Evento on-line. Covid-19 conseguenze psicologiche su bambini e adolescenti
Sperando di fare cosa gradita, condivido con te il video dell’evento formativo.
Se sei un genitore, un educatore o un insegnante, sicuramente ritroverai informazioni utili.
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Buona giornata a tutti.
Dott.ssa Desiré Roberto
8 BUONI MOTIVI PER FREQUENTARE IL NIDO
Molti genitori sono reticenti a portare il proprio figlio al nido, temendo che il bambino possa soffrire eccessivamente per la loro assenza. In alcuni casi, le mamme non sono pronte al distacco dal proprio cucciolo, questo è un aspetto fondamentale. Infatti è importante che, chi si prende cura del bambino sia emotivamente pronto. I bambini sintonizzano le proprie emozioni su quelle dei genitori, anche quando questi, cercano di “mascherare le proprie emozioni”, fingendo di essere sereni. Il bambino percepisce le emozioni dell’adulto, (i nostri cuccioli sono molto sensibili alle nostre emozioni).
Quindi il primo lavoro deve essere su noi genitori, vogliamo solo il meglio per i nostri piccoli e dunque, dobbiamo pensare che frequentare il nido è per il loro benessere, infatti sono molti i benefici, sia dal punto di vista emotivo, che cognitivo e relazionale.
L’inserimento al nido deve essere progressivo e graduale, i primi giorni mamma e bambino resteranno insieme, questo tempo servirà ad entrambi. Il bambino potrà familiarizzare con il nuovo ambiente e non sentirsi né spaventato né spaesato. Dopo il primo periodo di frequenza insieme, la mamma lascerà (sempre gradualmente) il bambino nel nuovo ambiente, senza la sua presenza.
Questa è prima esperienza fuori casa (diverso dall’ambiente familiare e dalla casa dei nonni), in cui il bambino inizia a confrontarsi con il mondo esterno.
Perché frequentare il nido è importante e utile per i nostri bimbi?
8 buoni motivi per frequentare il nido
- Sviluppo sensoriale: i bambini imparano facendo, al nido hanno possibilità di toccare, udire suoni, muoversi, guardare, scoprire il mondo manipolandolo. Il nido, rispetto alle nostre case, è un ambiente studiato per essere adatto al bambino. Un ambiente “protetto” in cui il bambino può muoversi in libertà, con un basso rischio di pericoli. I bambini hanno bisogno di esplorare e “sperimentarsi” ma, a casa sono frenati dall’adulto per i pericoli in cui i piccoli possono incorrere. Il nido rappresenta invece un ambiente ideale.
- Sviluppo abilità sociali: i bambini imparano a relazionarsi, sia con adulti estranei, sia con i propri coetanei. Questo è un aspetto molto importante, i bambini sono molto stimolati dal rapporto con l’altro. Inoltre imparano l’autoregolazione sociale.
- Sviluppo abilità linguistiche: attraverso l’interazione con l’altro, il bambino è più stimolato ad affinare le capacità linguistiche. Ha bisogno di farsi capire dai coetanei e di rafforzare le sue competenze linguistiche, questo consente di uscire dallo schema comunicativo adulto-bambino, il quale potrebbe essere poco stimolante, il bambino indica ciò di cui ha bisogno e l’adulto risponde al proprio bisogno.
- Sviluppo cognitivo: alcuni studi hanno dimostrato che i bambini che frequentano il nido abbiano una maggiore attenzione e concentrazione, predisponendosi più facilmente all’apprendimento. Al nido i bambini imparano canzoni e filastrocche e questo, insieme ad altre attività manuali e motorie, potenziano lo sviluppo cognitivo.
- Potenziamento motricità fine: attraverso le varie attività manuali proposte, i bambini affinano il controllo e la coordinazione oculo-manuale.
- Miglioramento coordinazione motoria: per i bimbi di pochi mesi, vedere gli altri bambini camminare è uno stimolo perché per imitazione, sono portati a “lasciarsi andare” più facilmente. Per i bambi più grandi (18-36 mesi), ballare, saltellare nei cerchi disegnati a terra, imitare il compagno che riesce a saltellare su una gamba, sono tutte attività che migliorano la coordinazione motoria.
- Rinforzo del sistema immunitario: i bambini al nido si ammalano frequentemente, ma questo stimola le proprie difese immunitarie e dunque si ammaleranno meno crescendo.
- Imparano le regole: vi sono piccole regole da rispettare, regole dello stare insieme e di comportamento. I bambini imparano il valore delle regole e questo permette al bambino l’autoregolazione.
Ultima precisazione (doverosa) è che non tutti i nidi si equivalgono, ciò che fa la differenza è la qualità del servizio offerto.
Un caloroso saluto a tutti voi.
Dott.ssa Desirè Roberto
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13 Segnali per capire se tuo figlio è ansioso
L’ansia è sempre un problema?
No. L’ansia è una reazione normale e innata di fronteggiamento di fronte a situazioni di pericolo, stressanti o incerte. Quando vi è una situazione minacciosa, il nostro cervello si attiva affinchè il corpo reagisca al pericolo, un complesso meccanismo chiamato “attacco o fuga”, che mette in moto il nostro corpo e lo induce ad attivarsi. Quando i nostri antenati si sono trovati di fronte ad animali feroci, la paura e la conseguente attivazione fisica, ha permesso la loro sopravvivenza, potevano scegliere di attaccare o fuggire davanti al pericolo. Se i nostri antenati non avessero avuto paura, né ansia (e dunque non avessero adottato strategie per affrontare i pericoli), non saremmo mai nati.
Quando l’ansia diventa un problema?
Un carico eccessivo di ansia interferisce in molti aspetti della vita del bambino (e dell’adulto): dalla capacità di concentrarsi (inficiando sul rendimento scolastico), alla capacità di fare nuove amicizie e di vivere in armonia nel quotidiano.
I disturbi d’ansia sono caratterizzati da sentimenti pervasivi di preoccupazione o ansia, con evidenti sintomi fisici e comportamentali difficili da controllare, che causano difficoltà nell’adattamento sociale e che si manifestano per la maggior parte dei giorni per almeno sei mesi.
I livelli di ansia e di paura sono sproporzionatamente elevati rispetto agli stimoli ambientali.
Come si manifesta l’ansia nei bambini?
L’ansia non è sempre evidente e palese, spesso, soprattutto nei bambini, è velata o mascherata. Gli adulti non sempre si accorgono che il comportamento del bambino è un comportamento ansioso. Accade frequentemente, ad esempio, che un genitore porti il bambino in terapia per altri problemi e, scopre che in realtà, il bambino ha un disturbo d’ansia.
L’ansia non si manifesta sempre allo stesso modo, alcuni bambini sono ansiosi di tanto in tanto, altri sempre e altri ancora non sanno di esserlo.
Perché si diventa ansiosi?
La letteratura scientifica concorda che i fattori in grado di determinare l’insorgenza e il mantenimento dei disturbi d’ansia in età evolutiva sono tre:
–i fattori genetici;
–il temperamento del bambino;
-i fattori ambientali, i quali comprendono lo stile educativo genitoriale ed eventualmente l’ansia del genitore.
L’ansia si manifesta spesso attraverso il corpo, il bambino lamenta disturbi somatici di vario genere o riferisce di essere preoccupato per una determinata prestazione.
Quando l’ansia non è manifesta, quali comportamenti del bambino, potrebbero indurci a riflettere?
Ecco alcuni esempi che ci indicano che siamo di fronte ad ansia mascherata.
- Il bambino lamenta costantemente mal di pancia e mal di testa, lo avete portato dal pediatra, dal gastroenterologo e dal neurologo ma vi hanno comunicato che non c’è alcuna spiegazione medica a tali disturbi.
- Il bambino ha reazioni spropositate quando sbaglia (es. sbaglia a scrivere una parola, manifesta rabbia, la cancella e la scrive nuovamente).
- Il bambino ha “tic nervosi” in determinati momenti/contesti. (importante escludere una componente neuronale).
- Il bambino telefona costantemente alla mamma quando è lontana da lei e le chiede “quando torni?”.
- Il bambino ha iniziato a strapparsi i capelli.
- Il bambino ha costante bisogno di rassicurazioni (es. “papà sicuro che non succede niente?”) e sembra che nonostante si offra supporto, il bambino continua ad aver bisogno di essere rassicurato.
- Il bambino che fino a poco tempo fa amava dedicarsi ad un’attività o uno sport, improvvisamente rifiuta di andarci e magari dice “non mi piace più!”
- Il bambino rifiuta di andare a scuola.
- Il bambino ama esibirsi a casa ad esempio cantando, ballando o recitando poesie ma, quando gli viene chiesto di farlo in presenza di altre persone, ha “crisi di rabbia”.
- Il bambino loquace in contesti familiari, diventa “muto” in contesti non familiari.
- Il bambino all’improvviso ha inappetenza (mancanza di appetito) protratto per diversi giorni.
- Il bambino inizia improvvisamente a fare pipì a letto.
- Il bambino non vuole più dormire nel suo letto perché ha incubi.
Tutti gli esempi citati, potrebbero far presagire un disturbo d’ansia o in generale, che c’è qualche turbamento emotivo nel bambino. Naturalmente ogni situazione va adeguatamente approfondita da uno specialista del settore il quale, attraverso un’indagine approfondita, vi darà risposte e vi indirizzerà sul percorso da seguire.
Quando parliamo di bambini, è importante che la famiglia sia parte integrante del percorso. I genitori sono un elemento essenziale del trattamento, verranno insegnate strategie e l’intero nucleo familiare sarà impegnato nel far fronte al problema manifestato dal bambino.
Il mio consiglio è di rivolgervi sempre agli esperti nel campo evolutivo, perché un problema preso tempestivamente può essere risolto velocemente, prima che si cronicizzi e il lavoro per ristabilire l’equilibrio diventerà più lungo e complesso.
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Per qualsiasi informazione potete scrivermi a psichedr@gmail.com
Dott.ssa Desirè Roberto
7 frasi che un genitore non dovrebbe dire ad un figlio
Caro genitore, so quanto sei impegnato nella cura del tuo nido, quanta dedizione e sacrifici per i tuoi piccoli! Vorresti solo il meglio per loro e per il loro futuro.
Nessuno ci insegna come essere genitore e nessuno ci indica, come comunicare efficacemente con i nostri bambini, questo ci porta inconsapevolmente a commettere degli errori.
Un’antica massima orientale dice: semina un pensiero e raccoglierai un’azione, semina un’azione e raccoglierai un’abitudine, semina un’abitudine e raccoglierai un carattere, semina un carattere e raccoglierai un destino.
Quando comunichiamo al nostro piccolo, stiamo seminando pensieri, idee e sentimenti. Senza rendercene conto i bambini come “spugne” assorbono tutto.
Allora, quali sono le affermazioni che un genitore non dovrebbe mai dire al proprio figlio?
- “Non ti sopporto più!”
In alcuni momenti, la nostra pazienza è messa a dura prova, soprattutto quando ai capricci del bambino si associano giornate particolarmente stressanti, dovute a problemi lavorativi, familiari e stanchezza. Questo tipo di affermazione però, mortifica il bambino e la sua autostima, facendolo sentire non degno di amore e protezione.
2. “Se fai così, non ti voglio più bene!”
Questo è un ricatto morale! I nostri figli devono sapere di essere amati sempre, mamma e papà possono dire di essere arrabbiati per una determinata azione ma non che smettono di amare. L’amore non si baratta! Il bambino non dovrebbe mai mettere in dubbio l’amore di un genitore. Il rischio è che i bambini, crescendo, diventino adulti insicuri, bisognosi di rassicurazioni costanti sull’amore altrui e dominati dalla sensazione di dover “conquistare” l’amore dell’altro, comportandosi in modo compiacente e dimesso.
3. “Chiamo il lupo cattivo!” o “Non andare in quella stanza, c’è il lupo!”
Quante volte ho sentito dire queste frasi ai bambini! Pensi che sia giusto che un genitore incuta terrore nel figlio? Serve davvero una figura che spaventi il bambino per inibire un comportamento che ritieni errato?
I bambini devono fare i conti con tante paure nel corso del loro sviluppo e queste, hanno a che fare soprattutto con il distacco dalle figure di accudimento. Quando sono lontani da chi se ne prende cura, si sentono altamente vulnerabili, insinuare in loro la paura di qualcosa di brutto e cattivo, non fa altro che alimentare le loro ansie. Correre dai propri genitori quando si è spaventati è molto rassicurante ma se sono proprio loro a creare il terrore?
4. “Non sei capace/ Non ci riuscirai mai!”
Non inibire l’autonomia di tuo figlio. I bambini hanno bisogno di sentirsi all’altezza delle situazioni, di mettersi alla prova, di sperimentare le proprie capacità. Il consiglio è quello di lasciarlo fare, intervenendo solo qualora sia il bambino stesso a chiedere il nostro aiuto.
5. “Vedi? Tuo fratello è più bravo di te!”
Essere paragonati ad altri è sempre spiacevole, confonde i bambini e li fa sentire inadeguati. Ogni persona è unica e ha delle caratteristiche peculiari. I genitori spesso pensano che il confronto, possa essere un’incitazione a fare meglio ma, non è così!
6. “Sei nato per sbaglio!” o “Sei un errore”
Quante volte ho sentito adulti dirmi “mi hanno sempre detto che sono stato un errore”. Penso che sia la cosa peggiore che si possa dire ad un bambino, immaginate come possa sentirsi? Gli effetti di un’affermazione del genere sono devastanti per l’autostima. Sapere di non essere gradito, accettato, voluto, desiderato, genera sentimenti di angoscia, indesiderabilità e inutilità, con effetti devastanti sul benessere psicologico del futuro adulto.
7. “Sei un buono a nulla”
Se un genitore trasmette al figlio, l’idea di non credere nelle sue potenzialità/capacità, chi lo farà? La costruzione dell’autostima parte dalla nostra famiglia. Quante volte sei “caduto” ma ti sei rialzato, perché qualcuno ha creduto in te? Quando vedi tuo figlio scoraggiato, trasmetti forza e non debolezza, fiducia e non sconforto. Quando in figlio sente che c’è qualcuno che crede in lui, acquista nuove forze e vive le sconfitte come una lezione e non come un fallimento da cui non poter ripartire.
Caro genitore, hai un ruolo molto importante nella costruzione dell’autostima e dell’identità di tuo figlio. Se hai letto quest’articolo è perchè ti stai mettendo in gioco e questa è un’ottima occasione per riflettere sul tuo modo di parlare.
Sei hai domande non esitare a contattarmi all’indirizzo mail psichedr@gmail.com
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Dott.ssa Desirè Roberto
MUTISMO SELETTIVO: consigli per genitori e insegnanti
Cos’è il Mutismo Selettivo?
Ecco a voi consigli per genitori e insegnanti
Perché la mamma è importante per lo sviluppo psicologo infantile?
Le ferite del passato, quali conseguenze?

Oggi parliamo di ferite emotive, cicatrici invisibili che influenzano ciò che diventeremo da adulti. Si parla spesso di traumi infantili, vi siete mai chiesti perchè l’infanzia è così importante? Le basi di ciò che saremo risiedono nella nostra infanzia, le ferite in questo periodo di vita, hanno un forte impatto sulla personalità ed influenzeranno i nostri comportamenti e atteggiamenti relazionali futuri.
Le ferite emotive sono diverse da quelle fisiche, sono invisibili e proprio questo a volte non ci rendiamo conto che un nostro malessere può essere conseguenza di una ferita del passato. Alcune ferite guariscono da sole, altre lasciano invece segni profondi e ad ogni nostro momento di sconforto o di fragilità possono riattivarsi, richiamando la ferita del passato.
Quali sono le ferite emotive più frequenti? Quali conseguenze?
–Abbandono: quando il bambino vive una separazione precoce, un lutto familiare (non adeguatamente affrontato/motivato al bambino) o l‘assenza prolungata dalle figure genitoriali. Il bambino tende a darsi la colpa per l’assenza delle persone a lui care e potrebbe sperimentare la costante paura di essere abbandonato. Crescendo, questa paura può mutare in attaccamento estremo verso amici e partner (dipendenza affettiva).
-Rifiuto: è un atteggiamento dei genitori che fa sentire il bambino indesiderato, vengono utilizzate frasi di disprezzo nei suoi confronti o si rimpiange la sua nascita. Le persone che sono state rifiutate da bambini tendono ad essere ipersensibili e a diventare aspri e ostili. Sono talmente convinti di non essere desiderati che tendono a percepire come un’offesa anche una normale discussione.
-Promesse non mantenute: spesso i genitori fanno promesse che non mantengono (“Es. se fai i compiti, mamma ti porta dal tuo amichetto”… “Ti prometto che sabato sarò con te”). Le promesse non mantenute con il tempo diventano mancanza di fiducia, il bambino non si fiderà più degli altri, crescerà pensando di non potersi fidare di nessuno e questo potrebbe portarlo ad una chiusura verso gli altri e ad avere difficoltà a chiedere aiuto.
-Violenza: se il bambino ha vissuto in un ambiente violento, con maggiore probabilità rispetto ad altri tenderà ad utilizzare la violenza da adulto. Ha imparato che per gestire i conflitti o per affermare il proprio pensieri bisogna utilizzare la violenza.
-Paura: spesso i genitori non comprendono le paure dei bambini e “ci giocano” alimentando l’insicurezza e il terrore (“Se non mangi chiamo il lupo cattivo..” “Se non dormi chiamo la strega mangia-bambini”). I bambini hanno bisogno di rassicurazioni, di sentirsi protetti dai propri genitori per poter sviluppare pian piano una propria sicurezza interiore. Quando ciò non avviene rischiano di diventare adulti insicuri, ansiosi e incapaci di affrontare cambiamenti.
Come curare le proprie ferite emotive?
Non possiamo cancellare il nostro passato ma possiamo provare a trasformarlo. Individuare la propria ferita emotiva è un passo molto importante, implica acquisire consapevolezza e rielaborare un vecchio dolore. In questo percorso è essenziale la figura di un terapeuta che permetta di rielaborare un vecchio dolore e scardinare vecchie convinzioni disfunzionali conseguenti alla ferita avuta.
Leggi anche:Elaborare un trauma
Dott.ssa Desirè Roberto
LE COLICHE DEL NEONATO

Le coliche infantili caratterizzano il 10% dei neonati, solitamente iniziano dalla seconda settimana di età, raggiungendo un picco verso la sesta settimana.
Quando si può ipotizzare che il bambino soffra di coliche?
Il dottor Wessel ha definito la cosiddetta ‘regola del 3’: “…si tratta di coliche se ci troviamo davanti a un lattante sano, ben nutrito, che piange più di 3 ore al giorno, per più di 3 giorni alla settimana, e per più di 3 settimane di seguito”. Il consiglio è di avvalersi sempre del parere di un pediatra.
Le coliche hanno sintomi e caratterizzate precise:
- pianto improvviso eccessivo ed incontrollato (secondo la regola del 3);
- il bambino stringe i pugni e flette le gambe sull’addome e appare inconsolabile.
- Tra una crisi e l’altra può calmarsi e addormentarsi.
Le cause dell’insorgenza delle coliche non sono ancora chiare, si ipotizza possano dipendere da più fattori come: intolleranze alimentari, disturbi gastrointestinali, eccessiva presenza di gas nelle anse intestinali, dinamica della peristalsi (produzione maggiore di un ormone chiamato motilina che sembra sia la causa di contrazioni intestinali più intense), inappropriato rapporto tra genitori e neonato ed immaturità del Sistema Nervoso Centrale.
Il massaggio infantile per dare sollievo in caso di coliche
Il massaggio quotidiano dell’addome può essere di grande aiuto in particolare quando le coliche del bambino sono collegate ad un’immaturità intestinale. Il massaggio non deve essere effettuato durante la colica, ma in un momento della giornata in cui il piccolo non piange ed è tranquillo e senza tensioni. I benefici delle stimolazioni tattili e pressorie del massaggio infantile in caso di coliche, sono molteplici, oltre a stimolare la maturazione della funzionalità delle fibre nervose responsabili dei movimenti intestinali, dà al piccolo piacevoli sensazioni di rilassamento.
Se sei interessato al massaggio infantile e i suoi benefici leggi anche:
I benefici del massaggio infantile
Il massaggio infantile stimola lo sviluppo cerebrale!
Come si svolge il corso di massaggio infantile?
Se sei un genitore e sei interessato a partecipare ad un’esperienza unica di profondo con-tatto con il tuo piccolo, non esitare a contattarmi! Mensilmente si organizzano corsi per genitori con bambini dai 0-9 mesi.
Dott.ssa Desirè Roberto
Come si svolge il corso di massaggio infantile?

Salve a tutti, oggi vi spiego brevemente in cosa consiste il corso di massaggio infantile.
Il corso è rivolto ai genitori con bambini dai 2 ai 9 mesi e può essere individuale o di gruppo ( i gruppi sono solitamente di 5 coppie di genitori con bambini) , si articola in 4-5 incontri di un’ora ciascuna, indicativamente una volta a settimana.
Ogni genitore potrà usufruire durante il corso del cuscino a forma di goccia in pula di faro, la forma richiama un po’ quella del ventre materno. Per queste sue caratteristiche è ideale per il massaggio in quanto agevola il rilassamento dando una sensazione che rassicura e protegge. Grazie all’imbottitura in pula di farro il cuscino è morbido, traspirante e senza allergeni.
L’insegnante dimostrerà le sequenza dei massaggi con l’aiuto di una bambola delle dimensione di un bimbo, pensata appositamente per questo scopo ma sarà direttamente il genitore a massaggiare il proprio bimbo.
“Se partecipo al corso e mio figlio dorme? Se piange?”
Prima di ogni altra cosa vi sono i BISOGNI e il RISPETTO del bambino. Il massaggio verrà eseguito SOLO se il bambino è calmo e disponibile, se invece il bambino dorme verrà lasciato dormire, se il bambino ha fame verrà allattato e così via.
l bambino ha bisogno, oltre che di nutrimento, anche contatto fisico, uno stretto contatto pelle a pelle. Tanto più i bisogni del neonato saranno soddisfatti (bisogno di nutrimento, di calore, affetto), quanto prima sarà pronto ad esplorare dal solo il mondo esterno.
Specifico che praticare il massaggio non è tanto imparare una tecnica ma imparare a relazionarsi meglio con il proprio bambino massaggiandolo, stimolare l’attaccamento, la sintonia emotiva e imparare il linguaggio SEGRETO dei nostri bambini.
Per saperne di più, ti invito a leggere I benefici del massaggio infantile e Il massaggio infantile stimola lo sviluppo cerebrale!
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Il massaggio infantile stimola lo sviluppo cerebrale!

Un’interessante scoperta!
In uno studio italiano guidato dal neurologo Lamberto Maffei e pubblicato sul The Journal of Neuroscience è emerso che: i massaggi ricoprono un ruolo di grande importanza per lo sviluppo cerebrale e la maturazione del sistema visivo, nei neonati prematuri.
Lo studio ha coinvolto venti neonati nati prematuri (34-35 settimana di gestazione). Dieci neonati sono stati massaggiati 10 minuti al giorno per 14 giorni, gli altri dieci invece non hanno ricevuto nessun massaggio. Dopo questo periodo e per i mesi successivi, i bambini sono stati sottoposti a test per la misurazione dell’attività cerebrale (attraverso l’elettroencefalogramma), test di valutazione dello sviluppo visivo e indici di valutazione per l’accrescimento corporeo. Dai risultati è emerso che i dieci neonati massaggiati avevano una vista più sviluppata, un accrescimento corporeo più rapido e una maggiore attività cerebrale e un abbassamento dei livelli di cortisolo (ormone dello stress). L’équipe di ricercatori ha dimostrato come il massaggio agisca modulando i livelli di dell’IGF-1 (Insulin like growth factor 1), un ormone di natura proteica prodotto dal fegato e importantissimo per promuovere la crescita del cervello.
Leggi anche I benefici del massaggio infantile
Sei un genitore e sei interessato ad un’esperienza unica di profondo con-tatto con il tuo bambino? Vorresti partecipare ad un corso di massaggio infantile? Non esitare a contattarmi. Clicca sul seguente link: Contatti
Dott.ssa Desirè Roberto
Bibliografia:
A. Guzzetta, S. Baldini, A. Bancale, L. Baroncelli, F. Ciucci, P. Ghirri, E. Putignano, A. Sale, A. Viegi, N. Berardi, A. Boldrini, G. Cioni, L. Maffei. Massage accelerates brain development and the maturation of visual function, The Journal of Neuroscience (2009)
I benefici del massaggio infantile

“Congiungi il tuo cuore a quello del tuo bambino.
Toccalo usando le mani, gli occhi e il cuore.
Lascialo interagire con il mondo che vive e respira”
(Vimala McClure)
Il neonato ama farsi massaggiare fin dai primi giorni di vita, in molte culture è un aspetto fondamentale della cura del neonato. Molte ricerche scientifiche dimostrano l’importanza del contatto per il bambino, fondamentale non solo per l’aspetto relazionale ma anche per il suo sviluppo psico-fisico.
Il tatto è il primo senso a svilupparsi, già nel grembo materno (tra la 6°-9° settimana di gestazione) e per questo è molto sensibile. Il con-tatto è per tale motivo uno strumento di comunicazione molto importante nella relazione genitori-bambino.
I benefici sono molteplici:
- promuove il legame madre-bambino/padre-bambino;
- aiuta lo sviluppo delle capacità prelinguistiche di comunicazione;
- favorisce il bonding (legame/attaccamento);
- attivazione di tutti e 5 i sensi;
- aiuta a regolarizzare i ritmi del sonno;
- aiuta a sviluppare la capacità di autoregolazione;
- normalizzazione del tono muscolare;
- riduzione degli ormoni dello stress e maggiori livelli di ormoni del rilassamento;
- minore iperattività;
- minore ipersensibilità;
- può aiutare in caso di: coliche, gas intestinale. crampi gastrontestinali, fastidi della dentizione, tensione muscolare.
- migliora le capacità di apprendimento;
- migliora lo sviluppo muscolare e il tono;
- favorisce lo sviluppo dei sistemi: circolatorio, respiratorio, digerente, ormonale, immunitario, linfatico, nervoso e vestibolare (equilibrio);
- promuove la connessione neuronale (accelera la crescita della guaina mielinica);
- permette l’integrazione sensoriale.
Concedetevi un’esperienza unica di intima condivisione con il vostro bambino, sarete direttamente voi a massaggiare il vostro piccolo regalandovi un momento speciale tutto per voi!
Il massaggio non è una tecnica da apprendere ma piuttosto un’esperienza tramandata da generazioni, questi momenti di condivisione vi permetteranno di scoprire il LINGUAGGIO SEGRETO del vostro bambino, entrando in contatto con i suo bisogni e le sue richieste.
Leggi anche Come si svolge il corso di massaggio infantile?
Il massaggio infantile stimola lo sviluppo cerebrale!
Dott.ssa Desirè Roberto
5 incontri gratuiti per 5 persone!

Concedetevi un’esperienza unica da condividere con il vostro bambino. Un momento di intima condivisione e contatto solo per voi. Il massaggio non è una tecnica da apprendere ma piuttosto un’esperienza tramandata da generazioni, questi momenti di condivisione vi permetteranno di scoprire il LINGUAGGIO SEGRETO del vostro bambino, entrando in contatto con i suo bisogni e le sue richieste.
Scopri quali sono I benefici del massaggio infantile
Dott.ssa Desirè Roberto
“Mamma e papà si separano”…E i figli?

Caro lettore, a fronte delle numerose richieste sul tema delle separazioni e bambini contesi, vi dedico qualche articolo sperando che possa essere utile a chi si trova ad affrontare una situazione simile. Vi ricordo inoltre che per qualsiasi chiarimento in merito potete contattarmi privatamente (SEZIONE “CONTATTI”).
L’argomento che di seguito affronteremo è MOLTO delicato, quando due genitori decidono di separarsi ne risente l’intero nucleo familiare e in particolar modo i figli.
Il modo in cui i figli reagiscono dipende da numerosi fattori: età del bambino, contesto familiare (nonni/zii/parenti), supporto sociale, personalità del minore ma in particolare ciò che influenza maggiormente è il modo in cui mamma e papa si comportano con i figli durante la separazione. (Emery e Forehand, 1994).
-Cosa dire ai bambini?
Capita spesso che i genitori decidano di non dare spiegazioni al bambino. Immaginate quanto possa essere destabilizzante per il bambino vedere papà o mamma che va e viene, dorme sul divano, sparisce per giorni, mamma/papà piange e non si sa il perché. I bambini sono degli attenti osservatori, captano che qualcosa non va, avvertono che qualcosa è cambiato e perché non renderli partecipi di ciò che sta accadendo nella loro famiglia? I bambini hanno bisogno di spiegazioni ed è importante che queste siano calibrate adeguatamente all’età del bambino.
-Non essere più moglie/marito ma continuare ad essere padre e madre-
Sembra scontato ma non lo è, spesso si rassicurano i bambini dicendo “mamma e papà saranno sempre gli stessi”, sappiamo tutti che non sarà esattamente la stessa cosa. Dedica del tempo a tuo figlio, cerca di essere presente nella sua vita, fagli sentire che ci sei e dimostralo. Succede spesso che i bambini di genitori separati si sentano abbandonati e questo può avere delle ripercussioni in età adulta. È molto importante che i genitori collaborino e agiscano insieme, mamma e papà sono entrambi responsabili del benessere psico-fisico del proprio bambino. Sarà sicuramente difficile all’inizio ma con il tempo dovrete imparare a dialogare per prendere delle scelte per il vostro bambino.
-I “ Ti voglio bene”
In un momento di forte crisi coniugale è difficile mettere da parte la rabbia verso il coniuge ed esprimere i propri sentimenti nei confronti dei figli. Fai sentire il tuo bambino amato, quando un figlio è piccolo non è in grado di comprendere chiaramente cosa stia accadendo alla propria famiglia e potrebbe attribuirsi la colpa della separazione dei genitori (“faccio sempre arrabbiare mamma e papà, forse è colpa mia se si lasciano”). I bambini hanno bisogno di sapere di essere amati, di essere stimati, di essere importanti per mamma e papà, devono sapere che non sono la causa della separazione dei genitori.
-Non coinvolgere tuo figlio nella tua battaglia
Questo è il nodo più amaro da ingoiare, è la cosa più difficile da fare. La rabbia prende il sopravvento e i figli diventano un mezzo per alimentare la battaglia legale e “distruggere” l’ex coniuge. Si parla male dell’altro genitore dando informazioni scorrette o parziali, cercando così di allontanare il figlio dall’altro (PAS”Sindrome di Alienazione Parentale”). Inoltre, tuo figlio non dovrebbe essere il tuo confidente. Essere chiari e spiegare cosa sta accadendo è diverso dal raccontare ai figli aneddoti privati ed intimi della coppia.
Sperando che questa riflessione sia stata utile, ti invito a seguire gli articoli che saranno pubblicati in questi giorni sempre su questo tema: “ Reazioni dei figli alla separazione”.
Dott.ssa Desirè Roberto
l’amico immaginario dei bambini. consigli per i genitori
“Mio figlio ha 4 anni e parla con un amico immaginario,
ha anche un nome: si chiama Bit!
Lei pensa che sia malato?”
Oggi parliamo dei bambini e dei loro amici immaginari: spesso i bambini parlano con l’amico immaginario e lo “portano ovunque”, sempre insieme a loro. I bambini ci giocano e intrattengono fervidi dialoghi o litigi.
Bisogna preoccuparsi?
NO, vorrei rassicurare tutte le mamma che si sono poste questa domanda. Non è un comportamento patologico ma è un fenomeno molto frequente che caratterizza in media 2 bambini su 3, solitamente si riscontra nei primogeniti.
La fascia d’età in cui compare l’amico immaginario è tra i 3 e gli 8 anni, età in cui, il bambino non ha ancora acquisito la capacità di distinguere tra realtà e sogno.
Gli amici immaginari possono essere di due tipi: rappresentato da un giocattolo o un pupazzo reale del bambino (il bambino attribuisce all’oggetto connotati umani) e quelli del tutto inventati.
La funzione tra le due fantasie è diversa: il giocattolo, il pupazzo o l’oggetto in generale, ha la funzione di dare sicurezza in momenti di separazione o lontananza dal genitore; l’amico invece puramente inventato, rappresenta un altro sé, colui che può fare tutto ciò che al bambino reale è stato proibito di fare, incarna i suo desideri o il suo ideale di perfezione. La tipologia più frequente di fantasia è rappresentata da amici immaginari della stessa età e dello stesso sesso ma magari con caratteristiche o poteri speciali. Secondo la psicologa Marjorie Taylor Press, non solo non è il caso di preoccuparsi ma, bisogna considerare questa invenzione un modo normale e sano che hanno i più piccoli di adattarsi all’ambiente circostante.
Da numerosi studi è emerso che i bambini che hanno o hanno avuti un amico immaginario sono solitamente meno timidi, più creativi e con maggiori capacità comunicative.
Quanto tempo dura un compagno immaginario?
Non vi è un tempo standard, può durare qualche mese e a volte, anche qualche anno, finché il bambino ne sente il bisogno.
Cosa suggerisco ai genitori?
-Non rendere credibile e reale il personaggio immaginario creando uno spazio fisico concreto, ad esempio mettendo un piatto e delle posate a tavola e magari anche del cibo per l’amico immaginario (questo crea molta confusione nel bambino). I bambini parlano, giocano e viaggiano con loro ma sanno che in realtà non esistono!
-Non ridicolizzare, prendere in giro il bambino;
-Non ammonirlo dicendo che “non esiste!” “qui non c’è nessuno!”;
-Se il bambino chiede di partecipare al suo gioco di fantasia, partecipare appunto in modo fantasioso. Ad esempio se il bambino chiede di apparecchiare anche per l’amico immaginario farlo simulando con piatti, posate e cibo invisibili.
Facciamo un passo indietro, concediamoci di ritornare bambini e scopriremo nuove sfaccettature di noi accantonate da tanto tempo…spazio alla fantasia!
Dott.ssa Desirè Roberto
smartphone ai bambini: impatto negativo sullo sviluppo di competenze linguistiche e relazionali

Capita spesso che i bambini piangono e dopo un’intensa giornata di impegni e stress, i genitori vorrebbero solo un po’ di relax e silenzio. Soprattutto a fine giornata si hanno poche energie per fronteggiare il pianto di un bambino e una risorsa efficace, quando niente sembra riuscire a calmarli, è ricorrere ai nostri tablet e smartphone e i bambini si calmano come d’incanto affascinati da questi oggetti.
Quale effetto possono avere sul loro sviluppo emotivo?
I ricercatori statunitense Boston University School of Medicine sostengono che i bambini hanno bisogno di trovare il modo di auto- regolare i loro sentimenti, va dato il tempo di calmarsi da soli e non “coprirli” con distrazioni.
“Se questi dispositivi diventano il metodo predominante per calmare e distrarre i bambini, essi saranno in grado di sviluppare i propri meccanismi interni di autoregolamentazione?”
L’utilizzo nei primi anni di vita l’utilizzo, di tablet e smartphone o, le ore trascorse davanti al televisore hanno un impatto negativo sullo sviluppo di competenze linguistiche e relazionali. In questa tappa della vita (al di sotto dei 2 anni) il bambino dovrebbe essere impegnato nell’interazione con l’adulto, con i coetanei, dovrebbe impiegare il tempo “esplorando” e utilizzando il gioco non strutturato.
Radesky sostiene che l’utilizzo di tali oggetti, può interferire con la capacità del bambino di “educarsi” “all’empatia e di acquisire competenze sociali e di problem solving oltre a poter sostituire attività pratiche importanti per lo sviluppo di competenze sensomotorie e visuomotorie “.
- L’uso dei tablet dovrebbe essere bandito?
Dipende dall’età dal bambino, al di sotto dei due anni potrebbe essere dannoso per lo sviluppo sociale ed emotivo, invece, risulta un valido aiuto per i bambini più grandi (età prescolare), ad esempio per le applicazioni per imparare a leggere e per la comprensione della lettura.
Come fare quando il bambino piange? Semplice! Comportarsi come quando smatphone e tablet non esistevano quindi spazio alla fantasia…
Voi che state leggendo, cosa ne pensate?
Dott.ssa Desirè Roberto
Bibliografia
Jenny S. Radesky, Jayna Schumacher, Barry Zuckerman.(December 2014) “Mobile and Interactive Media Use by Young Children: The Good, the Bad, and the Unknown.” Pediatrics vol. 135
STRATEGIE CONTRO LA PAURA DEL BUIO NEL BAMBINO
I nostri bambini piangono, non vogliono dormire soli e per di più al buio.
Perché i bambini hanno paura del buio?
Il buio, nell’immaginario collettivo, rappresenta tutto ciò che non possiamo controllare con i nostri sensi e per questo, potrebbe nascondere molti potenziali pericoli. I neonati non hanno questa paura, hanno paura dei rumori forti e del dolore ma, non hanno paura del buio perché vengono da un luogo buio. Generalmente intorno all’età di 2-3 anni, dopo aver appreso la differenza tra buio e luce, inizieranno ad avere paura nel buio, non del buio. La paura è legata a tutto ciò che può accadere nel buio: brutti sogni, rumori, presenza di mostri. Può essere un’angoscia legata alla separazione dai genitori, l’abbandono, il distacco.
Come devono comportarsi i genitori?
- Prima di tutto è necessario “accogliere” la paura del bambino e non ridicolizzarlo. Concedersi un po’ di tempo per stare con lui e rassicurarlo, assicurando che non ci sono né mostri, né presenze strane. A volte sono importanti giochi per “esorcizzare” la paura, attraverso il gioco il bambino si tranquillizza.
- Raccontare una favola è un alleato contro la paura, le fiabe hanno come oggetto la paura e rappresentano la metafora delle paure del bambino. È importante dare intonazione alla fiaba, non solo leggerla ma raccontarla esprimendo con la prosodia la tensione emotiva dei personaggi del racconto. La fiaba permette al bambino di identificarsi con i personaggi che come lui, hanno paura ma, alla fine ne escono vittoriosi. Sono eroi che riescono a distruggere il male. Attraverso il racconto, il bambino impara a riconoscere le sue paure, identificarsi e a superarle.
- Può essere positivo regalare al bambino un orsacchiotto che faccia da compagnia (oggetto di transizione).
- Per abituare il bambino a dormire solo, si può utilizzare una piccola lucina da parete per poi eliminarla gradualmente rendendo partecipe il bambino. (“Proviamo a spegnere la luce per 5 min? La mamma ritorna tra 5 min e la riaccende.”)
- È opportuno lasciare aperta la porta della stanza del bambino affinché, il bambino sappia che, se dovesse avere paura, la mamma o il papà sarebbero subito da lui.
I genitori dovrebbero evitare di trasmettere ansie o paure immotivate al bambino (ad esempio “il lupo cattivo”). Il bambino pensa che tutto può prendere forma e tutto può accadere, se abituiamo il piccolo all’idea del “lupo cattivo” o a qualsiasi altro essere animato/inanimato che lo punirà, contribuiamo a trasmettergli ansia e paure. Tuteliamo i nostri piccoli.
Dott.ssa Desirè Roberto
Perchè Peppa Pig piace tanto ai bambini?
Peppa Pig è una vera invasione! Trasmessa in 180 Paesi, è arrivata in Italia nel 2011 dall’Inghiltera e, come negli altri Paesi è diventata una star! Vi sono gadget per tutti i gusti: peluche, lenzuola, zaini, libri, costumi, teli mare, tappeti, tazze, posate, piatti, penne, astucci, quaderni, borsette, cd, orologi e tanto altro ancora.
Per quale motivo questo maialino piace tanto ai nostri bambini?
Sicuramente è un cartone “studiato ad hoc” per piacere ai più piccoli, non a caso ha diverse caratteristiche adatte per un pubblico di piccoli ascoltatori:
1 . La sigla che, apre e chiude ogni puntata è orecchiabile, di breve durata, si ripete sequenzialmente ogni cinque muniti, è quasi ipnotica.
2 . Gli episodi sono corti (circa 5 minuti), studiati tenendo conto del tempo di concentrazione dei bambini in modo tale da poter seguire senza “perdersi” né stancarsi;
3 . La voce fuori campo spiega con chiarezza e semplicità quello che succede, con frasi corte che contengono sempre soggetto ed azione;
4 . I personaggi sono antropomorfizzati ( hanno caratteristiche umane). L’antropomorfismo, ovvero l’attribuzione di caratteristiche e qualità umane ad esseri animati o inanimati, fenomeni naturali o soprannaturali, affascina grandi e piccini. I bambini danno nomi a peluches, bambole, animali, giocano immaginando (e desiderando) che possano parlare come gli umani.
Questo cartone animato fa bene ai bambini? Aspetti controversi.
Un elemento contraddistingue il cartone di Peppa pig dagli altri: LA FAMIGLIA ATTENTA E PREMUROSA. Peppa ha due genitori presenti e disponibili, giocano con lei e con il fratellino George, sono sempre attenti alle richieste dei figli, non si arrabbiano mai e alla fine di ogni puntata (qualsiasi cosa succede), finisce con una grossa, grassa risata collettiva o in alternativa tutti a saltare nelle pozzanghere di fango. Questo, per alcuni, è un insegnamento che serve a grandi e piccini. Ogni bambino ha il DIRITTO di essere amato, rispettato, di avere genitori attenti e premurosi ma, cosa accade quando in casa non regna l’amore e l’armonia? I genitori di Peppa sono sempre carini e trovano sempre una soluzione a tutto e nonostante le marachelle di Peppa non si arrabbiano mai.
Secondo voi, Peppa e la sua famiglia idealizzata, è un confronto positivo o negativo per i nostri piccoli?
Peppa Pig, a volte, è un personaggio irriverente e capriccioso, quanto i bambini apprendono dal suo comportamento? Ci sono bambini che hanno iniziato ad “esprimersi” in rutti e grugniti?
Dott.ssa Desirè Roberto
Sitografia
unamammapsicoterapeuta.wordpress.com
USO DEL CELLULARE IN GRAVIDANZA E IPERATTIVITA’? UN’IPOTESI!
Quanto può far male per le donne in gravidanza l’uso del telefonino e l’esposizione del feto alle onde elettromagnetiche?
Secondo uno studio condotto dagli scienziati presso la Yale School of Medicine, l’esposizione dell’utero alle radiazioni del cellulare, potrebbe essere una possibile causa di diagnosi di Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD). Questa ipotesi nasce dalle osservazioni condotte su roditori, feti esposti alle radiazioni del cellulare, potrebbero soffrire di problemi comportamentali e avere una ridotta capacità mentale. La corteccia prefrontale, coinvolta nei Deficit Attentivi dei pazienti con problematiche dell’attenzione, è anche la parte del cervello che sembra essere maggiormente colpita dalle radiazioni. I topi sottoposti a radiazioni, tendono ad essere più iperattivi e, sono dotati di minore capacità mnemonica, i problemi comportamentali riscontrati, somigliano a quelli dell’ ADHD. Gli scienziati hanno attribuito questo mutamento comportamentale ad un effetto durante la gravidanza nello sviluppo dei neuroni nella corteccia cerebrale. Gli studiosi deducono da questo esperimento che l’incremento dei disturbi comportamentali dei bambini, potrebbe essere in parte provocato all’esposizione dei feti al telefono cellulare.
Dott.ssa Desirè Roberto
Bibliografia
K. N. Peart, G. Gan, Xiao-Bing Gao. (2012). Cell phone use may cause behavioural disorders in offspring. Yale School of Medicine News.







