Esplosioni emotive

Ci sono esplosioni emotive interiori che agiscono in sordina, celate da un’apparente tranquillità, normalità e ritualità quotidiana.
Quando arrivano sono ostinate, irruenti e categoriche.

Ci sono persone che “fanno il botto”, lasciando tutti meravigliati, il giorno prima hanno la loro quotidianità, il giorno dopo lasciano tutto e vanno via. Così, un marito non si aspetta di essere lasciato dalla moglie, un datore non comprende perché un operaio è andato via all’improvviso e un’amica si chiede dove abbia sbagliato…

L’esplosione si è generata da un lento logorio interiore, un lento annaspare speranze di cambiamento, un lento soffocare emozioni, senso di ingiustizia e rancore.

Le persone “troppo buone” non esistono, le persone “troppo buone” sono quelle che hanno più esplosioni emotive.

Forse un giorno proprio quella persona che a volte rimproveri, disprezzi o umili, ti mancherà. Non permettere che accada…chi va via, non torna.

Sono senza emozioni

Se avessimo la capacità di guardare oltre
l’apparenza, se avessimo il dono straordinario di riuscire a vedere il cuore delle persone, sicuramente vedremmo molti “vuoti interiori”.

A volte il dolore è così intenso, forte, intollerabile, che il nostro sistema nervoso “spegne le emozioni”.
A quel punto, potresti sentirti vuoto e insensibile per il gran parte del tuo tempo. Potresti avere crisi improvvise di pianto o rabbia.

Il più delle volte, potresti desiderare la solitudine, piuttosto che la compagnia. Però,
nell’intima sofferenza, separato da tutti, il tuo dolore non fa altro che aumentare.

Se ti senti proprio cosi, vuol dire che qualcosa ha scosso la tua vita, a tal punto da aver perso la bussola. Non vergognarti. Non sei un debole. Non essere severo con te stesso…

Siediti, respira, accetta che in alcuni momenti della vita è normale soffrire. Si può cadere e ci si può rialzare.

Si può chiedere aiuto.
Si può cambiare.
Si può imparare a pensare in modo diverso.

Puoi aver cura di te e questo è il primo passo di amore verso te stesso.

Dott.ssa Desiré Roberto

Evento on-line. Covid-19 conseguenze psicologiche su bambini e adolescenti

Sperando di fare cosa gradita, condivido con te il video dell’evento formativo.

Se sei un genitore, un educatore o un insegnante, sicuramente ritroverai informazioni utili.

Clicca sull’immagine per poter accedere al video dell’evento.

Poi mandami un feedback e dimmi cosa ne pensi.

Buona giornata a tutti.

Dott.ssa Desiré Roberto

Cosa temo del COVID?

Il COVID ci sta uccidendo

Ogni giorno, lentamente stiamo morendo. Non parlo di morte fisica, certo, c’è anche quella ma, non è solo quella.
Quello che realmente mi spaventa è la MORTE INTERIORE, è la SOLITUDINE, è la SPACCATURA SOCIALE che si sta creando.
Il virus ci sta uccidendo, in modo subdolo, viscido e sottile. Il virus sta dilagando nelle nostre menti, nei nostri cuori, toccando corde profonde e intime. Ci sta allontanando da chi amiamo, ci sta allontanando dalle nostre famiglie, dalla normalità, dagli abbracci, dal contatto. Ci sta facendo credere che stando soli sopravviviamo ma la solitudine uccide!  Siamo tutti più poveri, poveri di affetti, poveri di relazioni, poveri di emozioni, poveri di esperienze condivise.

Il virus mi spaventa? SI.
Mi spaventa pensare che le spaccature sociali siano una via di non ritorno, temo che non saremo più in grado di guardaci negli occhi, temo che i nostri figli spegneranno le loro candeline soli o nel migliore delle ipotesi guardando uno schermo. Temo la depersonalizzazione di cui siamo vittime. Temo la perdita dei valori della famiglia, le domeniche tutti a casa della nonna o le belle tavolate imbandite. Temo le lotte di potere, quando ognuno ha in mano la propria fetta di verità. Temo la rassegnazione perché, fin quando ci sarà chi vuole cambiare le cose si intravede il cambiamento. Se però lasciamo le redini e ci rassegnamo a quello che sta succedendo,  allora ABBIAMO PERSO.

I giorni difficili

A volte potresti sentirti come appesa nel vuoto, un vuoto esitenziale, un vuoto emotivo, un vuoto di energia.
Capita che le emozioni arrivano fino in gola e non trovano parole per esprimersi e rimani chiusa nel tuo silenzio per giorni.
Potresti sentirti persa e in balìa dei venti, con la paura che quel “passo in più” ti faccia cadere. Così, resti ferma sull’orlo di un precipizio, non sapendo cosa fare, spesso in attesa di qualcosa o qualcuno che venga in tuo soccorso.
👉Quando ti senti così: FERMARTI, RESPIRA, ALLONTANATI, RICORDA.

🙅‍♀️ FERMARTI. Hai bisogno di allentare la presa, le tensioni, i pensieri e le pretese da te stessa. Concediti del tempo per te, ritrova te stessa, quando ti allontani dal problema, tutto sembra più chiaro.
💆‍♀️RESPIRA. Rilassati. Trova in te le FORZE, esci e respira aria nuova, fermati ad assaporare un buon cibo, fai una passeggiata, incontra vecchi amici, guarda un bel film, fai un bagno caldo, leggi un buon libro, ritrova la tua fede.
💁‍♀️ ALLONTANATI dalle relazioni tossiche, da chi ti appesantisce, da chi ti sminuisce, da chi ti sottrae linfa vitale.
💭 RICORDA quanto sei stata forte nella vita, ricorda quanto hai superato, quante volte hai pensato di non superare un dolore e invece ci sei riuscita…riconosci il tuo valore e la tua forza.

Solo allora sarai pronta per quel passo tanto temuto.
RITROVA TE STESSA 💖
Un caro saluto a tutti

Adolescenti: perchè sfidano la morte?

 

 

 

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Oggi 17 settembre 2018, ultimo aggiornamento di cronaca, “ragazzo muore cercando di fare un selfie sul tetto di un supermercato”. Sfide estreme e pericolose spesso sono il frutto di un macabro gioco, il cui nome è  Blue Whale (Balena blu), nome non casuale, infatti fa riferimento alle balene che si spiaggiano sulla riva, lasciandosi morire senza un motivo.  Il gioco, diviso in 50 prove di difficoltà (e pericolosità) crescente, sembra essere stato ideato da un giovane russo, responsabile della morte di una decina di ragazzi. Gli adolescenti sono contattati in rete e una volta accettata la sfida non possono tirarsi indietro altrimenti, minacciati  di avere sere ripercussioni sui familiari.

La domanda che tutti si pongono “cosa spinge i giovani a sfidare la vita”?

  1. Il gioco trova “terreno fertile” nel bisogno adolescenziale di mettersi alla prova, di testare i propri limiti.
  2. Cambiamenti cerebrali. Si è soliti parlare di cambiamenti ormonali come causa dei cambiamenti comportamentali dell’adolescente, in realtà un ruolo molto importante è rivestito dai cambiamenti cerebrali. Non tutti sono a conoscenza che alla nascita il nostro cervello non è completo, il picco di cambiamenti cerebrali si ha tra i 12 e 24 anni, così come evidenziato dallo psichiatra Daniel J. Siegel. Le modificazioni cerebrali sono alla base di  comportamenti tipici degli adolescenti quali: la ricerca di novità , il coinvolgimento sociale con i coetanei, una maggiore intensità emotiva. Il ruolo della Dopamina. Il cervello è un insieme di cellule – i neuroni – che comunicano tra loro, attraverso sostanze chimiche chiamate neurotrasmettitori. Durante l’adolescenza si intensifica l’attività dei circuiti cerebrali che utilizzano la dopamina, un neurotrasmettitore che ha un ruolo fondamentale nel creare la spinta a cercare gratificazione”I, dice Daniel J. Siegel. L’aumento del rilascio di dopamina, aumenta la predisposizione degli adolescenti a essere attratti da esperienze danno eccitazione ed euforia.
  3. Desiderio di essere accettati, porta ad imitare ciò che fanno i coetanei e ad accettare in modo acritico ciò che gli viene proposto di fare.
  4. Rinforzo del conformismo mediato dalla rete, un comportamento enfatizzato in rete diventa subito moda.

 

Cosa possiamo fare?

La sfida letale, sta coinvolgendo numeri considerevoli di giocatori. Prevenire, deve essere la parola d’ordine!

 

Consigli per i genitori:

  • Aumento della sicurezza in rete. I genitori spesso sono più sereni se il figlio è in casa piuttosto che in giro con gli amici. Questo dà maggior sensazione di “controllo” ma chi di voi è a conoscenza di ciò che succede quando il ragazzo è sul web?Dunque genitori, anche se questa cosa non vi piace (e non piace neanche ai vostri figli), ci vuole controllo, assicurarsi la sicurezza in rete dei vostri figli. Chi conosce? Cosa fa?
  • Osservate i vostri figli, se notate delle ferite strane sul suo corpo, indagate ulteriormente. Tipico è il cutting (incisioni che lasciano sottili cicatrici) o lo scarring (asportazione della pelle con qualcosa di affilato, in modo da avere il disegno desiderato quando cicatrizza).
  • Dialogate. Sicuramente una componente importante per aiutare il proprio figlio è il dialogo. 
  • Insegnate. I ragazzi devono imparare a tollerare i sentimenti negativi, i momenti di frustrazione e sconforto, questo va insegnato.

 

Consigli per i ragazzi:

  • Non sei obbligato! Anche se hai iniziato, anche se ti sembra impossibile uscirne, chiedi aiuto! Parlane con un adulto, confidati con i tuoi genitori.
  • Salva i tuoi amici. Se conosci amici che hanno intrapreso questa sfida, avverti i suoi genitori. Il tuo contributo può salvargli la vita!
  • Denuncia i curatori, se vieni contattato denuncia immediatamente alla Polizia. Se non sai come fare, chiedi l’aiuto ad un adulto.

 

Niente vale quanto la tua vita, abbi cura di te!

Condividi l’articolo affinchè più persone possano essere informate.

 

Dott.ssa Desirè Roberto

Contatti

 

 

 

 

Senti anche tu il vuoto dentro?

– Come ti senti?

– VUOTO!

Il vero vuoto è dentro noi! Cerchiamo di riempire la nostra vita di tutto ciò che serve per affrontare il “viaggio“, una corsa affannosa verso mete evanescenti. In questo correre incalzante e frenetico spesso dimentichiamo i compagni di viaggio e proseguiamo soli. Dimentichiamo di fare delle soste, di assaporare la bellezza di un paesaggio, le grida di un bambino, lo sguardo di un anziano, il sapore di una carezza, il tepore dei raggi del sole, il profumo dei fiori, il canto di un uccello… La valigia è piena di cose inutili ma siamo convinti che lí dentro vi è la felicità. Una valigia piena e un cuore vuoto… Fermiamoci un attimo, posiamo la valigia e iniziamo a vivere davvero! Trascorri del tempo con chi ami, fermati assapora la vita, vivi davvero. Buona giornata a tutti ☺️

Dott.ssa Desirè Roberto

Le ferite del passato, quali conseguenze?

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Oggi parliamo di ferite emotive, cicatrici invisibili che influenzano ciò che diventeremo da adulti. Si parla spesso di traumi infantili, vi siete mai chiesti perchè l’infanzia è così importante? Le basi di ciò che saremo risiedono nella nostra infanzia, le ferite in questo periodo di vita, hanno un forte impatto sulla personalità ed influenzeranno i nostri comportamenti e atteggiamenti relazionali futuri.

Le ferite emotive sono diverse da quelle fisiche, sono invisibili e proprio questo a volte non ci rendiamo conto che un nostro malessere può essere conseguenza di una ferita del passato. Alcune ferite guariscono da sole, altre lasciano invece segni profondi e ad ogni nostro momento di sconforto o di fragilità possono riattivarsi, richiamando la ferita del passato.

Quali sono le ferite emotive più frequenti? Quali conseguenze?

Abbandono: quando il bambino vive una separazione precoce, un lutto familiare (non adeguatamente affrontato/motivato al bambino) o l‘assenza prolungata dalle figure genitoriali. Il bambino tende a darsi la colpa per l’assenza delle persone a lui care e potrebbe sperimentare la costante paura di essere abbandonato. Crescendo, questa paura può mutare in attaccamento estremo verso amici e partner (dipendenza affettiva).

-Rifiuto: è un atteggiamento dei genitori che fa sentire il bambino indesiderato, vengono utilizzate frasi di disprezzo nei suoi confronti o si rimpiange la sua nascita. Le persone che sono state rifiutate da bambini tendono ad essere ipersensibili e a diventare aspri e ostili. Sono talmente convinti di non essere desiderati che tendono a percepire come un’offesa anche una normale discussione.

-Promesse non mantenute: spesso i genitori fanno promesse che non mantengono (“Es. se fai i compiti, mamma ti porta dal tuo amichetto”… “Ti prometto che sabato sarò con te”). Le promesse non mantenute con il tempo diventano mancanza di fiducia, il bambino non si fiderà più degli altri, crescerà pensando di non potersi fidare di nessuno e questo potrebbe portarlo ad una chiusura verso gli altri e ad avere difficoltà a chiedere aiuto.

-Violenza: se il bambino ha vissuto in un ambiente violento, con maggiore probabilità rispetto ad altri tenderà ad utilizzare la violenza da adulto. Ha imparato che per gestire i conflitti o per affermare il proprio pensieri bisogna utilizzare la violenza.

-Paura: spesso i genitori non comprendono le paure dei bambini e “ci giocano” alimentando l’insicurezza e il terrore (“Se non mangi chiamo il lupo cattivo..” “Se non dormi chiamo la strega mangia-bambini”). I bambini hanno bisogno di rassicurazioni, di sentirsi protetti dai propri genitori per poter sviluppare pian piano una propria sicurezza interiore. Quando ciò non avviene rischiano di diventare adulti insicuri, ansiosi e incapaci di affrontare cambiamenti.

Come curare le proprie ferite emotive?

Non possiamo cancellare il nostro passato ma possiamo provare a trasformarlo. Individuare la propria ferita emotiva è un passo molto importante, implica acquisire consapevolezza e rielaborare un vecchio dolore. In questo percorso è essenziale la figura di un terapeuta che permetta di rielaborare un vecchio dolore e scardinare vecchie convinzioni disfunzionali conseguenti alla ferita avuta.

 

Leggi anche:Elaborare un trauma

Dott.ssa Desirè Roberto

Contatti

“Come sei ingrassata!”

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Quando incontri una persona che non vedi da tempo, non guardare per prima cosa la pancia o le gambe, non farle notare che è ingrassata, piuttosto  sposta la tua attenzione ai suoi occhi e chiediti che cosa le sta succedendo. Nota se c’è  tristezza in quello sguardo. I motivi che ci spingono al cambiamento sono tanti e vari, il cibo è una delle cose in cui le persone amano rifugiarsi tutte le volte che non si sentono comprese, sono in ansia per un problema o arrabbiati per una situazione. Tutte le volte in cui vorrebbero piangere ma mangiano, vorrebbero urlare ma mangiano, si sentono sole e mangiano. Mangiano e ingrassano, più ingrassano e più si sentono frustrate e questa frustrazione non fa altro che peggiorare la situazione perché spesso smettono di uscire per evitare sguardi indiscreti, temono di essere invitate ad una festa perché non sanno più cosa indossare e non si sentirebbero al loro agio.

Le persone lo sanno di essere ingrassate, farglielo notare non fa altro che peggiorare il loro stato emotivo. Guarda oltre l’involucro, punta al cuore!

Non ti omologare, tutti guardano la superficie ma punta all’essenza!

Dott.ssa Desiré Roberto

Elaborare un trauma

Trauma-Depression“Anche se siamo dei duri, i traumi lasciano sempre delle cicatrici, ci seguono anche a casa e cambiano la nostra vita. I traumi incasinano tutti, ma forse è proprio questo il punto: il dolore, la paura, le stronzate, forse subire questo ci permette di andare avanti di superare ogni cosa, forse tutti dobbiamo incasinarci un po’ prima di poter migliorare.”

Alex Karev, in Grey’s Anatomy

 

 

Traumi, le cicatrici invisibili che si intrecciano nella nostra vita!

Quando parliamo di eventi traumatici ci riferiamo ad eventi improvvisi, imprevedibili e incontrollabili che ci hanno segnato, turbato, scosso. Sono quegli eventi difficili da elaborare, in cui risulta emotivamente pesante anche pensarli, possono essere situazioni che ci hanno coinvolto in prima persona o che hanno coinvolto persone a noi care.

Il Trauma (DSM 5) è l’esposizione a morte reale o minaccia di morte, grave lesione, oppure violenza sessuale in uno o più dei seguenti modi:

-Fare esperienza diretta dell’evento traumatico;

-Assistere direttamente ad un evento traumatico accaduto ad altri;

-Venire a conoscenza di un evento traumatico accaduto a un membro della famiglia oppure ad un amico stretto.

-Fare esperienza di una ripetuta o estrema esposizione a dettagli crudi dell’evento traumatico.

Nelle persone gravemente traumatizzate, le reazioni di allarme tendono a cronicizzarsi e a riattivarsi di fronte a situazioni della vita quotidiane e quel trauma vissuto diventa un “marchio” che le accompagna. Dopo l’evento traumatico vi è un periodo di disagio in cui si sperimenta incredulità per l’accaduto, ansia, insonnia e irrequietezza. Queste reazioni solitamente tendono a scemare fino a sparire in quanto, la nostra mente è in grado di elaborare il vissuto traumatico. A volte, questa “normale elaborazione” non avviene e la sintomatologia post-traumatica persiste nel tempo. L’organismo resta in uno stato di iperattivazione e allarme, il ricordo dell’evento spiacevole rimane nella memoria e ai ricordi segue un grande malessere interiore. La risposta all’esperienza traumatica è, prima di tutto, emotivo-corporea. Nel caso di un trauma psicologico irrisolto si crea nel cervello un blocco neurobiologico, che impedisce l’elaborazione delle emozioni e delle sensazioni corporee le quali, permanendo nel cervello oltre la conclusione dell’esperienza, sono pronte a riattivarsi in situazioni simili a quella traumatica.  Ad esempio: una persona che ha assistito ad un terremoto potrebbe essere spaventata, terrorizzata e attivarsi, ogni volta che sente qualche suono intenso che in qualche modo ricorda l’esperienza traumatica.

 Come elaborare un trauma?

Quando una situazione traumatica non viene elaborata, il malessere diventa costante e può avere ripercussioni sulla vita della persona, dunque è opportuno rivolgersi ad un esperto e intraprendere un percorso psicoterapeutico che faciliti l’elaborazione del trauma fino alla scomparsa dei sintomi d’ansia. Per l’elaborazione del trauma si è rivelato particolarmente utile l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), tecnica specifica che si è dimostrata efficace per elaborare il trauma psicologico in tempi brevi e impedire che questo determini conseguenze psicologiche.  La tecnica viene utilizzata da psicoterapeuti adeguatamente formati per far elaborare il trauma psicologico e ridurre la sofferenza legata al ricordo traumatico.

Dott.ssa Desirè Roberto

Specializzata in I e II livello nella tecnica EMDR.

Contatti

Ti stai spegnendo

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Ti stai spegnendo e te ne rendi conto, dove sono finiti i tuoi sorrisi? Non lo sai neanche tu! Dove è finita la tua grinta? Così, passi le giornate facendo tutto quello che si deve fare per mantenere quel minimo di equilibrio e ti faccia sentire “giusto” agli occhi degli altri, non vuoi essere un peso per nessuno e camuffi la tua tristezza come puoi…Nella routine di ogni giorno ti stai spegnendo, affogata nella malinconia, nei problemi, nel malessere generale. Ti stai spegnendo ma nessuno se ne accorge, ti stai spegnendo e a volte urli dentro te sperando che qualcuno possa sentire il tuo dolore…Nessun fuoco può spegnersi per sempre…chiedi aiuto.

Dott.ssa Desiré Roberto

PSICOSOMATICA: mal di testa!

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Quante volte soffriamo di dolorose emicranee? Può essere un dolore lieve o grave e in alcuni casi può essere molto invalidante.  A cosa possiamo associare tale dolore?  Il mal di testa è un disturbo che appartiene alla società altamente civilizzata. I fattori scatenanti dell’emicrania sono tantissimi, si suppone che alla base dell’insorgere dell’attacco emicranico  vi è una “patologia dell’adattamento” ovvero, la difficoltà di adattamento agli stimoli provenienti dall’ambiente esterno o interno. Ogni condizione che impone un cambiamento e un adattamento, potrebbe essere  un possibile fattore scatenante per l’emicrania.
-Fattori endogeni: modificazioni ormonali, digiuno prolungato, eccessiva quantità o riduzione di sonno.
 -Fattori psicologici: stress, rilassamento dopo uno stress, emozioni represse.
-Fattori alimentari: cioccolato, alcool, insaccati, formaggi stagionati.
-Fattori ambientali: luci e rumori intensi, fumo, variazioni metereologiche, altitudine e viaggi lunghi.
Focalizziamo l’attenzione sui fattori psicologici, secondo una lettura psicosomatica, il disturbo deve essere analizzato secondo una visione olistica, considerando le componenti somatiche e psicologiche strettamente correlate. Secondo F.Alexander, padre della medicina psicosomatica,l’attacco emicranico, rappresenta uno stato di collera represso. Il mal di testa, può scaturire da un’eccessiva azione intellettiva o da grande tensione emotiva.Un’emozione, un atteggiamento emotivo represso, conflitti inconsci non risolti possono dar vita ad un attacco emicranico.  La “testa” è l’organo del pensiero, si suppone che la condensazione di tutti i conflitti, tutti i pensieri danno luogo ad “attacchi” di emicrania e cefalea.
                                                                                                                                                                                                                                                    Dott.ssa Desirè Roberto
Bibliografia
F. Agresta, Il linguaggio del corpo in psicoterapia. 2010 Alpes Italia.Roma