7 CONSIGLI PER SUPERARE LA FINE DI UN AMORE

Pensavi di aver trovato finalmente la persona adatta a te, idealizzavi un futuro insieme e in cuor tuo pensavi di aver trovato la persona che ti completasse. Un giorno, questo sogno finisce e al suo posto si sostituisce un vero incubo: ti senti solo, non capito, amareggiato, frustrato, senza speranza né futuro e ti chiedi: com’è potuto succedere? Dove hai sbagliato? Così passi in rassegna la tua storia per capire dove e come hai sbagliato, ti colpevolizzi e stai ancora peggio, cerchi di contattarla ma ti rifiuta e allora i sensi di colpa aumentano, decidi così di non farti sentire per vedere la sua reazione e per testare se anche lei sente la tua mancanza. Lei non ti cerca e tu senti il tuo cuore esplodere, sei triste, tutto sembra essere privo di significato.

Oggi voglio darti qualche suggerimento per affrontare al meglio la fine di un amore, i grandi amori non si dimenticano improvvisamente e non c’è un rimedio che ti permetterà di stare improvvisamente bene, il dolore ci insegna sempre qualcosa anche se al momento non ce ne rendiamo conto.

1. ALLONTANATI DAI SOCIAL: non ti rassegni e il pensiero che il tuo lui o la tua lei stia bene anche senza te o peggio ancora, sia in compagnia di qualcun altro ti logora dentro e con una bella dose di sadismo spii la tua ex. Controlli gli accessi su WhatsApp, cerchi di capire perché era collegata questa notte (si è svegliata e voleva contattarti? Sta male? E’ uscita con qualcuno ed è rientrata tardi? Perché non dormiva a quell’ora?). Questo non fa altro che farti stare peggio e continua a mantenerti dipendente alla relazione, ti mantiene ancorato a lei.

2. EVITA DI PARLARNE SEMPRE: nei primi momenti è importante poter condividere la propria sofferenza con qualcuno (famiglia e amici) ma continuare a ripetere ai tuoi amici che stai male, che non puoi vivere senza di lei, non fa altro che aumentare la sofferenza. Non fai altro che ripetere a te stesso che senza di lei non stai bene, che gli amici non sono abbastanza. Se all’inizio parlarne ti dà sollievo, con il tempo ha l’effetto contrario: ingigantisce il problema e dopo un po’ anche i tuoi amici saranno annoiati.

3. SCRIVI I TUOI PENSIERI: ti sembrerà contraddittorio, perché non devo parlare ma devo scrivere? Scrivere ha una funzione diversa, favorisce l’elaborazione e la riflessione, aiuta a porti degli interrogativi e allevia la tua sofferenza. Scrivi usando carta e penna e non rileggere ciò che scrivi. Fai una piccola prova per una settima, quando sei triste, quando vorresti sfogarti: scrivi! Se ti risulta difficile, fai finta di scrivere una lettera in cui spieghi come ti senti.

4. CERCA SITUAZIONI ALLEGRE: so che non sei dell’umore adatto e vuoi stare in casa a contemplare il tuo dolore, non senti di essere “di compagnia” in questo momento. Sforzati di cercare situazioni allegre, esci, frequenta gli amici e cerca di ridere. Quando ridi produci endorfine e ti sentirai meglio, ti renderai conto che si può vivere e divertirsi anche senza quella persona.

5. DEDICA DEL TEMPO PER TE STESSO: cosa ti piace fare ma hai tralasciato? Riprendi ciò che avevi abbandonato! Ti piace la fotografia? Esci e cerca scorci da fotografare! Ti piace cucinare? Prepara una bella cena e invita i tuoi amici a casa!

6. NON AVERE FRETTA: non possiamo fuggire dalla sofferenza. Concediti del tempo per elaborare quanto è accaduto, accetta di soffrire e non vederlo per forza come qualcosa di sbagliato. Hai amato una persona ed elaborare una perdita richiede un po’ di tempo.

7. NON PRIVARTI DI CONOSCERE NUOVE PERSONE: sento dire spesso “non voglio più conoscere nessuno! Non voglio più soffrire!”. La sofferenza fa parte della vita, pensi che restare solo a lungo, non ti farebbe ugualmente soffrire? Apriti a nuove conoscenze, non restare a guardare la porta che si è appena chiusa, scoprirai molto di te e conoscere altra gente ti arricchirà.

Caro lettore, spero che questi consigli ti siano stati d’aiuto. Nelle nostre relazioni entrano in gioco tante dinamiche che hanno a che fare con la nostra storia di vita (la nostra infanzia, la nostra adolescenza, le esperienze vissute). Per qualsiasi cosa non esitare a contattarmi, puoi farlo attraverso la sezione “Contatti”.

A presto.

Dott.ssa Desirè Roberto

-psicologa- Contatti

Sei single? Devi festeggiare ugualmente oggi. Ecco perchè…

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Caro amico,

Ti chiedo di fare un esercizio con me…prendi 5 minuti del tuo tempo e non avere fretta di arrivare fino in fondo.

 

-Pensa per un attimo ad una persona che ti ha reso speciale, (trovata?)

-Pensa alla sua voce (cosa dice?)

-Pensa al suo viso (com’è fatto?)

-Pensa ad un bel ricordo che vi lega (cosa ricordi?)

Bene, chi ti è venuto in mente? Mamma? Papà? Nonna? Moglie? Amica?

Non importa!

Quello che è importante è che hai ricordato un momento speciale perché tutti siamo stati amati; anche le persone che sentono di non aver ricevuto abbastanza amore, saranno state amate da qualcuno nella vita. L’amore ha il potere di renderci più sicuri, di farci sentire speciali e meritevoli. Festeggiare questo giorno, è solo un modo per ricordarci dell’amore, l’amore a più livelli: quello tra genitori e figli, quello tra due amici, tra coniugi o tra fratelli, amori diversi. Ricordarsi di chi ci ha amati, ci permette di rivivere emozioni e ricordi speciali. Se questa persona è volata in cielo dedicale un ricordo e un sorriso, se è con noi chiamala. Non importa se non hai il coraggio di dirle che le vuoi bene, l’importante è che sappia che l’hai pensata. In fondo oggi è un giorno come un altro e se sei single non ha senso che ti senta non amato, perché qualcuno (la persona a cui ha pensato), ti ha comunque reso speciale. Dunque sorridi! Ringrazia Dio per le persone care che ti ha donato e ha messo sul tuo cammino.

Un caro saluto

Dott.ssa Desirè Roberto

 

ESISTE IL COLPO DI FULMINE?

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Perché ci ritroviamo a sospirare davanti a quel viso e non a quello del vicino? Il colpo di fulmine esiste davvero?

Il colpo di fulmine? Questione di molecole!

L’ultima scoperta dei ricercatori ci assicura che la scelta del partner sessuale avviene grazie ad un interruttore chimico, che si attiverebbe in presenza dei segnali emessi da un potenziale compagno di accoppiamento.
I ricercatori hanno studiato il comportamento di una molecola di lievito, il Saccharomyces cerevisiae, che generalmente si riproduce in modo asessuale ma, messo di fronte ad un’altra cellula che produce richiami, sceglie di unirsi, in un vero e proprio rapporto in miniatura. Poiché queste molecole sono state scoperte nelle cellule staminali embrionali, il passo dal lievito all’uomo è, scientificamente, breve.

Perché proprio lui/lei?

  1. Ferormoni

A questa domanda vi sono numerose risposte, secondo la biologia vi sono delle molecole chiamate ferormoni. Sono sostanze prodotte dal corpo (dalle ghiandole presenti in bocca, ascelle, seno, area genitale), capaci di provocare una risposta comportamentale. Vi è sistema olfattivo parallelo, a quello principale, che prende il nome di sistema olfattivo accessorio, deputato al riconoscimento di sostanze particolari prodotte da altri individui della stessa specie.  L’olfatto è un elemento primordiale di richiamo sessuale. Gli odori innescano potenti meccanismi erotici, stimolano il desiderio, accendono la sensualità. Il profumo del partner, l’odore della sua pelle, più che quello delle essenze di cui è cosparso, è di per sé un potente afrodisiaco.  Proprio l’odore emanato dal corpo, fragranza unica ed esclusiva di ogni persona, è uno degli elementi più forti di attrazione o repulsione sessuale.

          2. Evoluzionismo e conservazione della specie:  successo riproduttivo ovvero, essere sicuri che l’unione con un partner potesse dare alla luce dei figli sani e forti in grado di diffondere i propri geni.

Ammesso che piacersi a prima vista è una questione chimica (ferormoni) ed evoluzionistica, come scegliamo il nostro partner come relazione stabile?

Lo scoprirete a breve nel prossimo articolo. A presto!

Dott.ssa Desirè Roberto

Uomo e donna: 6 differenze cerebrali!

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La donna non capirà mai il mistero che si cela nel correre dietro una palla da calcio, così l’uomo non capirà mai perchè le donne vanno in bagno in coppia e ci restano per ore!

Uomo e donna, come Marte e Venere, due pianeti che cercano di comunicare e spesso usano modi e linguaggi incomprensibile per l’altro alieno, da ciò nascono i litigi. Vi sembrerà strano ma siamo diversi, abbiamo un cervello strutturato diversamente e per questo spesso non ci capiamo, la scienza conferma!

Quali differenze?

  1. VOLUME CEREBRALE. Il volume cerebrale diversamente sviluppato:  quello femminile ha l’11% in più di neuroni rispetto a quello maschile nelle aree del linguaggio e dell’ascolto. Presenta zone collegate alle emozioni e alla memoria, situate nell’ippocampo, più grandi che negli uomini, e ha meno circuiti neuronali nell’amigdala, zona del cervello in cui si attivano le risposte di fronte al pericolo o si generano i comportamenti aggressivi.
  2. FUNZIONAMENTO DEI CIRCUITI NERVOSI: più rigido nell’uomo (le connessioni corrono lungo lo stesso emisfero) mentre è più plastico nella donna (le connessioni sono anche trasversali).
  3. SCHEMI COMPORTAMENTALI: l’uomo possiede un cervello che segue schemi basati più sulla razionalità, infatti gli uomini solitamente eccellono nelle attività motorie e sono più capaci nell’analisi spaziale e nell’orientamento. Nella donna il funzionamento cerebrale è maggiormente di tipo intuitivo. Tutto questo riflette la capacità multitasking (fare più cose insieme) delle donne, la maggiore empatia e le migliori abilità sociali.
  4. VALORI: l’uomo ricerca potere, competenza, risultati e successo, predilige l’AUTONOMIA, la donna ricerca comunicazione, rapporti interpersonali, predilige la CONDIVISIONE.
  5. GESTIONE DELLO STRESS: l’uomo ricerca la solitudine e momenti di svago (tv, videogiochi, letture, sport), la donna ricerca la condivisione, parlare del proprio malessere.
  6. LINGUAGGIO: l’uomo non ama molto parlare soprattutto di sé, usa il linguaggio quando è necessario ed esprime letteralmente ciò che pensa. La donna per esprimere ciò che pensa utilizza superlativi, metafore, spesso ciò che dice è allusorio.

Capire le differenze del nostro partner è fondamentale, ci permette di comprenderlo e dunque amarlo. Quando un uomo è stressato ama trascorrere del tempo in solitudine, nel tentativo di risolvere un problema o di accantonarlo.

L’uomo non ama essere aiutato per questo i consigli (se non cercati)  non sono ben accetti.La donna ama parlare di sé, ama comunicare i suoi stati d’animo e spesso non cerca nell’altro la risoluzione ai propri problemi ma solo l’ascolto empatico.

Quando non si conoscono tali differenze si rischia di sbagliare e da questo nascono molte incomprensioni e liti.

 Tanto diversi, è vero, ma come faremmo senza il nostro compagno a ricordare quale strada intraprendere per tornare a casa? Come farebbe lui a trovare i calzini che sono nel cassetto (davanti ai suoi occhi)? Tanto DIVERSI ma COMPLEMENTARI!

 

Leggi anche: Perché gli uomini non ascoltano le donne?

Desirè Roberto

Perché gli uomini non ascoltano le donne?

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“Ehi, mi stai ascoltando?”

Mi rivolgo alle donne, quante volte avete litigato con il vostro partner facendogli questa domanda? Quante volte, dopo una lunga conversazione vi rendete conto che solo il 10% di quello che avete detto è stato recepito?

La scienza spiega PERCHE’ gli uomini non ascoltano le donne ma, questo non deve diventare un alibi!

Michael Hunter dell’Università di Sheffield (UK), ha individuato cause biologiche che porterebbero l’uomo a perdere l’attenzione quando una donna gli parla.

L’uomo e la donna, elaborano i suoni vocali in modo diverso. L’uomo elabora la voce femminile come se stesse ascoltando una melodia/musica (attivando l’area uditiva nel cervello), per tale motivo gli uomini devono “lavorare” di più per decifrare quello che le donne stanno dicendo. Però non hanno problemi a sentire un altro uomo in quanto la voce maschile sollecita l’attivazione di un’area cerebrale più piccola, nella parte posteriore del cervello che, permette una veloce decifratura.

Le donne, a differenza degli uomini, emettono suoni con frequenze diverse e più complesse, a causa della diversa forma delle corde vocali e della laringe.

Dunque, non vi arrabbiate troppo ma siate tolleranti.

Dott.ssa Desirè Roberto

 

 

Dilraj S. Sokhi, Michael D. Hunter, Iain D. Wilkinson and Peter W.R. Woodruff, “Male and female voices activate distinct regions in the male brainNeuroImage 27(3) 572-578, 2005.

TECNICHE DI MANIPOLAZIONE PSICOLOGICA NELLA COPPIA

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Cosa avviene nella mente delle persone quando sono sottoposte a manipolazione?  Molti studiosi si sono cimentati in questo arduo lavoro, il primo, Albert Biderman nel  1957 ha analizzato le condotte utilizzate sui prigionieri americani nella guerra della Corea, tecniche utilizzate per l’adattamento e per ottenere informazioni. Biderman ha stilato una carta “la Biderman’s Chart” in cui analizza in otto punti il metodo utilizzato e gli effetti previsti, tale documento è ancora oggi un importante punto di riferimento per gli studiosi della manipolazione psicologica, sia in ambito familiare che relazionale, bellico e lavorativo. La manipolazione ha caratteristiche ben più distruttive di quella fisica in quanto, intacca le strutture di identità dell’individuo. Le reazioni della vittima alla tortura sono state  analizzate soprattutto in due ambiti: i conflitti bellici e la violenza domestica. In questo articolo, l’attenzione sarà focalizzata alla manipolazione in ambito domestico, le tecniche del lavaggio del cervello come strumento per mantenere un partner sotto il controllo dell’altro. La Russel sostiene che coloro che cercano di controllare i loro partner, attraverso la costrizione psicologica, mettono in moto meccanismi simili a quelli utilizzati dalle guardie carcerarie. Lo psicologo Leon Festinger individua tre componenti di controllo essenziali affinché si possa parlare di manipolazione mentale:
Il controllo del comportamento, si controlla ogni singolo comportamento della vittima: come si veste, come si comporta nelle mura domestiche e all’esterno. Ogni gesto o comportamento non ritenuto adeguato deve essere severamente punito, questo genera ansia e terrore, si genera una forte confusione e la vittima non sa come comportarsi per tale motivo all’esterno è molto inibita.
 – Il controllo dei pensieri, la vittima è portata ad essere influenzata sul piano dei pensieri, le sue idee vengono confuse al tal punto da arrivare a pensare come il manipolatore vuole o addirittura a difenderlo da eventuali “attacchi” dall’esterno.
Il controllo delle emozioni riguarda la sfera dei sentimenti. I sensi di colpa e la paura sono perni su cui ruota l’intera vita della vittima, il manipolatore utilizza tali strumenti per favorire un totale livello di dipendenza fisica e psicologica. La violenza a quel punto non viene più percepita perchè il soggetto debole crede di essere esso stesso in torto.
Ogni componente influenza profondamente le altre e modificandone una anche le altre tenderanno a cambiare.  La vittima tende a giustificare il suo carnefice e a mettere in dubbio se stessa. Si assiste ad una distorsione della realtà, è il caso di molte mogli che subiscono violenze e tendono sempre a giustificare i loro mariti e mandare avanti i matrimoni.
Cosa aiuta l’attuarsi del lavaggio del cervello?
1)L’isolamento: privazione del supporto familiare e sociale, di tempo per sé, per la propria crescita personale e per le attività di interesse.
2) Le false accuse: comunemente il partner rimprovera la vittima di essere responsabile degli attacchi violenti, responsabile della propria infelicità, responsabile di tutte le infelicità e i mali umori del partner.
3) Gli attacchi imprevedibili: generano una forte tensione e un clima di terrore, la vittima cerca di evitare ogni fonte di malcontento mostrandosi sempre assertiva e assecondando i bisogni per evitare e prevenire qualsiasi attacco. L’alternanza di periodi di quiete e di furia improvvisa generano instabilità,  secondo il partner la furia non è mai ingiustificata, ogni colpa viene fatta ricadere sulla donna che sostiene l’abbia generata.
4) Le umiliazioni: sono utilizzate per lo più per mantenere il controllo e la sottomissione della vittima;
5) Le minacce: riguardano solitamente l’incolumità della vittima e dei propri figli, tale minacce di abbandono, di sottrazione dei figli, di privazione economica e di morte, hanno lo scopo di mantenere ancorata a sé la vittima attraverso il terrore.
La donna solitamente si sente incapace di opporsi, appare passiva e questa è una forma di difesa usuale in contesti di squilibrio di forza. In alcuni casi la donna decide di reagire, prende coscienza  della propria sofferenza, realizza l’impossibilità di un cambiamento nel  rapporto con il partner violento e decide di porre un freno ad un rapporto di coppia senza controllo. Questo è il momento più delicato di una relazione di coppia violenta,  quando la donna  decide di separarsi, sperando così di porre un punto alla violenza. Quando il manipolatore avverte il tentativo di separazione della vittima incrementa i meccanismi di svalutazione, umiliazione e di violenza. In questo contesto la donna potrebbe ricercare degli aiuti, amici, familiari, associazioni, aiuto psicologico etc. Questo è un momento estremamente delicato, è estremamente importante che la vittima venga  supportata adeguatamente, venga aiutata e indirizzata. La vittima è estremamente vulnerabile e in profonda crisi con se stessa, oscilla tra la volontà di separazione dal partner e la speranza di cambiamento della della propria vita di coppia. Supportare la vittima significa aiutarla a prendere le redini della propria vita per orientare al meglio la propria corsa.
                                                                                                                                                                                                                Dott.ssa  Desirè Roberto
Bibliografia
Elvira Reale. Maltrattamento e violenza sulle donne, Vol.II. 2011. Franco Angeli. Milano

I. Nazara-Aga. La manipolazione affettiva.2008. Alberto Castelvecchi Editore. Roma

INNAMORARSI DEL PROPRIO CARNEFICE? E’ POSSIBILE!

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Era il 1973 quando a Stoccolma, presso la Kreditbanken fecero irruzione dei rapinatori i quali, tennero i dipendenti in ostaggio per sei giorni.  Dopo la liberazione, le vittime chiesero alle autorità clemenza per i propri rapinatori, mostrando di essere emotivamente legati agli stessi. Durante il periodo di incarcerazione, gli ostaggi mantennero dei contatti con loro andando frequentemente a trovarli, addirittura una ragazzi si fidanzò con un rapinatore. Come è possibile spiegare questo fenomeno? Il criminologo che si occupò di questo caso, Nils Bejerot per definirlo, coniò  il termine “Sindrome di Stoccolma”. Quando vi è un elevato stress relativo ad una minaccia per la propria incolumità e per la propria vita, si crea una situazione di intensa paura, negazione della rabbia e dipendenza, tale dipendenza è un meccanismo di difesa, è una strategia di sopravvivenza in situazioni in cui non vi è possibilità di fuga. La vittima idealizza il proprio rapinatore, non ammette intrusioni esterne (es. polizia/ autorità giudiziaria), nutre sentimenti positivi nei suoi confronti fino ad un vero innamoramento. La sintomatologia della Sindrome di Stoccolma può essere riportata alle mura domestiche con gli stessi meccanismi e stessa sintomatologia. La Sindrome di Stoccolma nelle donne maltrattate, è una “strategia” per fronteggiare emotivamente il forte stress e le continue violenze. Lenore Wolker  la definisce come Sindrome della Donna Maltrattatachiarendo che, quando le donne non riescono a fuggire da una situazione di violenza, diventano paurose, passive, depresse, remissive e psicologicamente paralizzate questo, rende la donna incapace di difendere se stessa e i figli. Nella fase del ciclo della violenza, della “luna di miele” (Vedi articolo UOMINI VIOLENTI: UNA MEDAGLIA A DUE FACCE), si ha un incremento dell’illusione che il carnefice possa cambiare e che si possa porre fine alla violenza. L’abusante nel contempo, attraverso la manipolazione psicologica e la violenza, crea un ambiente tale per poter controllare fisicamente ed emotivamente la sua vittima isolandola dal lavoro, dalla famiglia e dalle relazioni sociali. L’isolamento favorisce una forte labilità emotiva e la dipendenza dal proprio con il carnefice, la vittima pensa che la propria vita dipende esclusivamente da lui e l’unico modo per sopravvivere è essergli fedele. Quando si ha paura, l’impulso naturale è quello di cercare conforto e rassicurazione da chi ci è vicino, in questo caso, l’unica persona vicina alla vittima è lo stesso carnefice che viene umanizzato e reso positivo, oggetto di cure e di compassione. Nei contesti legali è stata associata la Sindrome della donna maltrattata al Disturbo Post-Traumatico da Stress in quanto, l’esposizione alla manipolazione psicologica continua e alla violenza, comporta gravi traumi psicologici. Alla Sindrome della donna maltrattata si affianca laSindrome dell’uomo maltrattato in quanto, anche gli uomini possono essere vittime di abusi anche se in questo caso sono per lo più di natura psicologica e non fisica. Le donne sono vittime di soprusi e omicidi da parte del loro partner, otto volte più degli uomini. Quando la pressione psicologica è elevata, quando si è soli e ci si sente indifesi, quando lo stress è tanto e sembra che non vi siano vie d’uscita, la nostra mente cerca di tutelarci mettendo in atto dei meccanismi inconsci che possono sembrare paradossali. E’ difficile riconoscere situazioni di violenza in questi contesti ed è difficile avvicinare la vittima.
Dott.ssa Desirè Roberto
Bibliografia
B.C. Gargiullo, R. Damiani. Vittime di un amore criminale. 2010. Franco Angeli. Milano
E. Reale. Maltrattamento e violenza sulle donne vol. II.  2011. Franco Angeli. Milano

QUANDO LO STALKER E’ DONNA

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                                                                                     “L’inizio di un amore è spesso simultaneo. Non così la fine, da ciò nascono le tragedie.” A. Morandotti

Un gesto d’amore può diventare persecuzione, una relazione essere un’ossessione.
Come può un amore diventare ossessione?
Non è facile dire addio ad una relazione, anche se è un amore finito, anche se è un rapporto deleterio, malato, fatto di umiliazioni o anche di violenze. La paura di perdere la persona al proprio fianco, la paura di restare soli, di non essere capaci di vivere senza il partner, fa sì che si giustifichi tutto, si accetti tutto purché la persona con cui si ha una relazione rimanga al proprio fianco. Una vera dipendenza affettiva che, si manifesta con pensieri ossessivi rivolti alla persona amata, la relazione con il partner viene vissuta con profonda ansia e continua preoccupazione di perderlo. Quando avviene la rottura, la separazione, si innesca una vera e propria ossessione, la persona non riesce ad accettare che ciò possa avvenire, vive ripercorrendo i ricordi che lo legano al partner, vive nell’illusione della riconquista o con il desiderio dell’annientamento dell’altro, come se quest’ultimo dovesse “pagare” il dolore inflitto. Un disperato tentativo di imporre una relazione al ex partner tramite: invio di lettere, regali, telefonate, mail, con una costante violazione dell’intimità dell’altro. Dietro a questi comportamenti del tutto innocui, si potrebbe nascondere una violenza psicologica. La persecuzione reiterata e i comportamenti correlati definiscono una persona “stalker”, tale termine Stalking rimanda al termine anglosassone  “fare la posta” o “braccare”, si caratterizza per la presenza di telefonate ricorrenti, minacce, svalutazione, ricatto,  provocazione, offesa, isolamento e persecuzione. Lo stalking è un fenomeno traversale, lo stalker non  ha un prototipo predefinito ma, può essere di vario genere (maschile-femminile), di qualsiasi etnia, cultura, età e posizione socio-culturale. Si è soliti prefigurarci la figura dello stalker con un prototipo maschile e molte sono i riscontri dei media che, costantemente mettono in evidenza denunce fatte da donne perchè perseguitate da stalker uomini. Si parla poco di stalker femminile ma è un fenomeno altrettanto diffuso, quanto quella maschile. Le leggi sono state improntate per lo più sulla tutela della donna e la vittima viene sempre identificata con la figura femminile. La donna, nell’immaginario comune è colei che fornisce accudimento, cura e protezione ed è difficile associarle un ruolo violento o persecutorio. La realtà però ci mostra come la donna non è esente da questi comportamenti, lo scopo principale è la riconquista dell’uomo amato per l’incapacità di restare sola, accompagnato da un senso di abbandono e di rifiuto. Lo stalking femminile non diventa mai, (o quasi mai), una vera violenza fisica, come potrebbe accadere nello stalking maschile (chiamato stalking diretto) ma, si ritiene che, le donne siano più capaci, attraverso meccanismi subdoli a rendere la vita dell’uomo impossibile, senza arrivare mai ad una violenza fisica (stalkingindiretto).  La stalker agisce “a distanza”, diffamando l’uomo, creando situazioni di disagio giornaliere o sul luogo di lavoro, facendo telefonate inopportune e continue anche ad orari poco consoni (di notte o sul posto di lavoro). Dietro alla parola Stalking, dietro agli atti persecutori e alle diffamazioni si nasconde una grande sofferenza, si nasconde una persona con una propria storia, una propria emotività. L’agire un vissuto doloroso è come cercare di cauterizzare una ferita dolorosa che, non si sa come sanare. Vittima e carnefice accumunati entrambi da un medesimo vissuto di dolore, entrambi bisognosi di aiuto. È possibile uscire dalla relazione dolorosa, è possibile imparare a stare bene con se stessi, è possibile non avere bisogno dell’altro.
                                                                                                                                                         Dott.ssa  Desiré Roberto


Bibliografia 
W.R.Cupach, B.H. Spitzberg. 2011. Attrazione, ossessione e stalking. Casa Editrice Estrolabio. Roma.