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Massaggio infantile

Concedetevi un’esperienza unica da condividere con il vostro bambino. Un momento di intima condivisione e contatto solo per voi. Il massaggio non è una tecnica da apprendere ma piuttosto un’esperienza tramandata da generazioni, questi momenti di condivisione vi permetteranno di scoprire il LINGUAGGIO SEGRETO del vostro bambino, entrando in contatto con i suo bisogni e le sue richieste.

Scopri quali sono  I benefici del massaggio infantile 

Dott.ssa Desirè Roberto

10 Luglio 2016

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Tecnologia: quali impatti sul nostro cervello? Cambia il modo di vivere le emozioni? Come cambiano le relazioni?  Genitori e figli, quali indicazioni nell’uso della tecnologia?

Questi e altri interessanti temi verranno affrontati nell’Incontro tematico che si terrà il giorno 10 luglio 2016 presso l’Auditorium comunale di Grottaminarda (adiacente all’Università. Via Carpignano). Vi ricordo che l’ingresso è gratuito. Vi aspetto!

 

l’amico immaginario dei bambini. consigli per i genitori

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  “Mio figlio ha 4 anni e parla con un amico immaginario,
 ha anche un nome: si chiama Bit!
Lei pensa che sia malato?”

Oggi parliamo dei bambini e dei loro amici immaginari: spesso i bambini parlano con l’amico immaginario e lo “portano ovunque”, sempre insieme a loro. I bambini ci giocano e intrattengono fervidi dialoghi o litigi.

Bisogna preoccuparsi?

NO, vorrei rassicurare tutte le mamma che si sono poste questa domanda. Non è un comportamento patologico ma è un fenomeno molto frequente che caratterizza in media 2 bambini su 3, solitamente si riscontra nei primogeniti.

La fascia d’età in cui compare l’amico immaginario è tra i 3 e gli 8 anni, età in cui, il bambino non ha ancora acquisito la capacità di distinguere tra realtà e sogno.

Gli amici immaginari possono essere di due tipi: rappresentato da un giocattolo o un pupazzo reale del bambino (il bambino attribuisce all’oggetto connotati umani) e quelli del tutto inventati.

La funzione tra le due fantasie è diversa: il giocattolo, il pupazzo o l’oggetto in generale, ha la funzione di  dare sicurezza in momenti di separazione o lontananza dal genitore; l’amico invece puramente inventato, rappresenta un altro sé, colui che può fare tutto ciò che al bambino reale è stato proibito di fare, incarna i suo desideri o il suo ideale di perfezione. La tipologia più frequente di fantasia è rappresentata da amici immaginari della stessa età e dello stesso sesso ma magari con caratteristiche o poteri speciali. Secondo la psicologa Marjorie Taylor Press, non solo non è il caso di preoccuparsi ma, bisogna considerare questa invenzione un modo normale e sano che hanno i più piccoli di adattarsi all’ambiente circostante.

Da numerosi studi è emerso che i bambini che hanno o hanno avuti un amico immaginario sono solitamente meno timidi, più creativi e con maggiori capacità comunicative.

Quanto tempo dura un compagno immaginario? 

Non vi è un tempo standard, può durare qualche mese e a volte, anche qualche anno, finché il bambino ne sente il bisogno.

Cosa suggerisco ai genitori? 

-Non rendere credibile e reale il personaggio immaginario creando uno spazio fisico concreto, ad esempio mettendo un piatto e delle posate a tavola e magari anche del cibo per l’amico immaginario (questo crea molta confusione nel bambino). I bambini parlano, giocano e viaggiano con loro ma sanno che in realtà non esistono!

-Non ridicolizzare, prendere in giro il bambino;

-Non ammonirlo dicendo che “non esiste!” “qui non c’è nessuno!”;

-Se il bambino chiede di partecipare al suo gioco di fantasia, partecipare appunto in modo fantasioso. Ad esempio se il bambino chiede di apparecchiare anche per l’amico immaginario farlo simulando con piatti, posate e cibo invisibili.

Facciamo un passo indietro, concediamoci di ritornare bambini e scopriremo nuove sfaccettature di noi accantonate da tanto tempo…spazio alla fantasia!

Dott.ssa Desirè Roberto

smartphone ai bambini: impatto negativo sullo sviluppo di competenze linguistiche e relazionali

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Capita spesso che i bambini piangono e dopo un’intensa giornata di impegni e stress, i genitori vorrebbero solo un po’ di relax e silenzio. Soprattutto a fine giornata si hanno poche energie per fronteggiare il pianto di un bambino e una risorsa efficace, quando niente sembra riuscire a calmarli, è ricorrere ai nostri tablet e smartphone e i bambini si calmano come d’incanto affascinati da questi oggetti.

 Quale effetto possono avere sul loro sviluppo emotivo?

I ricercatori statunitense Boston University School of Medicine sostengono che i bambini hanno bisogno di trovare il modo di auto- regolare i loro sentimenti, va dato il tempo di calmarsi da soli e non “coprirli” con distrazioni.

“Se questi dispositivi diventano il metodo predominante per calmare e distrarre i bambini, essi saranno in grado di sviluppare i propri meccanismi interni di autoregolamentazione?”

L’utilizzo nei primi anni di vita l’utilizzo, di tablet e smartphone o, le ore trascorse davanti al televisore hanno un impatto negativo sullo sviluppo di competenze linguistiche e relazionali. In questa tappa della vita (al di sotto dei 2 anni) il bambino dovrebbe essere impegnato nell’interazione con l’adulto, con i coetanei, dovrebbe impiegare il tempo “esplorando” e utilizzando il gioco non strutturato.

Radesky  sostiene che l’utilizzo di tali oggetti, può interferire con la capacità del bambino di “educarsi” “all’empatia e di acquisire competenze sociali e di problem solving oltre a poter sostituire attività pratiche importanti per lo sviluppo di competenze sensomotorie e visuomotorie “.

  • L’uso dei tablet dovrebbe essere bandito?

Dipende dall’età dal bambino, al di sotto dei due anni potrebbe essere dannoso per lo sviluppo sociale ed emotivo, invece, risulta un valido aiuto per i bambini più grandi (età prescolare), ad esempio per le applicazioni per imparare a leggere e per la comprensione della lettura.

Come fare quando il bambino piange? Semplice!  Comportarsi come quando smatphone e tablet non esistevano quindi spazio alla fantasia…

Voi che state leggendo, cosa ne pensate?

                             Dott.ssa Desirè Roberto

Contatti

Bibliografia

Jenny S. Radesky, Jayna Schumacher, Barry Zuckerman.(December  2014) “Mobile and Interactive Media Use by Young Children: The Good, the Bad, and the Unknown.”  Pediatrics vol. 135

Imparare a suonare fa bene al cervello!

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Cosa far fare al nostro bambino nel tempo libero? Oltre allo sport, utile alleato per lo sviluppo psico-fisico si potrebbe optare per la MUSICA!

Investire nella musica è investire sul cervello dei nostri piccoli!

Studiare musica fin da bambini ha numerosi benefici, ci sono prove sempre più evidenti che i musicisti hanno cervelli diversi rispetto a chi non suona, sia dal punto di vista organizzativo che funzionale. Suonare regolarmente uno strumento cambia la forma e la potenza del cervello e può essere utilizzato in terapia per migliorare le capacità cognitive.

  1. È un ottimo TRAINING PER LA CONCENTRAZIONE. Suonare richiede di concentrarsi su tono, tempo, ritmo e qualità del suono.
  • Stimola l’attenzione (selettiva vs. sostenuta);
  • Potenzia la memoria e l’utilizzo di mnemotecniche;
  • Stimola la capacità di analisi visiva.

Suonare musica in un gruppo aumenta ancora di più la concentrazione perché bisogna imparare non solo ad ascoltare se stessi, ma anche focalizzare la propria attenzione sul gruppo per poter suonare in modo armonico. La concentrazione è il presupposto di ogni processo di apprendimento, stimolando la concentrazione si avranno vantaggi anche a livello scolastico.

  1. Sviluppa la COORDINAZIONE OCULO-MOTORIA
    Lo spartito musicale è convertito a livello cerebrale: dalla lettura di note musicali, il sistema cerebrale deve convertire la nota percepita visivamente in schemi motori specifici. E’ un meccanismo che con il tempo diviene automatizzato ma pensate alla sorprendente capacità di convertire simboli posti sul pentagramma (note) in suono! E’ fantastico!
  1. Potenzia L’ABILITA’ MATEMATICA
    Gli studi hanno dimostrato che gli studenti che suonano uno strumento sono spesso migliori in matematica e raggiungono livelli più alti a scuola rispetto agli studenti che non lo fanno.
  1. Potenzia la CAPACITA’ DI LETTURA E COMPRENSIONE
    Secondo uno studio, i bambini che hanno studiato musica ottengono performance cognitive superiori nelle abilità di lettura rispetto ai loro coetanei non formati musicalmente.
    La musica coinvolge una costante lettura, capacità di comprensione e rielaborazione.
  1. RITARDA L’INVECCHIAMENTO CEREBRALE NELL’ETA’ ADULTA

Far studiare musica al proprio bambino è anche un investimento a lungo termine, coloro che hanno studiato musica risentono meno dell’invecchiamento cerebrale. Secondo la neurologa Dr.ssa Nina Kraus della Northwestern University: “Quello che vediamo in un adulto che ha studiato musica è un cervello biologicamente più giovane”. La musica rafforza le connessioni cerebrali coinvolte nella riproduzione sonora e possono influenzare positivamente le capacità linguistiche.

  1. INSEGNA LA COSTANZA

Imparare a suonare richiede tempo, dedizione e costanza. È fondamentale per i bambini i quali vorrebbero “tutto e subito”. Raggiungere traguardi scanditi nel tempo insegnerà loro che non tutto si può ottenere nell’immediato ma occorrono impegno e dedizione.

  1. ALLEVIA LO STRESS.

La musica è un’arte, è espressione del sentimento, delle proprie emozioni. La capacità di suonare permetterà di rilassarsi ed esprimere se stessi attraverso la musica.

  1. FAVORISCE IL BUON UMORE!

 

 

 

 

 Dott.ssa Desirè Roberto

Bibliografia

“Music Education Can Help Children Improve Reading Skills” Psychology of Music. Science Daily
Karen Merzenich.“More Evidence that Music Lessons May Strengthen the Brain”. Journal of Neuroscience

STRATEGIE CONTRO LA PAURA DEL BUIO NEL BAMBINO

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I nostri bambini piangono, non vogliono dormire soli e per di più al buio.

Perché i bambini hanno paura del buio?

Il buio, nell’immaginario collettivo, rappresenta tutto ciò che non possiamo controllare con i nostri sensi e per questo, potrebbe nascondere molti potenziali pericoli.  I neonati non hanno questa paura, hanno  paura dei rumori forti e del dolore ma, non hanno paura del buio perché vengono da un luogo buio. Generalmente intorno all’età di 2-3 anni, dopo aver appreso la differenza tra buio e luce, inizieranno ad avere paura nel buio, non del buio. La paura è legata a tutto ciò che può accadere nel buio: brutti sogni, rumori, presenza di mostri. Può essere un’angoscia legata alla separazione dai genitori, l’abbandono, il distacco.

Come devono comportarsi i genitori?

  • Prima di tutto è necessario “accogliere” la paura del bambino e non ridicolizzarlo. Concedersi un po’ di tempo per stare con lui e rassicurarlo, assicurando che non ci sono né mostri, né presenze strane. A volte sono importanti giochi per “esorcizzare” la paura, attraverso il gioco il bambino si tranquillizza.
  • Raccontare una favola è un alleato contro la paura, le fiabe hanno come oggetto la paura e rappresentano la metafora delle paure del bambino. È importante dare intonazione alla fiaba, non solo leggerla ma raccontarla esprimendo con la prosodia la tensione emotiva dei personaggi del racconto. La fiaba permette al bambino di identificarsi con i personaggi che come lui, hanno paura ma, alla fine ne escono vittoriosi. Sono eroi che riescono a distruggere il male. Attraverso il racconto, il bambino impara a riconoscere le sue paure, identificarsi e a superarle.
  • Può essere positivo regalare al bambino un orsacchiotto che faccia da compagnia (oggetto di transizione).
  • Per abituare il bambino a dormire solo, si può utilizzare una piccola lucina da parete per poi eliminarla gradualmente rendendo partecipe il bambino. (“Proviamo a spegnere la luce per 5 min? La mamma ritorna tra 5 min e la riaccende.”)
  • È opportuno lasciare aperta la porta della stanza del bambino affinché, il bambino sappia che, se dovesse avere paura, la mamma o il papà sarebbero subito da lui.

I genitori dovrebbero evitare di trasmettere ansie o paure immotivate al bambino (ad esempio “il lupo cattivo”).  Il bambino pensa che tutto può prendere forma e tutto può accadere, se abituiamo il piccolo all’idea del “lupo cattivo” o a qualsiasi altro essere animato/inanimato che lo punirà, contribuiamo a trasmettergli ansia e paure. Tuteliamo i nostri piccoli.

                                                                                                                                                                        Dott.ssa Desirè Roberto

Perchè Peppa Pig piace tanto ai bambini?

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Peppa Pig è una vera invasione! Trasmessa in 180 Paesi, è arrivata in Italia nel 2011 dall’Inghiltera e, come negli altri Paesi è diventata una star! Vi sono gadget per tutti i gusti: peluche, lenzuola, zaini, libri, costumi, teli mare, tappeti, tazze, posate, piatti, penne, astucci, quaderni, borsette, cd, orologi e tanto altro ancora.
Per quale motivo questo maialino piace tanto ai nostri bambini?
Sicuramente è un cartone “studiato ad hoc” per piacere ai più piccoli, non a caso ha diverse caratteristiche adatte per un pubblico di piccoli ascoltatori:
1 .    La sigla che, apre e chiude ogni puntata è orecchiabile, di breve durata, si ripete sequenzialmente ogni cinque muniti, è quasi ipnotica.
2 .  Gli episodi sono corti (circa 5 minuti), studiati tenendo conto del tempo di concentrazione dei bambini in modo tale da poter seguire senza “perdersi” né stancarsi;
3 .   La voce fuori campo spiega con chiarezza e semplicità quello che succede, con frasi corte che contengono sempre soggetto ed azione;
4 .   I personaggi sono antropomorfizzati ( hanno caratteristiche umane). L’antropomorfismo, ovvero l’attribuzione di caratteristiche e qualità  umane ad esseri animati o inanimati, fenomeni naturali o soprannaturali, affascina grandi e piccini. I bambini danno nomi a peluches, bambole, animali, giocano immaginando (e desiderando) che possano parlare come gli umani.
Questo cartone animato fa bene ai bambini? Aspetti controversi.
Un elemento contraddistingue il cartone di Peppa pig dagli altri: LA FAMIGLIA ATTENTA E PREMUROSA. Peppa ha due genitori presenti e disponibili,  giocano con lei e con il fratellino George, sono sempre attenti alle richieste dei figli, non si arrabbiano mai e alla fine di ogni puntata (qualsiasi cosa succede), finisce con una grossa, grassa risata collettiva o in alternativa tutti a saltare nelle pozzanghere di fango. Questo, per alcuni, è un insegnamento che serve a grandi e piccini. Ogni bambino ha il DIRITTO di essere amato, rispettato, di avere genitori attenti e premurosi ma, cosa accade quando in casa non regna l’amore e l’armonia? I genitori di Peppa sono sempre carini e trovano sempre una soluzione a tutto e nonostante le marachelle di Peppa non si arrabbiano mai.
Secondo voi, Peppa e la sua famiglia idealizzata, è un confronto positivo o negativo per i nostri piccoli?
Peppa Pig, a volte, è un personaggio irriverente e capriccioso, quanto i bambini apprendono dal suo comportamento? Ci sono bambini che hanno iniziato ad “esprimersi” in rutti e grugniti?
Dott.ssa Desirè Roberto
Sitografia
unamammapsicoterapeuta.wordpress.com