8 BUONI MOTIVI PER FREQUENTARE IL NIDO

Molti genitori sono reticenti a portare il proprio figlio al nido, temendo che il bambino possa soffrire eccessivamente per la loro assenza. In alcuni casi, le mamme non sono pronte al distacco dal proprio cucciolo, questo è un aspetto fondamentale. Infatti è importante che, chi si prende cura del bambino sia emotivamente pronto. I bambini sintonizzano le proprie emozioni su quelle dei genitori, anche quando questi, cercano di “mascherare le proprie emozioni”, fingendo di essere sereni. Il bambino percepisce le emozioni dell’adulto, (i nostri cuccioli sono molto sensibili alle nostre emozioni).

Quindi il primo lavoro deve essere su noi genitori, vogliamo solo il meglio per i nostri piccoli e dunque, dobbiamo pensare che frequentare il nido è per il loro benessere, infatti sono molti i benefici, sia dal punto di vista emotivo, che cognitivo e relazionale.

L’inserimento al nido deve essere progressivo e graduale, i primi giorni mamma e bambino resteranno insieme, questo tempo servirà ad entrambi. Il bambino potrà familiarizzare con il nuovo ambiente e non sentirsi né spaventato né spaesato. Dopo il primo periodo di frequenza insieme, la mamma lascerà (sempre gradualmente) il bambino nel nuovo ambiente, senza la sua presenza.

Questa è prima esperienza fuori casa (diverso dall’ambiente familiare e dalla casa dei nonni), in cui il bambino inizia a confrontarsi con il mondo esterno.  

Perché frequentare il nido è importante e utile per i nostri bimbi?

8 buoni motivi per frequentare il nido

  1. Sviluppo sensoriale: i bambini imparano facendo, al nido hanno possibilità di toccare, udire suoni, muoversi, guardare, scoprire il mondo manipolandolo. Il nido, rispetto alle nostre case, è un ambiente studiato per essere adatto al bambino. Un ambiente “protetto” in cui il bambino può muoversi in libertà, con un basso rischio di pericoli. I bambini hanno bisogno di esplorare e “sperimentarsi” ma, a casa sono frenati dall’adulto per i pericoli in cui i piccoli possono incorrere. Il nido rappresenta invece un ambiente ideale.
  2. Sviluppo abilità sociali: i bambini imparano a relazionarsi, sia con adulti estranei, sia con i propri coetanei. Questo è un aspetto molto importante, i bambini sono molto stimolati dal rapporto con l’altro. Inoltre imparano l’autoregolazione sociale.
  3. Sviluppo abilità linguistiche: attraverso l’interazione con l’altro, il bambino è più stimolato ad affinare le capacità linguistiche. Ha bisogno di farsi capire dai coetanei e di rafforzare le sue competenze linguistiche, questo consente di uscire dallo schema comunicativo adulto-bambino, il quale potrebbe essere poco stimolante, il bambino indica ciò di cui ha bisogno e l’adulto risponde al proprio bisogno.
  4. Sviluppo cognitivo: alcuni studi hanno dimostrato che i bambini che frequentano il nido abbiano una maggiore attenzione e concentrazione, predisponendosi più facilmente all’apprendimento. Al nido i bambini imparano canzoni e filastrocche e questo, insieme ad altre attività manuali e motorie, potenziano lo sviluppo cognitivo.
  5. Potenziamento motricità fine: attraverso le varie attività manuali proposte, i bambini affinano il controllo e la coordinazione oculo-manuale.
  6. Miglioramento coordinazione motoria: per i bimbi di pochi mesi, vedere gli altri bambini camminare è uno stimolo perché per imitazione, sono portati a “lasciarsi andare” più facilmente. Per i bambi più grandi (18-36 mesi), ballare, saltellare nei cerchi disegnati a terra, imitare il compagno che riesce a saltellare su una gamba, sono tutte attività che migliorano la coordinazione motoria.
  7. Rinforzo del sistema immunitario: i bambini al nido si ammalano frequentemente, ma questo stimola le proprie difese immunitarie e dunque si ammaleranno meno crescendo.
  8. Imparano le regole: vi sono piccole regole da rispettare, regole dello stare insieme e di comportamento. I bambini imparano il valore delle regole e questo permette al bambino l’autoregolazione.

Ultima precisazione (doverosa) è che non tutti i nidi si equivalgono, ciò che fa la differenza è la qualità del servizio offerto.

Un caloroso saluto a tutti voi.

Dott.ssa Desirè Roberto

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13 Segnali per capire se tuo figlio è ansioso

L’ansia è sempre un problema?

No. L’ansia è una reazione normale e innata di fronteggiamento di fronte a situazioni di pericolo, stressanti o incerte. Quando vi è una situazione minacciosa, il nostro cervello si attiva affinchè il corpo reagisca al pericolo, un complesso meccanismo chiamato “attacco o fuga”, che mette in moto il nostro corpo e lo induce ad attivarsi. Quando i nostri antenati si sono trovati di fronte ad animali feroci, la paura e la conseguente attivazione fisica, ha permesso la loro sopravvivenza, potevano scegliere di attaccare o fuggire davanti al pericolo. Se i nostri antenati non avessero avuto paura, né ansia (e dunque non avessero adottato strategie per affrontare i pericoli), non saremmo mai nati.

Quando l’ansia diventa un problema?

Un carico eccessivo di ansia interferisce in molti aspetti della vita del bambino (e dell’adulto): dalla capacità di concentrarsi (inficiando sul rendimento scolastico), alla capacità di fare nuove amicizie e di vivere in armonia nel quotidiano.

I disturbi d’ansia sono caratterizzati da sentimenti pervasivi di preoccupazione o ansia, con evidenti sintomi fisici e comportamentali difficili da controllare, che causano difficoltà nell’adattamento sociale e che si manifestano per la maggior parte dei giorni per almeno sei mesi.

I livelli di ansia e di paura sono sproporzionatamente elevati rispetto agli stimoli ambientali.

Come si manifesta l’ansia nei bambini?

L’ansia non è sempre evidente e palese, spesso, soprattutto nei bambini, è velata o mascherata. Gli adulti non sempre si accorgono che il comportamento del bambino è un comportamento ansioso. Accade frequentemente, ad esempio, che un genitore porti il bambino in terapia per altri problemi e, scopre che in realtà, il bambino ha un disturbo d’ansia.

L’ansia non si manifesta sempre allo stesso modo, alcuni bambini sono ansiosi di tanto in tanto, altri sempre e altri ancora non sanno di esserlo.

Perché si diventa ansiosi?

La letteratura scientifica concorda che i fattori in grado di determinare l’insorgenza e il mantenimento dei disturbi d’ansia in età evolutiva sono tre:

i fattori genetici;

il temperamento del bambino;

-i fattori ambientali, i quali comprendono lo stile educativo genitoriale ed eventualmente l’ansia del genitore.

L’ansia si manifesta spesso attraverso il corpo, il bambino lamenta disturbi somatici di vario genere o riferisce di essere preoccupato per una determinata prestazione.

Quando l’ansia non è manifesta, quali comportamenti del bambino, potrebbero indurci a riflettere?

Ecco alcuni esempi che ci indicano che siamo di fronte ad ansia mascherata.

  1. Il bambino lamenta costantemente mal di pancia e mal di testa, lo avete portato dal pediatra, dal gastroenterologo e dal neurologo ma vi hanno comunicato che non c’è alcuna spiegazione medica a tali disturbi.
  2. Il bambino ha reazioni spropositate quando sbaglia (es. sbaglia a scrivere una parola, manifesta rabbia, la cancella e la scrive nuovamente).
  3. Il bambino ha “tic nervosi” in determinati momenti/contesti. (importante escludere una componente neuronale).
  4. Il bambino telefona costantemente alla mamma quando è lontana da lei e le chiede “quando torni?”.
  5. Il bambino ha iniziato a strapparsi i capelli.
  6. Il bambino ha costante bisogno di rassicurazioni (es. “papà sicuro che non succede niente?”) e sembra che nonostante si offra supporto, il bambino continua ad aver bisogno di essere rassicurato.
  7. Il bambino che fino a poco tempo fa amava dedicarsi ad un’attività o uno sport, improvvisamente rifiuta di andarci e magari dice “non mi piace più!”
  8. Il bambino rifiuta di andare a scuola.
  9. Il bambino ama esibirsi a casa ad esempio cantando, ballando o recitando poesie ma, quando gli viene chiesto di farlo in presenza di altre persone, ha “crisi di rabbia”.
  10. Il bambino loquace in contesti familiari, diventa “muto” in contesti non familiari.
  11. Il bambino all’improvviso ha inappetenza (mancanza di appetito) protratto per diversi giorni.
  12. Il bambino inizia improvvisamente a fare pipì a letto.
  13. Il bambino non vuole più dormire nel suo letto perché ha incubi.

Tutti gli esempi citati, potrebbero far presagire un disturbo d’ansia o in generale, che c’è qualche turbamento emotivo nel bambino. Naturalmente ogni situazione va adeguatamente approfondita da uno specialista del settore il quale, attraverso un’indagine approfondita, vi darà risposte e vi indirizzerà sul percorso da seguire.

Quando parliamo di bambini, è importante che la famiglia sia parte integrante del percorso. I genitori sono un elemento essenziale del trattamento, verranno insegnate strategie e l’intero nucleo familiare sarà impegnato nel far fronte al problema manifestato dal bambino.

 Il mio consiglio è di rivolgervi sempre agli esperti nel campo evolutivo, perché un problema preso tempestivamente può essere risolto velocemente, prima che si cronicizzi e il lavoro per ristabilire l’equilibrio diventerà più lungo e complesso.

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Per qualsiasi informazione potete scrivermi a psichedr@gmail.com

Dott.ssa Desirè Roberto

7 frasi che un genitore non dovrebbe dire ad un figlio

Caro genitore, so quanto sei impegnato nella cura del tuo nido, quanta dedizione e sacrifici per i tuoi piccoli! Vorresti solo il meglio per loro e per il loro futuro.

Nessuno ci insegna come essere genitore e nessuno ci indica, come comunicare efficacemente con i nostri bambini, questo ci porta inconsapevolmente a commettere degli errori.

Un’antica massima orientale dice: semina un pensiero e raccoglierai un’azione, semina un’azione e raccoglierai un’abitudine, semina un’abitudine e raccoglierai un carattere, semina un carattere e raccoglierai un destino.

Quando comunichiamo al nostro piccolo, stiamo seminando pensieri, idee e sentimenti. Senza rendercene conto i bambini come “spugne” assorbono tutto.

Allora, quali sono le affermazioni che un genitore non dovrebbe mai dire al proprio figlio?

  1. “Non ti sopporto più!”

In alcuni momenti, la nostra pazienza è messa a dura prova, soprattutto quando ai capricci del bambino si associano giornate particolarmente stressanti, dovute a problemi lavorativi, familiari e stanchezza. Questo tipo di affermazione però, mortifica il bambino e la sua autostima, facendolo sentire non degno di amore e protezione.

2. “Se fai così, non ti voglio più bene!”

Questo è un ricatto morale! I nostri figli devono sapere di essere amati sempre, mamma e papà possono dire di essere arrabbiati per una determinata azione ma non che smettono di amare. L’amore non si baratta! Il bambino non dovrebbe mai mettere in dubbio l’amore di un genitore. Il rischio è che i bambini, crescendo, diventino adulti insicuri, bisognosi di rassicurazioni costanti sull’amore altrui e dominati dalla sensazione di dover “conquistare” l’amore dell’altro, comportandosi in modo compiacente e dimesso.

3. “Chiamo il lupo cattivo!” o  “Non andare in quella stanza, c’è il lupo!”

Quante volte ho sentito dire queste frasi ai bambini! Pensi che sia giusto che un genitore incuta terrore nel figlio? Serve davvero una figura che spaventi il bambino per inibire un comportamento che ritieni errato?

I bambini devono fare i conti con tante paure nel corso del loro sviluppo e queste, hanno a che fare soprattutto con il distacco dalle figure di accudimento. Quando sono lontani da chi se ne prende cura, si sentono altamente vulnerabili, insinuare in loro la paura di qualcosa di brutto e cattivo, non fa altro che alimentare le loro ansie. Correre dai propri genitori quando si è spaventati è molto rassicurante ma se sono proprio loro a creare il terrore?

4. “Non sei capace/ Non ci riuscirai mai!”

Non inibire l’autonomia di tuo figlio. I bambini hanno bisogno di sentirsi all’altezza delle situazioni, di mettersi alla prova, di sperimentare le proprie capacità. Il consiglio è quello di lasciarlo fare, intervenendo solo qualora sia il bambino stesso a chiedere il nostro aiuto.

5. “Vedi? Tuo fratello è più bravo di te!”

Essere paragonati ad altri è sempre spiacevole, confonde i bambini e li fa sentire inadeguati. Ogni persona è unica e ha delle caratteristiche peculiari. I genitori spesso pensano che il confronto, possa essere un’incitazione a fare meglio ma, non è così!

6. “Sei nato per sbaglio!” o “Sei un errore”

Quante volte ho sentito adulti dirmi “mi hanno sempre detto che sono stato un errore”. Penso che sia la cosa peggiore che si possa dire ad un bambino, immaginate come possa sentirsi? Gli effetti di un’affermazione del genere sono devastanti per l’autostima. Sapere di non essere gradito, accettato, voluto, desiderato, genera sentimenti di angoscia, indesiderabilità e inutilità, con effetti devastanti sul benessere psicologico del futuro adulto.

7. “Sei un buono a nulla”

Se un genitore trasmette al figlio, l’idea di non credere nelle sue potenzialità/capacità, chi lo farà? La costruzione dell’autostima parte dalla nostra famiglia. Quante volte sei “caduto” ma ti sei rialzato, perché qualcuno ha creduto in te? Quando vedi tuo figlio scoraggiato, trasmetti forza e non debolezza, fiducia e non sconforto. Quando in figlio sente che c’è qualcuno che crede in lui, acquista nuove forze e vive le sconfitte come una lezione e non come un fallimento da cui non poter ripartire.

Caro genitore, hai un ruolo molto importante nella costruzione dell’autostima e dell’identità di tuo figlio. Se hai letto quest’articolo è perchè ti stai mettendo in gioco e questa è un’ottima occasione per riflettere sul tuo modo di parlare.

Sei hai domande non esitare a contattarmi all’indirizzo mail psichedr@gmail.com

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Dott.ssa Desirè Roberto