore hanno un impatto negativo sullo sviluppo di competenze linguistiche e relazionali. In questa tappa della vita (al di sotto dei 2 anni) il bambino dovrebbe essere impegnato nell’interazione con l’adulto, con i coetanei, dovrebbe impiegare il tempo “esplorando” e utilizzando il gioco non strutturato.

Radesky  sostiene che l’utilizzo di tali oggetti, può interferire con la capacità del bambino di “educarsi” “all’empatia e di acquisire competenze sociali e di problem solving oltre a poter sostituire attività pratiche importanti per lo sviluppo di competenze sensomotorie e visuomotorie “.

  • L’uso dei tablet dovrebbe essere bandito?

Dipende dall’età dal bambino, al di sotto dei due anni potrebbe essere dannoso per lo sviluppo sociale ed emotivo, invece, risulta un valido aiuto per i bambini più grandi (età prescolare), ad esempio per le applicazioni per imparare a leggere e per la comprensione della lettura.

Come fare quando il bambino piange? Semplice!  Comportarsi come quando smatphone e tablet non esistevano quindi spazio alla fantasia…

Voi che state leggendo, cosa ne pensate?

                             Dott.ssa Desirè Roberto

Contatti

Bibliografia

Jenny S. Radesky, Jayna Schumacher, Barry Zuckerman.(December  2014) “Mobile and Interactive Media Use by Young Children: The Good, the Bad, and the Unknown.”  Pediatrics vol. 135

Imparare a suonare fa bene al cervello!

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Cosa far fare al nostro bambino nel tempo libero? Oltre allo sport, utile alleato per lo sviluppo psico-fisico si potrebbe optare per la MUSICA!

Investire nella musica è investire sul cervello dei nostri piccoli!

Studiare musica fin da bambini ha numerosi benefici, ci sono prove sempre più evidenti che i musicisti hanno cervelli diversi rispetto a chi non suona, sia dal punto di vista organizzativo che funzionale. Suonare regolarmente uno strumento cambia la forma e la potenza del cervello e può essere utilizzato in terapia per migliorare le capacità cognitive.

  1. È un ottimo TRAINING PER LA CONCENTRAZIONE. Suonare richiede di concentrarsi su tono, tempo, ritmo e qualità del suono.
  • Stimola l’attenzione (selettiva vs. sostenuta);
  • Potenzia la memoria e l’utilizzo di mnemotecniche;
  • Stimola la capacità di analisi visiva.

Suonare musica in un gruppo aumenta ancora di più la concentrazione perché bisogna imparare non solo ad ascoltare se stessi, ma anche focalizzare la propria attenzione sul gruppo per poter suonare in modo armonico. La concentrazione è il presupposto di ogni processo di apprendimento, stimolando la concentrazione si avranno vantaggi anche a livello scolastico.

  1. Sviluppa la COORDINAZIONE OCULO-MOTORIA
    Lo spartito musicale è convertito a livello cerebrale: dalla lettura di note musicali, il sistema cerebrale deve convertire la nota percepita visivamente in schemi motori specifici. E’ un meccanismo che con il tempo diviene automatizzato ma pensate alla sorprendente capacità di convertire simboli posti sul pentagramma (note) in suono! E’ fantastico!
  1. Potenzia L’ABILITA’ MATEMATICA
    Gli studi hanno dimostrato che gli studenti che suonano uno strumento sono spesso migliori in matematica e raggiungono livelli più alti a scuola rispetto agli studenti che non lo fanno.
  1. Potenzia la CAPACITA’ DI LETTURA E COMPRENSIONE
    Secondo uno studio, i bambini che hanno studiato musica ottengono performance cognitive superiori nelle abilità di lettura rispetto ai loro coetanei non formati musicalmente.
    La musica coinvolge una costante lettura, capacità di comprensione e rielaborazione.
  1. RITARDA L’INVECCHIAMENTO CEREBRALE NELL’ETA’ ADULTA

Far studiare musica al proprio bambino è anche un investimento a lungo termine, coloro che hanno studiato musica risentono meno dell’invecchiamento cerebrale. Secondo la neurologa Dr.ssa Nina Kraus della Northwestern University: “Quello che vediamo in un adulto che ha studiato musica è un cervello biologicamente più giovane”. La musica rafforza le connessioni cerebrali coinvolte nella riproduzione sonora e possono influenzare positivamente le capacità linguistiche.

  1. INSEGNA LA COSTANZA

Imparare a suonare richiede tempo, dedizione e costanza. È fondamentale per i bambini i quali vorrebbero “tutto e subito”. Raggiungere traguardi scanditi nel tempo insegnerà loro che non tutto si può ottenere nell’immediato ma occorrono impegno e dedizione.

  1. ALLEVIA LO STRESS.

La musica è un’arte, è espressione del sentimento, delle proprie emozioni. La capacità di suonare permetterà di rilassarsi ed esprimere se stessi attraverso la musica.

  1. FAVORISCE IL BUON UMORE!

 

 

 

 

 Dott.ssa Desirè Roberto

Bibliografia

“Music Education Can Help Children Improve Reading Skills” Psychology of Music. Science Daily
Karen Merzenich.“More Evidence that Music Lessons May Strengthen the Brain”. Journal of Neuroscience

La scuola è il suo incubo!

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Le mamme si disperano, i bambini non vogliono più studiare, fare i compiti è diventato una vera tortura, questa è una routine che si ripete ogni giorno!

Tuo figlio non vuole studiare? Ha difficoltà a scuola? Le maestre si lamentano?

La domanda lecita di ogni mamma è: Cosa devo fare?

Cara mamma, ci sono tante cose che possono influire sull’andamento scolastico del tuo bambino, la demotivazione nello studio è attribuibile ad una immensità di fattori.

Siamo di fronte ad una difficoltà momentanea o il tuo bambino ha avuto sempre difficoltà?

Se il tuo bambino non ha mai avuto problemi a studiare o ad andare scuola, ha imparato a leggere correttamente, non ha avuto problemi ad imparare una poesia o una tabellina, a risolvere problemi o a comprendere un racconto, si potrebbe ipotizzare che il tuo bambino abbia solo una difficoltà momentanea. Le difficoltà in apprendimento possono essere molteplici, possono essere legate ad un particolare stato emotivo-psicologico del bambino. Le motivazioni di tali difficoltà,  vanno ricercate soprattutto nell’ambiente in cui il bambino è inserito (casa-scuola). È importante individuare la radice di tale difficoltà o malessere: ci sono stati dei cambiamenti in famiglia? È nato un fratellino/sorellina? Avete cambiato casa? Mamma o papà hanno perso il lavoro? C’è stato un lutto? C’è stata una discussione particolarmente accesa in casa? A scuola c’è stato qualche problema? Etc.

Molti avvenimenti considerati “banali” per l’adulto, possono essere fonte di malessere per il bambino. Le difficoltà momentanee possono essere superate, naturalmente, dipende dal problema alla radice (superare un lutto è diverso dal superare una lite con i compagni di classe) e dagli strumenti utilizzati (l’aiuto di uno psicologo può essere fondamentale per individuare cause e strategie risolutive). Il bambino può riprendere ad andare a scuola serenamente e ad avere lo stesso andamento scolastico avuto in precedenza.

Se invece, il tuo bambino ti fa disperare dal primo anno di scuola, se nonostante gli stia vicino e lo aiuti con i compiti mostra ancora immense difficoltà nel leggere, ha difficoltà a stare al passo con gli altri compagni di classe, è demotivato e la scuola è diventato il suo peggior incubo, potremmo trovarci (ma non è detto che sia categoricamente così) di fronte ad un disturbo dell’apprendimento. A causa delle difficoltà scolastiche, spesso i bambini che manifestano questo disturbo si mostrano sfiduciati e con bassi livelli di autostima scolastica. Solitamente questi bambini sono etichettati come svogliati e non portati per la scuola.

Cos’è un disturbo dell’apprendimento?

Con il termine Disturbo dell’Apprendimento (o DSA) ci si riferisce solo a deficit nelle abilità scolastiche che possono verificarsi in ragazzi per il resto normali. Sono disturbi neurobiologici che riguardano SOLO determinate aree di apprendimento (LETTURA, SCRITTURA, CALCOLO) senza compromissioni dell’intelligenza generale. A differenza delle difficoltà di apprendimento, modificabili con interventi mirati, i disturbi dell’apprendimento, non dipendono da fattori esterni ma sono innati e resistenti all’automatizzazione.

Se sei interessato a conoscere meglio i Disturbi Specifici dell’Apprendimento

leggi gli articoli: Difficoltà con lo studio?

CAMPANELLI D’ALLARME NEI DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO

Cosa sono i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA)?

 

Dott.ssa Desirè Roberto

Esperta in Disturbi Specifici dell’Apprendimento Contatti