Evento on-line. Covid-19 conseguenze psicologiche su bambini e adolescenti
Sperando di fare cosa gradita, condivido con te il video dell’evento formativo.
Se sei un genitore, un educatore o un insegnante, sicuramente ritroverai informazioni utili.
Clicca sull’immagine per poter accedere al video dell’evento.
Poi mandami un feedback e dimmi cosa ne pensi.
Buona giornata a tutti.
Dott.ssa Desiré Roberto
Inizia da qui!

Iniziare un nuovo cammino
Ogni Nuovo inizio spaventa, la cosa più difficile del cambiamento è iniziare a pianificarlo…far spazio a nuove alternative nella nostra mente. Niente è impossibile. Forza, oggi è un nuovo giorno per riprendere il cammino o per cambiare rotta.

Dott.ssa Desirè Roberto
Psicologa- Contatti
“Le paure che non affronti diventeranno i tuoi limiti” (R. Sharma )
Affrontare i nostri “giganti” richiede coraggio
e forza d’animo, ricorda però che NULLA E’ IMPOSSIBILE!
Convegno 8 Marzo 2025

Esplosioni emotive

Ci sono esplosioni emotive interiori che agiscono in sordina, celate da un’apparente tranquillità, normalità e ritualità quotidiana.
Quando arrivano sono ostinate, irruenti e categoriche.
Ci sono persone che “fanno il botto”, lasciando tutti meravigliati, il giorno prima hanno la loro quotidianità, il giorno dopo lasciano tutto e vanno via. Così, un marito non si aspetta di essere lasciato dalla moglie, un datore non comprende perché un operaio è andato via all’improvviso e un’amica si chiede dove abbia sbagliato…
L’esplosione si è generata da un lento logorio interiore, un lento annaspare speranze di cambiamento, un lento soffocare emozioni, senso di ingiustizia e rancore.
Le persone “troppo buone” non esistono, le persone “troppo buone” sono quelle che hanno più esplosioni emotive.
Forse un giorno proprio quella persona che a volte rimproveri, disprezzi o umili, ti mancherà. Non permettere che accada…chi va via, non torna.
17 dicembre 2023

Sei qui
Per tutti i momenti in cui hai fatto un sospiro e trattenuto le lacrime, per tutti i momenti in cui hai pensato di non farcela e hai avuto paura di fallire. Per tutti i momenti in cui i tuoi sogni sembravano svanire, per tutti i momenti in cui ti sei sentito stanco, senza forze e speranza. Per tutti i momenti in cui hai pensato di aver fatto scelte sbagliate, per tutti i momenti in cui avresti voluto essere altrove, per tutti i momenti in cui hai rimpianto il tuo passato. Per tutti i momenti in cui ti sei chiuso in te stesso e hai avuto paura delle tue emozioni, per tutti i momenti in cui ti sei chiesto se questo fosse il tuo posto nel mondo: poi un sorriso, uno sguardo, una frase. Qualcosa ha cancellato ogni incertezza.
Sei qui, questa è la tua vita e malgadro i problemi, c’è sempre qualcosa di bello, sempre qualcosa per cui vale la pena ogni momento vissuto.
Dott.ssa Desiré Roberto

Perché ricordiamo più i momenti brutti che quelli belli?
Di cosa hai bisogno?
Facciamo un piccolo esercizio insieme
Il potere distruttivo delle critiche
L’urlo silenzioso
Ti vedo caro ragazzo, ti guardo mentre fissi lo sguardo nel vuoto, ti guardo mentre ti scrolli di dosso le tue fragilità e affronti il mondo a muso duro.
Ti vedo quando ti mostri forte e racconti al mondo social, una vita vissuta a piene mani e ricca di colori.
Ti vedo quando abbassi lo guardo nascondendo la tua triste solitudine interiore. Ragazzo mio, guardo i tuoi occhi e vedo fragilità, paura e vuoto.
Proprio tu che negli anni in cui avresti dovuto fiorire tra i tuoi coetanei ti sei ritrovato solo, chiuso nella tua camera a fronteggiare paure e delusioni.
👉 “L’urlo silenzioso” di Ivan Licciardi. Argilla refrattaria.
Un’opera d’arte del 2022, parla di noi, del nostro tempo, un tempo sospeso tra covid e tecnologia.
Un tempo di urla sommesse e silenziose, un tempo di vuoto e silenzio. Un tempo di solitudine e ricerca di condivisione. Di paure e di incertezze.

Quando le emozioni negative diventano patologiche?
Qual è la sfida più ardua nel raggiungere un obiettivo?
Il lutto e l’obbligo morale di soffrire
Quali sono i momenti di crescita personale?
Sai che involtariamente metti in atto dei comportamenti che alimentano la tua ansia?
👉Le esperienze del passato, non quelle presenti, condizionano i tuoi comportamenti.
Sono senza emozioni
Se avessimo la capacità di guardare oltre
l’apparenza, se avessimo il dono straordinario di riuscire a vedere il cuore delle persone, sicuramente vedremmo molti “vuoti interiori”.
A volte il dolore è così intenso, forte, intollerabile, che il nostro sistema nervoso “spegne le emozioni”.
A quel punto, potresti sentirti vuoto e insensibile per il gran parte del tuo tempo. Potresti avere crisi improvvise di pianto o rabbia.
Il più delle volte, potresti desiderare la solitudine, piuttosto che la compagnia. Però,
nell’intima sofferenza, separato da tutti, il tuo dolore non fa altro che aumentare.
Se ti senti proprio cosi, vuol dire che qualcosa ha scosso la tua vita, a tal punto da aver perso la bussola. Non vergognarti. Non sei un debole. Non essere severo con te stesso…
Siediti, respira, accetta che in alcuni momenti della vita è normale soffrire. Si può cadere e ci si può rialzare.
Si può chiedere aiuto.
Si può cambiare.
Si può imparare a pensare in modo diverso.
Puoi aver cura di te e questo è il primo passo di amore verso te stesso.
Dott.ssa Desiré Roberto

Cosa temo del COVID?
Il COVID ci sta uccidendo
Ogni giorno, lentamente stiamo morendo. Non parlo di morte fisica, certo, c’è anche quella ma, non è solo quella.
Quello che realmente mi spaventa è la MORTE INTERIORE, è la SOLITUDINE, è la SPACCATURA SOCIALE che si sta creando.
Il virus ci sta uccidendo, in modo subdolo, viscido e sottile. Il virus sta dilagando nelle nostre menti, nei nostri cuori, toccando corde profonde e intime. Ci sta allontanando da chi amiamo, ci sta allontanando dalle nostre famiglie, dalla normalità, dagli abbracci, dal contatto. Ci sta facendo credere che stando soli sopravviviamo ma la solitudine uccide! Siamo tutti più poveri, poveri di affetti, poveri di relazioni, poveri di emozioni, poveri di esperienze condivise.
Il virus mi spaventa? SI.
Mi spaventa pensare che le spaccature sociali siano una via di non ritorno, temo che non saremo più in grado di guardaci negli occhi, temo che i nostri figli spegneranno le loro candeline soli o nel migliore delle ipotesi guardando uno schermo. Temo la depersonalizzazione di cui siamo vittime. Temo la perdita dei valori della famiglia, le domeniche tutti a casa della nonna o le belle tavolate imbandite. Temo le lotte di potere, quando ognuno ha in mano la propria fetta di verità. Temo la rassegnazione perché, fin quando ci sarà chi vuole cambiare le cose si intravede il cambiamento. Se però lasciamo le redini e ci rassegnamo a quello che sta succedendo, allora ABBIAMO PERSO.
I giorni difficili
A volte potresti sentirti come appesa nel vuoto, un vuoto esitenziale, un vuoto emotivo, un vuoto di energia.
Capita che le emozioni arrivano fino in gola e non trovano parole per esprimersi e rimani chiusa nel tuo silenzio per giorni.
Potresti sentirti persa e in balìa dei venti, con la paura che quel “passo in più” ti faccia cadere. Così, resti ferma sull’orlo di un precipizio, non sapendo cosa fare, spesso in attesa di qualcosa o qualcuno che venga in tuo soccorso.
👉Quando ti senti così: FERMARTI, RESPIRA, ALLONTANATI, RICORDA.
🙅♀️ FERMARTI. Hai bisogno di allentare la presa, le tensioni, i pensieri e le pretese da te stessa. Concediti del tempo per te, ritrova te stessa, quando ti allontani dal problema, tutto sembra più chiaro.
💆♀️RESPIRA. Rilassati. Trova in te le FORZE, esci e respira aria nuova, fermati ad assaporare un buon cibo, fai una passeggiata, incontra vecchi amici, guarda un bel film, fai un bagno caldo, leggi un buon libro, ritrova la tua fede.
💁♀️ ALLONTANATI dalle relazioni tossiche, da chi ti appesantisce, da chi ti sminuisce, da chi ti sottrae linfa vitale.
💭 RICORDA quanto sei stata forte nella vita, ricorda quanto hai superato, quante volte hai pensato di non superare un dolore e invece ci sei riuscita…riconosci il tuo valore e la tua forza.
Solo allora sarai pronta per quel passo tanto temuto.
RITROVA TE STESSA 💖
Un caro saluto a tutti

covid-19 conseguenze psicologiche su bambini e adolescenti

-“Com’era bello stare insieme” ![]()
-” Io voglio stare da solo!” ![]()
Due affermazioni distinte, un adolescente e un bambino. Uno ha conosciuto la bellezza della condivisione e della socializzazione, l’altro, ha conosciuto la solitudine, confinato tra i suoi giochi e le mura domestiche. Un piccolo esempio che apre un ventaglio di riflessioni.
COVID-19, quali implicazioni psicologiche per bambini e adolescenti? Quali suggerimenti per genitori e insegnanti?
Non mancare, sabato 20 febbraio ore 18. Webinar gratuito, accedi al link di seguito per partecipare https://meet.google.com/ohw-wugk-irc
8 BUONI MOTIVI PER FREQUENTARE IL NIDO
Molti genitori sono reticenti a portare il proprio figlio al nido, temendo che il bambino possa soffrire eccessivamente per la loro assenza. In alcuni casi, le mamme non sono pronte al distacco dal proprio cucciolo, questo è un aspetto fondamentale. Infatti è importante che, chi si prende cura del bambino sia emotivamente pronto. I bambini sintonizzano le proprie emozioni su quelle dei genitori, anche quando questi, cercano di “mascherare le proprie emozioni”, fingendo di essere sereni. Il bambino percepisce le emozioni dell’adulto, (i nostri cuccioli sono molto sensibili alle nostre emozioni).
Quindi il primo lavoro deve essere su noi genitori, vogliamo solo il meglio per i nostri piccoli e dunque, dobbiamo pensare che frequentare il nido è per il loro benessere, infatti sono molti i benefici, sia dal punto di vista emotivo, che cognitivo e relazionale.
L’inserimento al nido deve essere progressivo e graduale, i primi giorni mamma e bambino resteranno insieme, questo tempo servirà ad entrambi. Il bambino potrà familiarizzare con il nuovo ambiente e non sentirsi né spaventato né spaesato. Dopo il primo periodo di frequenza insieme, la mamma lascerà (sempre gradualmente) il bambino nel nuovo ambiente, senza la sua presenza.
Questa è prima esperienza fuori casa (diverso dall’ambiente familiare e dalla casa dei nonni), in cui il bambino inizia a confrontarsi con il mondo esterno.
Perché frequentare il nido è importante e utile per i nostri bimbi?
8 buoni motivi per frequentare il nido
- Sviluppo sensoriale: i bambini imparano facendo, al nido hanno possibilità di toccare, udire suoni, muoversi, guardare, scoprire il mondo manipolandolo. Il nido, rispetto alle nostre case, è un ambiente studiato per essere adatto al bambino. Un ambiente “protetto” in cui il bambino può muoversi in libertà, con un basso rischio di pericoli. I bambini hanno bisogno di esplorare e “sperimentarsi” ma, a casa sono frenati dall’adulto per i pericoli in cui i piccoli possono incorrere. Il nido rappresenta invece un ambiente ideale.
- Sviluppo abilità sociali: i bambini imparano a relazionarsi, sia con adulti estranei, sia con i propri coetanei. Questo è un aspetto molto importante, i bambini sono molto stimolati dal rapporto con l’altro. Inoltre imparano l’autoregolazione sociale.
- Sviluppo abilità linguistiche: attraverso l’interazione con l’altro, il bambino è più stimolato ad affinare le capacità linguistiche. Ha bisogno di farsi capire dai coetanei e di rafforzare le sue competenze linguistiche, questo consente di uscire dallo schema comunicativo adulto-bambino, il quale potrebbe essere poco stimolante, il bambino indica ciò di cui ha bisogno e l’adulto risponde al proprio bisogno.
- Sviluppo cognitivo: alcuni studi hanno dimostrato che i bambini che frequentano il nido abbiano una maggiore attenzione e concentrazione, predisponendosi più facilmente all’apprendimento. Al nido i bambini imparano canzoni e filastrocche e questo, insieme ad altre attività manuali e motorie, potenziano lo sviluppo cognitivo.
- Potenziamento motricità fine: attraverso le varie attività manuali proposte, i bambini affinano il controllo e la coordinazione oculo-manuale.
- Miglioramento coordinazione motoria: per i bimbi di pochi mesi, vedere gli altri bambini camminare è uno stimolo perché per imitazione, sono portati a “lasciarsi andare” più facilmente. Per i bambi più grandi (18-36 mesi), ballare, saltellare nei cerchi disegnati a terra, imitare il compagno che riesce a saltellare su una gamba, sono tutte attività che migliorano la coordinazione motoria.
- Rinforzo del sistema immunitario: i bambini al nido si ammalano frequentemente, ma questo stimola le proprie difese immunitarie e dunque si ammaleranno meno crescendo.
- Imparano le regole: vi sono piccole regole da rispettare, regole dello stare insieme e di comportamento. I bambini imparano il valore delle regole e questo permette al bambino l’autoregolazione.
Ultima precisazione (doverosa) è che non tutti i nidi si equivalgono, ciò che fa la differenza è la qualità del servizio offerto.
Un caloroso saluto a tutti voi.
Dott.ssa Desirè Roberto
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13 Segnali per capire se tuo figlio è ansioso
L’ansia è sempre un problema?
No. L’ansia è una reazione normale e innata di fronteggiamento di fronte a situazioni di pericolo, stressanti o incerte. Quando vi è una situazione minacciosa, il nostro cervello si attiva affinchè il corpo reagisca al pericolo, un complesso meccanismo chiamato “attacco o fuga”, che mette in moto il nostro corpo e lo induce ad attivarsi. Quando i nostri antenati si sono trovati di fronte ad animali feroci, la paura e la conseguente attivazione fisica, ha permesso la loro sopravvivenza, potevano scegliere di attaccare o fuggire davanti al pericolo. Se i nostri antenati non avessero avuto paura, né ansia (e dunque non avessero adottato strategie per affrontare i pericoli), non saremmo mai nati.
Quando l’ansia diventa un problema?
Un carico eccessivo di ansia interferisce in molti aspetti della vita del bambino (e dell’adulto): dalla capacità di concentrarsi (inficiando sul rendimento scolastico), alla capacità di fare nuove amicizie e di vivere in armonia nel quotidiano.
I disturbi d’ansia sono caratterizzati da sentimenti pervasivi di preoccupazione o ansia, con evidenti sintomi fisici e comportamentali difficili da controllare, che causano difficoltà nell’adattamento sociale e che si manifestano per la maggior parte dei giorni per almeno sei mesi.
I livelli di ansia e di paura sono sproporzionatamente elevati rispetto agli stimoli ambientali.
Come si manifesta l’ansia nei bambini?
L’ansia non è sempre evidente e palese, spesso, soprattutto nei bambini, è velata o mascherata. Gli adulti non sempre si accorgono che il comportamento del bambino è un comportamento ansioso. Accade frequentemente, ad esempio, che un genitore porti il bambino in terapia per altri problemi e, scopre che in realtà, il bambino ha un disturbo d’ansia.
L’ansia non si manifesta sempre allo stesso modo, alcuni bambini sono ansiosi di tanto in tanto, altri sempre e altri ancora non sanno di esserlo.
Perché si diventa ansiosi?
La letteratura scientifica concorda che i fattori in grado di determinare l’insorgenza e il mantenimento dei disturbi d’ansia in età evolutiva sono tre:
–i fattori genetici;
–il temperamento del bambino;
-i fattori ambientali, i quali comprendono lo stile educativo genitoriale ed eventualmente l’ansia del genitore.
L’ansia si manifesta spesso attraverso il corpo, il bambino lamenta disturbi somatici di vario genere o riferisce di essere preoccupato per una determinata prestazione.
Quando l’ansia non è manifesta, quali comportamenti del bambino, potrebbero indurci a riflettere?
Ecco alcuni esempi che ci indicano che siamo di fronte ad ansia mascherata.
- Il bambino lamenta costantemente mal di pancia e mal di testa, lo avete portato dal pediatra, dal gastroenterologo e dal neurologo ma vi hanno comunicato che non c’è alcuna spiegazione medica a tali disturbi.
- Il bambino ha reazioni spropositate quando sbaglia (es. sbaglia a scrivere una parola, manifesta rabbia, la cancella e la scrive nuovamente).
- Il bambino ha “tic nervosi” in determinati momenti/contesti. (importante escludere una componente neuronale).
- Il bambino telefona costantemente alla mamma quando è lontana da lei e le chiede “quando torni?”.
- Il bambino ha iniziato a strapparsi i capelli.
- Il bambino ha costante bisogno di rassicurazioni (es. “papà sicuro che non succede niente?”) e sembra che nonostante si offra supporto, il bambino continua ad aver bisogno di essere rassicurato.
- Il bambino che fino a poco tempo fa amava dedicarsi ad un’attività o uno sport, improvvisamente rifiuta di andarci e magari dice “non mi piace più!”
- Il bambino rifiuta di andare a scuola.
- Il bambino ama esibirsi a casa ad esempio cantando, ballando o recitando poesie ma, quando gli viene chiesto di farlo in presenza di altre persone, ha “crisi di rabbia”.
- Il bambino loquace in contesti familiari, diventa “muto” in contesti non familiari.
- Il bambino all’improvviso ha inappetenza (mancanza di appetito) protratto per diversi giorni.
- Il bambino inizia improvvisamente a fare pipì a letto.
- Il bambino non vuole più dormire nel suo letto perché ha incubi.
Tutti gli esempi citati, potrebbero far presagire un disturbo d’ansia o in generale, che c’è qualche turbamento emotivo nel bambino. Naturalmente ogni situazione va adeguatamente approfondita da uno specialista del settore il quale, attraverso un’indagine approfondita, vi darà risposte e vi indirizzerà sul percorso da seguire.
Quando parliamo di bambini, è importante che la famiglia sia parte integrante del percorso. I genitori sono un elemento essenziale del trattamento, verranno insegnate strategie e l’intero nucleo familiare sarà impegnato nel far fronte al problema manifestato dal bambino.
Il mio consiglio è di rivolgervi sempre agli esperti nel campo evolutivo, perché un problema preso tempestivamente può essere risolto velocemente, prima che si cronicizzi e il lavoro per ristabilire l’equilibrio diventerà più lungo e complesso.
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Per qualsiasi informazione potete scrivermi a psichedr@gmail.com
Dott.ssa Desirè Roberto
…2021! Buon anno ❤️
Nel nuovo anno auguro al tuo cuore di guarire, lentamente e con dolcezza. Auguro al tuo cuore di essere leggero nelle pressioni quotidiane e nelle delusioni. Gli auguro di essere forte nei momenti fragili, forte nelle sconfitte, forte nelle perdite. Gli auguro di ricomporsi dopo ogni rottura e di ripartire dai sogni interrotti. Gli auguro di afferrare con grinta la vita e di lasciar andare chi lo mette in catene…Più di tutto però, gli auguro di ritrovare la fede per non sentirsi smarrito davanti alle incertezze. Caro cuore che stai leggendo, in questo nuovo anno che in queste ore farà capolino, ti auguro di volerti bene ❤️
Con affetto
Dott.ssa Desirè Roberto

7 frasi che un genitore non dovrebbe dire ad un figlio
Caro genitore, so quanto sei impegnato nella cura del tuo nido, quanta dedizione e sacrifici per i tuoi piccoli! Vorresti solo il meglio per loro e per il loro futuro.
Nessuno ci insegna come essere genitore e nessuno ci indica, come comunicare efficacemente con i nostri bambini, questo ci porta inconsapevolmente a commettere degli errori.
Un’antica massima orientale dice: semina un pensiero e raccoglierai un’azione, semina un’azione e raccoglierai un’abitudine, semina un’abitudine e raccoglierai un carattere, semina un carattere e raccoglierai un destino.
Quando comunichiamo al nostro piccolo, stiamo seminando pensieri, idee e sentimenti. Senza rendercene conto i bambini come “spugne” assorbono tutto.
Allora, quali sono le affermazioni che un genitore non dovrebbe mai dire al proprio figlio?
- “Non ti sopporto più!”
In alcuni momenti, la nostra pazienza è messa a dura prova, soprattutto quando ai capricci del bambino si associano giornate particolarmente stressanti, dovute a problemi lavorativi, familiari e stanchezza. Questo tipo di affermazione però, mortifica il bambino e la sua autostima, facendolo sentire non degno di amore e protezione.
2. “Se fai così, non ti voglio più bene!”
Questo è un ricatto morale! I nostri figli devono sapere di essere amati sempre, mamma e papà possono dire di essere arrabbiati per una determinata azione ma non che smettono di amare. L’amore non si baratta! Il bambino non dovrebbe mai mettere in dubbio l’amore di un genitore. Il rischio è che i bambini, crescendo, diventino adulti insicuri, bisognosi di rassicurazioni costanti sull’amore altrui e dominati dalla sensazione di dover “conquistare” l’amore dell’altro, comportandosi in modo compiacente e dimesso.
3. “Chiamo il lupo cattivo!” o “Non andare in quella stanza, c’è il lupo!”
Quante volte ho sentito dire queste frasi ai bambini! Pensi che sia giusto che un genitore incuta terrore nel figlio? Serve davvero una figura che spaventi il bambino per inibire un comportamento che ritieni errato?
I bambini devono fare i conti con tante paure nel corso del loro sviluppo e queste, hanno a che fare soprattutto con il distacco dalle figure di accudimento. Quando sono lontani da chi se ne prende cura, si sentono altamente vulnerabili, insinuare in loro la paura di qualcosa di brutto e cattivo, non fa altro che alimentare le loro ansie. Correre dai propri genitori quando si è spaventati è molto rassicurante ma se sono proprio loro a creare il terrore?
4. “Non sei capace/ Non ci riuscirai mai!”
Non inibire l’autonomia di tuo figlio. I bambini hanno bisogno di sentirsi all’altezza delle situazioni, di mettersi alla prova, di sperimentare le proprie capacità. Il consiglio è quello di lasciarlo fare, intervenendo solo qualora sia il bambino stesso a chiedere il nostro aiuto.
5. “Vedi? Tuo fratello è più bravo di te!”
Essere paragonati ad altri è sempre spiacevole, confonde i bambini e li fa sentire inadeguati. Ogni persona è unica e ha delle caratteristiche peculiari. I genitori spesso pensano che il confronto, possa essere un’incitazione a fare meglio ma, non è così!
6. “Sei nato per sbaglio!” o “Sei un errore”
Quante volte ho sentito adulti dirmi “mi hanno sempre detto che sono stato un errore”. Penso che sia la cosa peggiore che si possa dire ad un bambino, immaginate come possa sentirsi? Gli effetti di un’affermazione del genere sono devastanti per l’autostima. Sapere di non essere gradito, accettato, voluto, desiderato, genera sentimenti di angoscia, indesiderabilità e inutilità, con effetti devastanti sul benessere psicologico del futuro adulto.
7. “Sei un buono a nulla”
Se un genitore trasmette al figlio, l’idea di non credere nelle sue potenzialità/capacità, chi lo farà? La costruzione dell’autostima parte dalla nostra famiglia. Quante volte sei “caduto” ma ti sei rialzato, perché qualcuno ha creduto in te? Quando vedi tuo figlio scoraggiato, trasmetti forza e non debolezza, fiducia e non sconforto. Quando in figlio sente che c’è qualcuno che crede in lui, acquista nuove forze e vive le sconfitte come una lezione e non come un fallimento da cui non poter ripartire.
Caro genitore, hai un ruolo molto importante nella costruzione dell’autostima e dell’identità di tuo figlio. Se hai letto quest’articolo è perchè ti stai mettendo in gioco e questa è un’ottima occasione per riflettere sul tuo modo di parlare.
Sei hai domande non esitare a contattarmi all’indirizzo mail psichedr@gmail.com
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Dott.ssa Desirè Roberto
MUTISMO SELETTIVO: consigli per genitori e insegnanti
Cos’è il Mutismo Selettivo?
Ecco a voi consigli per genitori e insegnanti
Mamma e sviluppo infantile
Perché la mamma è importante per lo sviluppo psicologo infantile?
1 Maggio: grazie!

Grazie a te che rientri a casa con le mani sporche e che a volte nascondi perché “quello sporco non va mai via”. Grazie a te che a volte sei così stanco e vorresti solo piangere. Grazie a te che stai facendo di tutto per portare un piatto caldo sulla tua tavola. Grazie a te che, mentre rattoppi nuovamente il tuo pantalone, ridi di cuore pensando a tuo figlio felice per aver avuto il regalo che tanto desiderava. Grazie per le tue notti insonni, grazie per le pause pranzo mancate, per le ingiustizie ingoiate in silenzio. Grazie perché, anche se non è il lavoro che avresti voluto, ringrazi comunque Dio perché ne hai uno. Grazie a te che, nonostante sia difficile NON TI ARRENDI!
Oggi un grazie a tutti coloro che lottano ogni giorno perché, tornare a casa e vedere il sorriso di una moglie, di un marito o di un figlio è il vero regalo!!
Buon primo maggio a tutti 😘
Dott.ssa Desiré Roberto
5 Maggio 2019

6 Aprile 2019
Vi aspetto sabato 6 Aprile a Savignano Irpino. Il mio intervento sarà incentrato sulla dipendenza dalle nuove tecnologie: quali effetti sul nostro cervello?
Vi aspetto. Ingresso gratuito 😊

2 febbraio 2019

Sabato 2 febbraio 2019. Presso la Sala Convegni- Flumeri (AV).
Incontro tematico. Ingresso gratuito.
Buon anno
Auguro a tutti voi un buon inizio. Non sperare che il nuovo anno sia migliore, potresti esserne deluso. Spera piuttosto di affrontarlo nel migliore dei modi, di essere la parte migliore di te!
Adolescenti: perchè sfidano la morte?

Oggi 17 settembre 2018, ultimo aggiornamento di cronaca, “ragazzo muore cercando di fare un selfie sul tetto di un supermercato”. Sfide estreme e pericolose spesso sono il frutto di un macabro gioco, il cui nome è Blue Whale (Balena blu), nome non casuale, infatti fa riferimento alle balene che si spiaggiano sulla riva, lasciandosi morire senza un motivo. Il gioco, diviso in 50 prove di difficoltà (e pericolosità) crescente, sembra essere stato ideato da un giovane russo, responsabile della morte di una decina di ragazzi. Gli adolescenti sono contattati in rete e una volta accettata la sfida non possono tirarsi indietro altrimenti, minacciati di avere sere ripercussioni sui familiari.
La domanda che tutti si pongono “cosa spinge i giovani a sfidare la vita”?
- Il gioco trova “terreno fertile” nel bisogno adolescenziale di mettersi alla prova, di testare i propri limiti.
- Cambiamenti cerebrali. Si è soliti parlare di cambiamenti ormonali come causa dei cambiamenti comportamentali dell’adolescente, in realtà un ruolo molto importante è rivestito dai cambiamenti cerebrali. Non tutti sono a conoscenza che alla nascita il nostro cervello non è completo, il picco di cambiamenti cerebrali si ha tra i 12 e 24 anni, così come evidenziato dallo psichiatra Daniel J. Siegel. Le modificazioni cerebrali sono alla base di comportamenti tipici degli adolescenti quali: la ricerca di novità , il coinvolgimento sociale con i coetanei, una maggiore intensità emotiva. Il ruolo della Dopamina. “Il cervello è un insieme di cellule – i neuroni – che comunicano tra loro, attraverso sostanze chimiche chiamate neurotrasmettitori. Durante l’adolescenza si intensifica l’attività dei circuiti cerebrali che utilizzano la dopamina, un neurotrasmettitore che ha un ruolo fondamentale nel creare la spinta a cercare gratificazione”I, dice Daniel J. Siegel. L’aumento del rilascio di dopamina, aumenta la predisposizione degli adolescenti a essere attratti da esperienze danno eccitazione ed euforia.
- Desiderio di essere accettati, porta ad imitare ciò che fanno i coetanei e ad accettare in modo acritico ciò che gli viene proposto di fare.
- Rinforzo del conformismo mediato dalla rete, un comportamento enfatizzato in rete diventa subito moda.
Cosa possiamo fare?
La sfida letale, sta coinvolgendo numeri considerevoli di giocatori. Prevenire, deve essere la parola d’ordine!
Consigli per i genitori:
- Aumento della sicurezza in rete. I genitori spesso sono più sereni se il figlio è in casa piuttosto che in giro con gli amici. Questo dà maggior sensazione di “controllo” ma chi di voi è a conoscenza di ciò che succede quando il ragazzo è sul web?Dunque genitori, anche se questa cosa non vi piace (e non piace neanche ai vostri figli), ci vuole controllo, assicurarsi la sicurezza in rete dei vostri figli. Chi conosce? Cosa fa?
- Osservate i vostri figli, se notate delle ferite strane sul suo corpo, indagate ulteriormente. Tipico è il cutting (incisioni che lasciano sottili cicatrici) o lo scarring (asportazione della pelle con qualcosa di affilato, in modo da avere il disegno desiderato quando cicatrizza).
- Dialogate. Sicuramente una componente importante per aiutare il proprio figlio è il dialogo.
- Insegnate. I ragazzi devono imparare a tollerare i sentimenti negativi, i momenti di frustrazione e sconforto, questo va insegnato.
Consigli per i ragazzi:
- Non sei obbligato! Anche se hai iniziato, anche se ti sembra impossibile uscirne, chiedi aiuto! Parlane con un adulto, confidati con i tuoi genitori.
- Salva i tuoi amici. Se conosci amici che hanno intrapreso questa sfida, avverti i suoi genitori. Il tuo contributo può salvargli la vita!
- Denuncia i curatori, se vieni contattato denuncia immediatamente alla Polizia. Se non sai come fare, chiedi l’aiuto ad un adulto.
Niente vale quanto la tua vita, abbi cura di te!
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Dott.ssa Desirè Roberto
Senti anche tu il vuoto dentro?
– Come ti senti?
– VUOTO!
Il vero vuoto è dentro noi! Cerchiamo di riempire la nostra vita di tutto ciò che serve per affrontare il “viaggio“, una corsa affannosa verso mete evanescenti. In questo correre incalzante e frenetico spesso dimentichiamo i compagni di viaggio e proseguiamo soli. Dimentichiamo di fare delle soste, di assaporare la bellezza di un paesaggio, le grida di un bambino, lo sguardo di un anziano, il sapore di una carezza, il tepore dei raggi del sole, il profumo dei fiori, il canto di un uccello… La valigia è piena di cose inutili ma siamo convinti che lí dentro vi è la felicità. Una valigia piena e un cuore vuoto… Fermiamoci un attimo, posiamo la valigia e iniziamo a vivere davvero! Trascorri del tempo con chi ami, fermati assapora la vita, vivi davvero. Buona giornata a tutti ☺️
Dott.ssa Desirè Roberto
Cosa doni a chi ti ama?
Una donna mi ha raccontato di aver preparato due torte, una era venuta benissimo ed era molto bella, l’altra invece, era poco cotta e molto brutta. Quando doveva decorarle, ha prestato molta attenzione a quella venuta bene e con gli avanzi ha ricoperto quella venuta male. -“Quella brutta la porterò a mia madre, quella bella invece, la porterò ai colleghi di lavoro.”
Spesso facciamo così in tante piccole cose quotidiane, diamo la parte migliore di noi a persone “estranee” alla nostra vita, lasciamo invece gli avanzi o il peggio di noi a chi realmente ci ama, ci comprende e si preoccupa per noi. Diamo per scontato l’amore e la comprensione dell’altro e smettiamo di alimentare i sentimenti, di far sentire l’altro amato, smettiamo di dargli la parte migliore di noi. Giustifichiamo le nostre mancanze con la loro comprensione. Non pensiamo mai che, chi ci ama, potrebbe stancarsi degli avanzi e allontanarsi.
RICORDA: Chi ti ama non merita i tuoi avanzi. Custodisci i tuoi affetti. Se questa storia ti ha fatto riflettere, lascia internet, lascia telefono e tv, concedi del tempo ai tuoi figli, a tua moglie/marito, ai tuoi genitori. Una telefonata, una visita, una gentilezza, un’attenzione, un “ti voglio bene”. Riempi la tua giornata di ricchezza. ❤️
Un caro saluto a tutti.
Dott.ssa Desirè Roberto
La forza del contatto

Perchè quando soffriamo cerchiamo la vicinanza fisica e il contatto di qualcuno?
Oggi parliamo dell’importanza del contatto umano. Ho scelto quest’immagine che ritrae una coppia di anziani che si tengono per mano, come per rassicurasi. Questa foto carica di tenerezza ha commosso il web (e anche me), per questo la condivido con voi!
I bambini sono più propensi al contatto, in generale molti adulti amano il contatto alcuni invece lo evitano (le radici di questo rifiuto sono sicuramente da ricercare nella storia di vita della persona).
In generale, quando stringiamo la mano di una persona cara che sta soffrendo, sincronizziamo il nostro respiro, il battito cardiaco e le onde cerebrali. In studi effettuati su campioni di coppie, si è notato che quando una persona è in una condizione di forte sofferenza si interrompe la sincronizzazione mentre il contatto fisico, (prendersi per mano), la ripristina.
Dunque il contatto fisico permette di sincronizzarsi, permette il sentirsi compresi e ciò riduce il dolore.
Dott.ssa Desirè Roberto
Le ferite del passato, quali conseguenze?

Oggi parliamo di ferite emotive, cicatrici invisibili che influenzano ciò che diventeremo da adulti. Si parla spesso di traumi infantili, vi siete mai chiesti perchè l’infanzia è così importante? Le basi di ciò che saremo risiedono nella nostra infanzia, le ferite in questo periodo di vita, hanno un forte impatto sulla personalità ed influenzeranno i nostri comportamenti e atteggiamenti relazionali futuri.
Le ferite emotive sono diverse da quelle fisiche, sono invisibili e proprio questo a volte non ci rendiamo conto che un nostro malessere può essere conseguenza di una ferita del passato. Alcune ferite guariscono da sole, altre lasciano invece segni profondi e ad ogni nostro momento di sconforto o di fragilità possono riattivarsi, richiamando la ferita del passato.
Quali sono le ferite emotive più frequenti? Quali conseguenze?
–Abbandono: quando il bambino vive una separazione precoce, un lutto familiare (non adeguatamente affrontato/motivato al bambino) o l‘assenza prolungata dalle figure genitoriali. Il bambino tende a darsi la colpa per l’assenza delle persone a lui care e potrebbe sperimentare la costante paura di essere abbandonato. Crescendo, questa paura può mutare in attaccamento estremo verso amici e partner (dipendenza affettiva).
-Rifiuto: è un atteggiamento dei genitori che fa sentire il bambino indesiderato, vengono utilizzate frasi di disprezzo nei suoi confronti o si rimpiange la sua nascita. Le persone che sono state rifiutate da bambini tendono ad essere ipersensibili e a diventare aspri e ostili. Sono talmente convinti di non essere desiderati che tendono a percepire come un’offesa anche una normale discussione.
-Promesse non mantenute: spesso i genitori fanno promesse che non mantengono (“Es. se fai i compiti, mamma ti porta dal tuo amichetto”… “Ti prometto che sabato sarò con te”). Le promesse non mantenute con il tempo diventano mancanza di fiducia, il bambino non si fiderà più degli altri, crescerà pensando di non potersi fidare di nessuno e questo potrebbe portarlo ad una chiusura verso gli altri e ad avere difficoltà a chiedere aiuto.
-Violenza: se il bambino ha vissuto in un ambiente violento, con maggiore probabilità rispetto ad altri tenderà ad utilizzare la violenza da adulto. Ha imparato che per gestire i conflitti o per affermare il proprio pensieri bisogna utilizzare la violenza.
-Paura: spesso i genitori non comprendono le paure dei bambini e “ci giocano” alimentando l’insicurezza e il terrore (“Se non mangi chiamo il lupo cattivo..” “Se non dormi chiamo la strega mangia-bambini”). I bambini hanno bisogno di rassicurazioni, di sentirsi protetti dai propri genitori per poter sviluppare pian piano una propria sicurezza interiore. Quando ciò non avviene rischiano di diventare adulti insicuri, ansiosi e incapaci di affrontare cambiamenti.
Come curare le proprie ferite emotive?
Non possiamo cancellare il nostro passato ma possiamo provare a trasformarlo. Individuare la propria ferita emotiva è un passo molto importante, implica acquisire consapevolezza e rielaborare un vecchio dolore. In questo percorso è essenziale la figura di un terapeuta che permetta di rielaborare un vecchio dolore e scardinare vecchie convinzioni disfunzionali conseguenti alla ferita avuta.
Leggi anche:Elaborare un trauma
Dott.ssa Desirè Roberto
7 CONSIGLI PER SUPERARE LA FINE DI UN AMORE
Pensavi di aver trovato finalmente la persona adatta a te, idealizzavi un futuro insieme e in cuor tuo pensavi di aver trovato la persona che ti completasse. Un giorno, questo sogno finisce e al suo posto si sostituisce un vero incubo: ti senti solo, non capito, amareggiato, frustrato, senza speranza né futuro e ti chiedi: com’è potuto succedere? Dove hai sbagliato? Così passi in rassegna la tua storia per capire dove e come hai sbagliato, ti colpevolizzi e stai ancora peggio, cerchi di contattarla ma ti rifiuta e allora i sensi di colpa aumentano, decidi così di non farti sentire per vedere la sua reazione e per testare se anche lei sente la tua mancanza. Lei non ti cerca e tu senti il tuo cuore esplodere, sei triste, tutto sembra essere privo di significato.
Oggi voglio darti qualche suggerimento per affrontare al meglio la fine di un amore, i grandi amori non si dimenticano improvvisamente e non c’è un rimedio che ti permetterà di stare improvvisamente bene, il dolore ci insegna sempre qualcosa anche se al momento non ce ne rendiamo conto.
1. ALLONTANATI DAI SOCIAL: non ti rassegni e il pensiero che il tuo lui o la tua lei stia bene anche senza te o peggio ancora, sia in compagnia di qualcun altro ti logora dentro e con una bella dose di sadismo spii la tua ex. Controlli gli accessi su WhatsApp, cerchi di capire perché era collegata questa notte (si è svegliata e voleva contattarti? Sta male? E’ uscita con qualcuno ed è rientrata tardi? Perché non dormiva a quell’ora?). Questo non fa altro che farti stare peggio e continua a mantenerti dipendente alla relazione, ti mantiene ancorato a lei.
2. EVITA DI PARLARNE SEMPRE: nei primi momenti è importante poter condividere la propria sofferenza con qualcuno (famiglia e amici) ma continuare a ripetere ai tuoi amici che stai male, che non puoi vivere senza di lei, non fa altro che aumentare la sofferenza. Non fai altro che ripetere a te stesso che senza di lei non stai bene, che gli amici non sono abbastanza. Se all’inizio parlarne ti dà sollievo, con il tempo ha l’effetto contrario: ingigantisce il problema e dopo un po’ anche i tuoi amici saranno annoiati.
3. SCRIVI I TUOI PENSIERI: ti sembrerà contraddittorio, perché non devo parlare ma devo scrivere? Scrivere ha una funzione diversa, favorisce l’elaborazione e la riflessione, aiuta a porti degli interrogativi e allevia la tua sofferenza. Scrivi usando carta e penna e non rileggere ciò che scrivi. Fai una piccola prova per una settima, quando sei triste, quando vorresti sfogarti: scrivi! Se ti risulta difficile, fai finta di scrivere una lettera in cui spieghi come ti senti.
4. CERCA SITUAZIONI ALLEGRE: so che non sei dell’umore adatto e vuoi stare in casa a contemplare il tuo dolore, non senti di essere “di compagnia” in questo momento. Sforzati di cercare situazioni allegre, esci, frequenta gli amici e cerca di ridere. Quando ridi produci endorfine e ti sentirai meglio, ti renderai conto che si può vivere e divertirsi anche senza quella persona.
5. DEDICA DEL TEMPO PER TE STESSO: cosa ti piace fare ma hai tralasciato? Riprendi ciò che avevi abbandonato! Ti piace la fotografia? Esci e cerca scorci da fotografare! Ti piace cucinare? Prepara una bella cena e invita i tuoi amici a casa!
6. NON AVERE FRETTA: non possiamo fuggire dalla sofferenza. Concediti del tempo per elaborare quanto è accaduto, accetta di soffrire e non vederlo per forza come qualcosa di sbagliato. Hai amato una persona ed elaborare una perdita richiede un po’ di tempo.
7. NON PRIVARTI DI CONOSCERE NUOVE PERSONE: sento dire spesso “non voglio più conoscere nessuno! Non voglio più soffrire!”. La sofferenza fa parte della vita, pensi che restare solo a lungo, non ti farebbe ugualmente soffrire? Apriti a nuove conoscenze, non restare a guardare la porta che si è appena chiusa, scoprirai molto di te e conoscere altra gente ti arricchirà.
Caro lettore, spero che questi consigli ti siano stati d’aiuto. Nelle nostre relazioni entrano in gioco tante dinamiche che hanno a che fare con la nostra storia di vita (la nostra infanzia, la nostra adolescenza, le esperienze vissute). Per qualsiasi cosa non esitare a contattarmi, puoi farlo attraverso la sezione “Contatti”.
A presto.
Dott.ssa Desirè Roberto
-psicologa- Contatti
1° Maggio

Buona festa dei lavoratori! Non importa se quest’anno hai perso il lavoro e oggi senti che in questo 1 maggio non ci sia niente da festeggiare. Se stai lottando per ricominciare, stai lavorando ugualmente, lavori con te stesso combattendo contro frustrazioni e desideri. Lavori quando cammini per strada e ti fermi a chiedere lavoro ovunque vi sia bisogno. Lavori quando sorridi alla tua famiglia, ai tuoi figli e nascondi il tuo dolore e la tua frustrazione facendo finta che vada tutto bene. Stai lavorando ugualmente anche se è un lavoro diverso, più faticoso e difficile da comprendere per chi non lo vive. Non demordere, continua a lottare.
Dott.ssa Desirè Roberto
Il profumo del partner ha un effetto antistress!

Vi è mai successo di sentirne la mancanza e di annusare un suo indumento?
Ebbene…ora è dimostrato scientificamente: Il profumo del partner ha un effetto antistress!
Lo conferma uno studio realizzato dalla University of British Columbia ed è stato pubblicato ad inizio 2018 sul Journal of Personality and Social Psychology.
I ricercatori hanno reclutato 96 coppie. Agli uomini è stata data una maglietta da utilizzare per 24 ore, con l’indicazione di non mettere profumi; in quella giornata non hanno potuto né fumare né mangiare alcuni alimenti (che avrebbero potuto influenzare l’odore della pelle). Le t-shirt sono state poi congelate per preservare l’odore fino alla seconda fase dello studio.
Alle 96 donne è stato chiesto di annusare le magliette. Le magliette assegnate potevano essere state indossate dal proprio partner, da un altro uomo oppure potevano non essere state indossate, ma loro non erano a conoscenza di chi le avesse indossate. Subito dopo, ognuna è stata esposta ad un evento impegnativo (un finto colloquio di lavoro, un compito di matematica).
Lo studio ha dimostrato che le donne che avevano annusato il profumo del partner avevano il livello di cortisolo (ormone dello stress) molto ridotto. Al contrario, se le donne erano state esposte all’odore di uno sconosciuto, riportavano elevati livelli di cortisolo e di stress.
Gli autori della ricerca hanno dichiarato di aver scelto le donne come “annusatrici” perché tendono ad avere un senso dell’olfatto migliore degli uomini.
Gli effetti del potere calmante di un odore familiare sono già noti nell’infanzia. I neonati ad esempio amano l’odore della mamma e si calmano non appena lo sentono.
Dott.ssa Desirè Roberto
Bibliografia
Hofer, M. K., Collins, H. K., Whillans, A. V., & Chen, F. S. (2018). Olfactory Cues From Romantic Partners and Strangers Influence Women’s Responses to Stress. Journal of Personality and Social Psychology, 114(1), 1-9.
Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2018/02/profumo-partner-stress/
Sei single? Devi festeggiare ugualmente oggi. Ecco perchè…

Caro amico,
Ti chiedo di fare un esercizio con me…prendi 5 minuti del tuo tempo e non avere fretta di arrivare fino in fondo.
-Pensa per un attimo ad una persona che ti ha reso speciale, (trovata?)
-Pensa alla sua voce (cosa dice?)
-Pensa al suo viso (com’è fatto?)
-Pensa ad un bel ricordo che vi lega (cosa ricordi?)
Bene, chi ti è venuto in mente? Mamma? Papà? Nonna? Moglie? Amica?
Non importa!
Quello che è importante è che hai ricordato un momento speciale perché tutti siamo stati amati; anche le persone che sentono di non aver ricevuto abbastanza amore, saranno state amate da qualcuno nella vita. L’amore ha il potere di renderci più sicuri, di farci sentire speciali e meritevoli. Festeggiare questo giorno, è solo un modo per ricordarci dell’amore, l’amore a più livelli: quello tra genitori e figli, quello tra due amici, tra coniugi o tra fratelli, amori diversi. Ricordarsi di chi ci ha amati, ci permette di rivivere emozioni e ricordi speciali. Se questa persona è volata in cielo dedicale un ricordo e un sorriso, se è con noi chiamala. Non importa se non hai il coraggio di dirle che le vuoi bene, l’importante è che sappia che l’hai pensata. In fondo oggi è un giorno come un altro e se sei single non ha senso che ti senta non amato, perché qualcuno (la persona a cui ha pensato), ti ha comunque reso speciale. Dunque sorridi! Ringrazia Dio per le persone care che ti ha donato e ha messo sul tuo cammino.
Un caro saluto
Dott.ssa Desirè Roberto
ESISTE IL COLPO DI FULMINE?

Perché ci ritroviamo a sospirare davanti a quel viso e non a quello del vicino? Il colpo di fulmine esiste davvero?
Il colpo di fulmine? Questione di molecole!
L’ultima scoperta dei ricercatori ci assicura che la scelta del partner sessuale avviene grazie ad un interruttore chimico, che si attiverebbe in presenza dei segnali emessi da un potenziale compagno di accoppiamento.
I ricercatori hanno studiato il comportamento di una molecola di lievito, il Saccharomyces cerevisiae, che generalmente si riproduce in modo asessuale ma, messo di fronte ad un’altra cellula che produce richiami, sceglie di unirsi, in un vero e proprio rapporto in miniatura. Poiché queste molecole sono state scoperte nelle cellule staminali embrionali, il passo dal lievito all’uomo è, scientificamente, breve.
Perché proprio lui/lei?
- Ferormoni
A questa domanda vi sono numerose risposte, secondo la biologia vi sono delle molecole chiamate ferormoni. Sono sostanze prodotte dal corpo (dalle ghiandole presenti in bocca, ascelle, seno, area genitale), capaci di provocare una risposta comportamentale. Vi è sistema olfattivo parallelo, a quello principale, che prende il nome di sistema olfattivo accessorio, deputato al riconoscimento di sostanze particolari prodotte da altri individui della stessa specie. L’olfatto è un elemento primordiale di richiamo sessuale. Gli odori innescano potenti meccanismi erotici, stimolano il desiderio, accendono la sensualità. Il profumo del partner, l’odore della sua pelle, più che quello delle essenze di cui è cosparso, è di per sé un potente afrodisiaco. Proprio l’odore emanato dal corpo, fragranza unica ed esclusiva di ogni persona, è uno degli elementi più forti di attrazione o repulsione sessuale.
2. Evoluzionismo e conservazione della specie: successo riproduttivo ovvero, essere sicuri che l’unione con un partner potesse dare alla luce dei figli sani e forti in grado di diffondere i propri geni.
Ammesso che piacersi a prima vista è una questione chimica (ferormoni) ed evoluzionistica, come scegliamo il nostro partner come relazione stabile?
Lo scoprirete a breve nel prossimo articolo. A presto!
Dott.ssa Desirè Roberto
“Come sei ingrassata!”

Quando incontri una persona che non vedi da tempo, non guardare per prima cosa la pancia o le gambe, non farle notare che è ingrassata, piuttosto sposta la tua attenzione ai suoi occhi e chiediti che cosa le sta succedendo. Nota se c’è tristezza in quello sguardo. I motivi che ci spingono al cambiamento sono tanti e vari, il cibo è una delle cose in cui le persone amano rifugiarsi tutte le volte che non si sentono comprese, sono in ansia per un problema o arrabbiati per una situazione. Tutte le volte in cui vorrebbero piangere ma mangiano, vorrebbero urlare ma mangiano, si sentono sole e mangiano. Mangiano e ingrassano, più ingrassano e più si sentono frustrate e questa frustrazione non fa altro che peggiorare la situazione perché spesso smettono di uscire per evitare sguardi indiscreti, temono di essere invitate ad una festa perché non sanno più cosa indossare e non si sentirebbero al loro agio.
Le persone lo sanno di essere ingrassate, farglielo notare non fa altro che peggiorare il loro stato emotivo. Guarda oltre l’involucro, punta al cuore!
Non ti omologare, tutti guardano la superficie ma punta all’essenza!
Dott.ssa Desiré Roberto
Elaborare un trauma
“Anche se siamo dei duri, i traumi lasciano sempre delle cicatrici, ci seguono anche a casa e cambiano la nostra vita. I traumi incasinano tutti, ma forse è proprio questo il punto: il dolore, la paura, le stronzate, forse subire questo ci permette di andare avanti di superare ogni cosa, forse tutti dobbiamo incasinarci un po’ prima di poter migliorare.”
Alex Karev, in Grey’s Anatomy
Traumi, le cicatrici invisibili che si intrecciano nella nostra vita!
Quando parliamo di eventi traumatici ci riferiamo ad eventi improvvisi, imprevedibili e incontrollabili che ci hanno segnato, turbato, scosso. Sono quegli eventi difficili da elaborare, in cui risulta emotivamente pesante anche pensarli, possono essere situazioni che ci hanno coinvolto in prima persona o che hanno coinvolto persone a noi care.
Il Trauma (DSM 5) è l’esposizione a morte reale o minaccia di morte, grave lesione, oppure violenza sessuale in uno o più dei seguenti modi:
-Fare esperienza diretta dell’evento traumatico;
-Assistere direttamente ad un evento traumatico accaduto ad altri;
-Venire a conoscenza di un evento traumatico accaduto a un membro della famiglia oppure ad un amico stretto.
-Fare esperienza di una ripetuta o estrema esposizione a dettagli crudi dell’evento traumatico.
Nelle persone gravemente traumatizzate, le reazioni di allarme tendono a cronicizzarsi e a riattivarsi di fronte a situazioni della vita quotidiane e quel trauma vissuto diventa un “marchio” che le accompagna. Dopo l’evento traumatico vi è un periodo di disagio in cui si sperimenta incredulità per l’accaduto, ansia, insonnia e irrequietezza. Queste reazioni solitamente tendono a scemare fino a sparire in quanto, la nostra mente è in grado di elaborare il vissuto traumatico. A volte, questa “normale elaborazione” non avviene e la sintomatologia post-traumatica persiste nel tempo. L’organismo resta in uno stato di iperattivazione e allarme, il ricordo dell’evento spiacevole rimane nella memoria e ai ricordi segue un grande malessere interiore. La risposta all’esperienza traumatica è, prima di tutto, emotivo-corporea. Nel caso di un trauma psicologico irrisolto si crea nel cervello un blocco neurobiologico, che impedisce l’elaborazione delle emozioni e delle sensazioni corporee le quali, permanendo nel cervello oltre la conclusione dell’esperienza, sono pronte a riattivarsi in situazioni simili a quella traumatica. Ad esempio: una persona che ha assistito ad un terremoto potrebbe essere spaventata, terrorizzata e attivarsi, ogni volta che sente qualche suono intenso che in qualche modo ricorda l’esperienza traumatica.
Come elaborare un trauma?
Quando una situazione traumatica non viene elaborata, il malessere diventa costante e può avere ripercussioni sulla vita della persona, dunque è opportuno rivolgersi ad un esperto e intraprendere un percorso psicoterapeutico che faciliti l’elaborazione del trauma fino alla scomparsa dei sintomi d’ansia. Per l’elaborazione del trauma si è rivelato particolarmente utile l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), tecnica specifica che si è dimostrata efficace per elaborare il trauma psicologico in tempi brevi e impedire che questo determini conseguenze psicologiche. La tecnica viene utilizzata da psicoterapeuti adeguatamente formati per far elaborare il trauma psicologico e ridurre la sofferenza legata al ricordo traumatico.
Dott.ssa Desirè Roberto
Specializzata in I e II livello nella tecnica EMDR.
Ho visto prigioni…
Ho visto prigioni tremende, intricati labirinti con sbarre resistenti. La cosa più strana è che ogni prigioniero conosceva l’uscita e aveva la chiave, la paura li teneva fermi.
Le prigioni più grandi sono dentro di noi… guarda la tua chiave, osserva l’uscita.
(Dott.ssa Desirè Roberto)
Vita…

LE COLICHE DEL NEONATO

Le coliche infantili caratterizzano il 10% dei neonati, solitamente iniziano dalla seconda settimana di età, raggiungendo un picco verso la sesta settimana.
Quando si può ipotizzare che il bambino soffra di coliche?
Il dottor Wessel ha definito la cosiddetta ‘regola del 3’: “…si tratta di coliche se ci troviamo davanti a un lattante sano, ben nutrito, che piange più di 3 ore al giorno, per più di 3 giorni alla settimana, e per più di 3 settimane di seguito”. Il consiglio è di avvalersi sempre del parere di un pediatra.
Le coliche hanno sintomi e caratterizzate precise:
- pianto improvviso eccessivo ed incontrollato (secondo la regola del 3);
- il bambino stringe i pugni e flette le gambe sull’addome e appare inconsolabile.
- Tra una crisi e l’altra può calmarsi e addormentarsi.
Le cause dell’insorgenza delle coliche non sono ancora chiare, si ipotizza possano dipendere da più fattori come: intolleranze alimentari, disturbi gastrointestinali, eccessiva presenza di gas nelle anse intestinali, dinamica della peristalsi (produzione maggiore di un ormone chiamato motilina che sembra sia la causa di contrazioni intestinali più intense), inappropriato rapporto tra genitori e neonato ed immaturità del Sistema Nervoso Centrale.
Il massaggio infantile per dare sollievo in caso di coliche
Il massaggio quotidiano dell’addome può essere di grande aiuto in particolare quando le coliche del bambino sono collegate ad un’immaturità intestinale. Il massaggio non deve essere effettuato durante la colica, ma in un momento della giornata in cui il piccolo non piange ed è tranquillo e senza tensioni. I benefici delle stimolazioni tattili e pressorie del massaggio infantile in caso di coliche, sono molteplici, oltre a stimolare la maturazione della funzionalità delle fibre nervose responsabili dei movimenti intestinali, dà al piccolo piacevoli sensazioni di rilassamento.
Se sei interessato al massaggio infantile e i suoi benefici leggi anche:
I benefici del massaggio infantile
Il massaggio infantile stimola lo sviluppo cerebrale!
Come si svolge il corso di massaggio infantile?
Se sei un genitore e sei interessato a partecipare ad un’esperienza unica di profondo con-tatto con il tuo piccolo, non esitare a contattarmi! Mensilmente si organizzano corsi per genitori con bambini dai 0-9 mesi.
Dott.ssa Desirè Roberto
Uomo e donna: 6 differenze cerebrali!

La donna non capirà mai il mistero che si cela nel correre dietro una palla da calcio, così l’uomo non capirà mai perchè le donne vanno in bagno in coppia e ci restano per ore!
Uomo e donna, come Marte e Venere, due pianeti che cercano di comunicare e spesso usano modi e linguaggi incomprensibile per l’altro alieno, da ciò nascono i litigi. Vi sembrerà strano ma siamo diversi, abbiamo un cervello strutturato diversamente e per questo spesso non ci capiamo, la scienza conferma!
Quali differenze?
- VOLUME CEREBRALE. Il volume cerebrale diversamente sviluppato: quello femminile ha l’11% in più di neuroni rispetto a quello maschile nelle aree del linguaggio e dell’ascolto. Presenta zone collegate alle emozioni e alla memoria, situate nell’ippocampo, più grandi che negli uomini, e ha meno circuiti neuronali nell’amigdala, zona del cervello in cui si attivano le risposte di fronte al pericolo o si generano i comportamenti aggressivi.
- FUNZIONAMENTO DEI CIRCUITI NERVOSI: più rigido nell’uomo (le connessioni corrono lungo lo stesso emisfero) mentre è più plastico nella donna (le connessioni sono anche trasversali).
- SCHEMI COMPORTAMENTALI: l’uomo possiede un cervello che segue schemi basati più sulla razionalità, infatti gli uomini solitamente eccellono nelle attività motorie e sono più capaci nell’analisi spaziale e nell’orientamento. Nella donna il funzionamento cerebrale è maggiormente di tipo intuitivo. Tutto questo riflette la capacità multitasking (fare più cose insieme) delle donne, la maggiore empatia e le migliori abilità sociali.
- VALORI: l’uomo ricerca potere, competenza, risultati e successo, predilige l’AUTONOMIA, la donna ricerca comunicazione, rapporti interpersonali, predilige la CONDIVISIONE.
- GESTIONE DELLO STRESS: l’uomo ricerca la solitudine e momenti di svago (tv, videogiochi, letture, sport), la donna ricerca la condivisione, parlare del proprio malessere.
- LINGUAGGIO: l’uomo non ama molto parlare soprattutto di sé, usa il linguaggio quando è necessario ed esprime letteralmente ciò che pensa. La donna per esprimere ciò che pensa utilizza superlativi, metafore, spesso ciò che dice è allusorio.
Capire le differenze del nostro partner è fondamentale, ci permette di comprenderlo e dunque amarlo. Quando un uomo è stressato ama trascorrere del tempo in solitudine, nel tentativo di risolvere un problema o di accantonarlo.
L’uomo non ama essere aiutato per questo i consigli (se non cercati) non sono ben accetti.La donna ama parlare di sé, ama comunicare i suoi stati d’animo e spesso non cerca nell’altro la risoluzione ai propri problemi ma solo l’ascolto empatico.
Quando non si conoscono tali differenze si rischia di sbagliare e da questo nascono molte incomprensioni e liti.
Tanto diversi, è vero, ma come faremmo senza il nostro compagno a ricordare quale strada intraprendere per tornare a casa? Come farebbe lui a trovare i calzini che sono nel cassetto (davanti ai suoi occhi)? Tanto DIVERSI ma COMPLEMENTARI!
Leggi anche: Perché gli uomini non ascoltano le donne?
Desirè Roberto
Come si svolge il corso di massaggio infantile?

Salve a tutti, oggi vi spiego brevemente in cosa consiste il corso di massaggio infantile.
Il corso è rivolto ai genitori con bambini dai 2 ai 9 mesi e può essere individuale o di gruppo ( i gruppi sono solitamente di 5 coppie di genitori con bambini) , si articola in 4-5 incontri di un’ora ciascuna, indicativamente una volta a settimana.
Ogni genitore potrà usufruire durante il corso del cuscino a forma di goccia in pula di faro, la forma richiama un po’ quella del ventre materno. Per queste sue caratteristiche è ideale per il massaggio in quanto agevola il rilassamento dando una sensazione che rassicura e protegge. Grazie all’imbottitura in pula di farro il cuscino è morbido, traspirante e senza allergeni.
L’insegnante dimostrerà le sequenza dei massaggi con l’aiuto di una bambola delle dimensione di un bimbo, pensata appositamente per questo scopo ma sarà direttamente il genitore a massaggiare il proprio bimbo.
“Se partecipo al corso e mio figlio dorme? Se piange?”
Prima di ogni altra cosa vi sono i BISOGNI e il RISPETTO del bambino. Il massaggio verrà eseguito SOLO se il bambino è calmo e disponibile, se invece il bambino dorme verrà lasciato dormire, se il bambino ha fame verrà allattato e così via.
l bambino ha bisogno, oltre che di nutrimento, anche contatto fisico, uno stretto contatto pelle a pelle. Tanto più i bisogni del neonato saranno soddisfatti (bisogno di nutrimento, di calore, affetto), quanto prima sarà pronto ad esplorare dal solo il mondo esterno.
Specifico che praticare il massaggio non è tanto imparare una tecnica ma imparare a relazionarsi meglio con il proprio bambino massaggiandolo, stimolare l’attaccamento, la sintonia emotiva e imparare il linguaggio SEGRETO dei nostri bambini.
Per saperne di più, ti invito a leggere I benefici del massaggio infantile e Il massaggio infantile stimola lo sviluppo cerebrale!
Dott.ssa Desirè Roberto Contatti
Ti stai spegnendo

Ti stai spegnendo e te ne rendi conto, dove sono finiti i tuoi sorrisi? Non lo sai neanche tu! Dove è finita la tua grinta? Così, passi le giornate facendo tutto quello che si deve fare per mantenere quel minimo di equilibrio e ti faccia sentire “giusto” agli occhi degli altri, non vuoi essere un peso per nessuno e camuffi la tua tristezza come puoi…Nella routine di ogni giorno ti stai spegnendo, affogata nella malinconia, nei problemi, nel malessere generale. Ti stai spegnendo ma nessuno se ne accorge, ti stai spegnendo e a volte urli dentro te sperando che qualcuno possa sentire il tuo dolore…Nessun fuoco può spegnersi per sempre…chiedi aiuto.
Dott.ssa Desiré Roberto
Il massaggio infantile stimola lo sviluppo cerebrale!

Un’interessante scoperta!
In uno studio italiano guidato dal neurologo Lamberto Maffei e pubblicato sul The Journal of Neuroscience è emerso che: i massaggi ricoprono un ruolo di grande importanza per lo sviluppo cerebrale e la maturazione del sistema visivo, nei neonati prematuri.
Lo studio ha coinvolto venti neonati nati prematuri (34-35 settimana di gestazione). Dieci neonati sono stati massaggiati 10 minuti al giorno per 14 giorni, gli altri dieci invece non hanno ricevuto nessun massaggio. Dopo questo periodo e per i mesi successivi, i bambini sono stati sottoposti a test per la misurazione dell’attività cerebrale (attraverso l’elettroencefalogramma), test di valutazione dello sviluppo visivo e indici di valutazione per l’accrescimento corporeo. Dai risultati è emerso che i dieci neonati massaggiati avevano una vista più sviluppata, un accrescimento corporeo più rapido e una maggiore attività cerebrale e un abbassamento dei livelli di cortisolo (ormone dello stress). L’équipe di ricercatori ha dimostrato come il massaggio agisca modulando i livelli di dell’IGF-1 (Insulin like growth factor 1), un ormone di natura proteica prodotto dal fegato e importantissimo per promuovere la crescita del cervello.
Leggi anche I benefici del massaggio infantile
Sei un genitore e sei interessato ad un’esperienza unica di profondo con-tatto con il tuo bambino? Vorresti partecipare ad un corso di massaggio infantile? Non esitare a contattarmi. Clicca sul seguente link: Contatti
Dott.ssa Desirè Roberto
Bibliografia:
A. Guzzetta, S. Baldini, A. Bancale, L. Baroncelli, F. Ciucci, P. Ghirri, E. Putignano, A. Sale, A. Viegi, N. Berardi, A. Boldrini, G. Cioni, L. Maffei. Massage accelerates brain development and the maturation of visual function, The Journal of Neuroscience (2009)
RICOMINCIO DA ME!
Lo abbiamo capito già da bambini, la vita è dura e spesso si cade, quante volte siamo caduti prima di iniziare a camminare? Abbiamo provato fin quando non ci siamo riusciti! Ora, se sei caduto nuovamente, non dimenticare quanto sei stato forte senza che te ne rendessi conto!
Togliti la “polvere” di dosso e rialzati, manda via i pensieri negativi che si attaccano alla pelle, ai vestiti, al cuore, riprendi il cammino dove si era interrotto. Da bambini avevamo capito che con un sorriso è tutto meno faticoso però con il tempo lo abbiamo dimenticato. RIALZATI, RICOMINCIA E SORRIDI!
Dott.ssa Desirè Roberto
I benefici del massaggio infantile

“Congiungi il tuo cuore a quello del tuo bambino.
Toccalo usando le mani, gli occhi e il cuore.
Lascialo interagire con il mondo che vive e respira”
(Vimala McClure)
Il neonato ama farsi massaggiare fin dai primi giorni di vita, in molte culture è un aspetto fondamentale della cura del neonato. Molte ricerche scientifiche dimostrano l’importanza del contatto per il bambino, fondamentale non solo per l’aspetto relazionale ma anche per il suo sviluppo psico-fisico.
Il tatto è il primo senso a svilupparsi, già nel grembo materno (tra la 6°-9° settimana di gestazione) e per questo è molto sensibile. Il con-tatto è per tale motivo uno strumento di comunicazione molto importante nella relazione genitori-bambino.
I benefici sono molteplici:
- promuove il legame madre-bambino/padre-bambino;
- aiuta lo sviluppo delle capacità prelinguistiche di comunicazione;
- favorisce il bonding (legame/attaccamento);
- attivazione di tutti e 5 i sensi;
- aiuta a regolarizzare i ritmi del sonno;
- aiuta a sviluppare la capacità di autoregolazione;
- normalizzazione del tono muscolare;
- riduzione degli ormoni dello stress e maggiori livelli di ormoni del rilassamento;
- minore iperattività;
- minore ipersensibilità;
- può aiutare in caso di: coliche, gas intestinale. crampi gastrontestinali, fastidi della dentizione, tensione muscolare.
- migliora le capacità di apprendimento;
- migliora lo sviluppo muscolare e il tono;
- favorisce lo sviluppo dei sistemi: circolatorio, respiratorio, digerente, ormonale, immunitario, linfatico, nervoso e vestibolare (equilibrio);
- promuove la connessione neuronale (accelera la crescita della guaina mielinica);
- permette l’integrazione sensoriale.
Concedetevi un’esperienza unica di intima condivisione con il vostro bambino, sarete direttamente voi a massaggiare il vostro piccolo regalandovi un momento speciale tutto per voi!
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Il massaggio infantile stimola lo sviluppo cerebrale!
Dott.ssa Desirè Roberto
5 incontri gratuiti per 5 persone!

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Scopri quali sono I benefici del massaggio infantile
Dott.ssa Desirè Roberto
Depressione…

Sei bella così!

“La cellulite è una malattia”, questo è il messaggio che passano in TV, così ci sentiamo malati anche quando non lo siamo. Bene care donne: la cellulite non è una malattia ma non lo sono neanche le smagliature o un po’ di pancetta o fianchi. Spesso Curiamo il nostro corpo perché l’apparenza vale più dell’essenza e non importa se hai il vuoto dentro e la tristezza dilaga nella tua vita, camuffare tutto sotto un bel velo di trucco e un fisico “perfetto” ti fa sentire adatta, non devi essere adatta per gli altri ma per te stessa! Tu sei tu e sei bella così. Siamo tutti IMPERFETTI e lo saremo sempre perché siamo umani ed è per questa diversità che siamo AUTENTICI e MERAVIGLIOSI ❤️ TU VALI E SEI BELLA COSÌ…RICORDALO SEMPRE!
Dott.ssa Desiré Roberto
29 Marzo 2017
GIORNATA PREVENTIVA DI SENSIBILIZZAZIONE SUL BULLISMO.

Emozioni in viso!

Il nostro corpo parla, il nostro viso riflette ciò che stiamo vivendo
5 Consigli per chi soffre di Attacchi di Panico

La maggior parte dei miei pazienti lamenta Disturbi d’Ansia.
Cosa significa soffrire di un Disturbo d’Ansia? Immaginate di dover sostenere un esame difficile, avete paura, vi tremano le gambe, vi sudano le mani, avertite la bocca secca, dovete andare in bagno, vi batte forte il cuore e la vostra mente non riesce ad essere “lucida”.
Ecco, questo è lo stato semi-permanente delle persone che soffrono d’ansia. L’esempio è un pò estremo ma grossolanamente succede questo, il nostro “sistema di allarme” è sempre attivo o si attiva in determinate situazioni apparentemente innocue. Vivere in questo modo è davvero pesante.
Spesso all’ansia costante si accompagnano Attacchi di Panico ovvero, l’insorgenza improvvisa dei sintomi sotto elencati:
- oppressione o fastidio al petto;
- tachicardia
- sensazione di soffocamento;
- respiro corto o sensazione di asfissia o iperventilazione
- sensazioni di sbandamento, instabilità e svenimento
- paura di morire;
- sensazioni di torpore o di formicolio;
- paura di impazzire o di perdere il controllo;
- sudore diffuso;
- sensazioni di irrealtà, di stranezza, di distacco dall’ambiente;
- vampate o brividi
Gli attacchi si verificano all’improvviso come un fulmine a ciel sereno, durano pochi minuti e sono accompagnati dalla sensazione di poter morire, di perdere il controllo o di impazzire.
Se queste caratteristiche ti sono familiari e non sai come affrontarle, oggi ti offro alcuni consigli:
- Sappi che DURERA’ POCO: l’attacco, come già affermato, dura pochi minuti e come è venuto rapidamente altrettanto rapidamente se ne andrà.
- Sappi che NON STAI MORENDO, NE’ PUOI MORIRE PER UN ATTACCO DI PANICO. Anche se le sensazioni sono terribili, ti sembra di impazzire e sei convinto che in quegli attimi infiniti potresti morire, ricorda a te stesso che è ANSIA.
- IMPARA A RESPIRARE IN MODO LENTO E REGOLARE.
- .GLI ATTACCHI DI PANICO SONO SOLO UN SINTOMO, sono la punta dell’iceberg di una sofferenza interiore ben più grande di cui siamo spesso poco coscienti.
- Dagli attacchi di panico SI PUO’ GUARIRE!
L’ansia condiziona negativamente la tua vita, il tuo benessere psico-fisico, le tue relazioni, la tua serenità. Non subirla passivamente! Contatta uno psicoterapeuta, è importante che intervenga subito, non aspettare che cronicizzi e condizioni tutta la tua vita. Pensi spesso che non hai bisogno di nessuno e come hai superato tante difficoltà nella vita, riuscirai a superare anche questa. Forse è proprio questo che ti ha fatto “crollare”, i problemi non vanno accantonati, vanno affrontati, ciò che non superi prima o poi torna “a galla” e il tuo corpo e la tua mente ne pagano le conseguenze. Sii fiducioso, si può guarire.
Dott.ssa Desirè Roberto Contatti
8 MARZO 2017
L’incontro NON è riservato solo ad un pubblico femminile ma è aperto a tutti.
Quali sono gli argomenti che affronteremo?
- Uomo e donna, così simili, così diversi!
- Rapporto di coppia: conoscere l’altro per capirsi meglio.

CONSULENZA GRATUITA 8 MARZO 2017
In occasione della Giornata Internazionale della Donna, in un’ottica di PREVENZIONE PSICOLOGICA, si offre CONSULENZA GRATUITA (su prenotazione) per tutte le DONNE.
Per info e prenotazione: Contatti

“…Siamo così
È difficile spiegare
Certe giornate amare, lascia stare
Tanto ci potrai trovare qui
Con le nostre notti bianche
Ma non saremo stanche neanche quando
Ti diremo ancora un altro sì” (F. Mannoia)
Donne: un mondo velato da mille sfaccettature.
Donne dedite alla casa, alla cura dei figli, al benessere del loro nido, donne mogli, mamme, amiche, donne in carriera. Donne apparentemente instancabili, donne che donano sorrisi e che spesso nascondono il proprio dolore dietro un flebile sorriso.
Donna questo spazio è per te!
26 Febbraio 2017
Incontro tematico: PSICOLOGIA & NUTRIZIONE

Quali sono gli ostacoli mentali alla perdita di peso? Perché iniziamo a seguire una dieta e poi ci arrendiamo?
Ti aspetto il giorno 26 febbraio alle ore 18,00 presso lo studio “Nutrizione e dietetica clinica” via Dante Alighieri, 17. Gesualdo (AV).
Un incontro tematico in cui si parlerà proprio di questo.
Iniziamo oggi a prenderci cura di noi.
L’incontro è gratuito ma è necessaria la prenotazione, per info Contatti
Buona giornata a tutti.
Dott.ssa Desirè Roberto
PERCHE’ LA DIETA NON FUNZIONA?
Laura (38 anni): “Ho seguito una dieta per 5 mesi perdendo 10kg, un risultato davvero soddisfacente. Il problema è che ora sono bloccata, non riesco a continuare anzi, ho ripreso a mangiare in modo…
Sorgente: PERCHE’ LA DIETA NON FUNZIONA?
I segreti del SUCCESSO
TI SEI MAI CHIESTO
QUAL E’ LA “CHIAVE” DEL SUCCESSO NELLA VITA?

Un giovane indiano passeggiava solo nella foresta. Trovò un uovo di aquila. Credendo che si trattasse di un uovo di gallina selvatica, lo mise in un nido di gallina selvatica.
L’uccellino crebbe circondato da galline. Si mise a camminare come una gallina, a chiocciare come una gallina, a beccare come una gallina.
Un bel giorno di primavera, il giovane uccello vide una cosa magnifica: era un grandissimo uccello che s’innalzava volteggiando nell’aria, con grande eleganza. “Che uccello è?”, chiese la piccola aquila cresciuta fra le galline selvatiche. “È un’aquila, il più bello fra tutti gli uccelli!”. La piccola aquila fantasticava su quanto sarebbe stato magnifico riuscire a volare con così tanta grazia; ma siccome pensava che non avrebbe mai potuto essere un’aquila, il giovane uccello dimenticò velocemente il suo sogno.
Visse tutta la sua vita e morì credendo di essere una gallina selvatica”.
(FIABA TRADIZIONALE DEGLI INDIANI D’AMERICA)
Spesso sei come questa piccola aquila: hai potenzialità non sfruttate, doni, talenti che potrebbero permetterti di realizzarti e raggiungere ciò che sogni eppure resti lì, nel tuo nido ad osservare gli altri volare. Vivi una vita che non ti soddisfa perchè pensi di non poter fare di più.
Cosa manca? AUTOSTIMA! Caro lettore, per avere il coraggio di lanciarti e provare a prendere ciò che desideri nella tua vita c’è bisogno di autostima.
Perchè? Molte risposte a questa domanda sono da ricercare nel tuo “nido”. I genitori e il contesto in cui viviamo, hanno una particolare influenza sullo sviluppo della nostra autostima. Le persone che non hanno avuto modo di sviluppare una buona autostima nell’infanzia, solitamente, una volta diventate adulte, cercano qualcuno o qualcosa che gli dia costanti rassicurazioni sulle proprie capacità e sul proprio valore personale.
Se non abbiamo sviluppato una buona autostima nell’infanzia resteremo “galline” per sempre? NO, ASSOLUTAMENTE!
Prendere consapevolezza della propria bassa autostima è il primo passo per lavorarci. Richiede un costante lavoro su se stessi, con l’obiettivo di scardinare pensieri radicati nel tempo riguardanti il nostro scarso valore personale ma questo non è impossibile!
Dott.ssa Desirè Roberto
Difficoltà con lo studio?

Cari genitori, quest’articolo è per voi, per voi che a casa impiegate tanto tempo a spiegare ai vostri bambini le singole lettere, per voi che vi sentite frustrati perchè il vostro bambino pur essendo “brillante” in tanti ambiti della vita non riesce a capire che le singole lettere “c-a-s-a” messe insieme, formano la parola “casa” e vi chiedete: perchè?
Spesso vi arrabbiate e incolpate il vostro piccolo di non essere abbastanza attento, di distrarsi troppo e a volte incorrete anche in punizioni, facendo leva sul fatto che il bambino mostra spiccate capacità cognitive in tanti contesti, ma le lettere non riesce proprio a digerirle!
Potrebbe essere una difficoltà transitoria o potremmo ipotizzare la presenza di un “Disturbo Specifico dell’Apprendimento”, chiariamo subito cos’è e come si manifesta. (Ti invito a leggere gli articoli nella sezione “Apprendimento”, ti offriranno numerose informazioni a riguardo ai “campanelli d’allarme” e sui miti da sfatare).
Con il termine Disturbo dell’Apprendimento (o DSA) ci si riferisce solo a deficit nelle abilità scolastiche che possono verificarsi in ragazzi per il resto normali (intelligenza nella norma/ assenza di problemi sensoriali).
Sono disturbi neurobiologici che riguardano SOLO determinate aree di apprendimento (LETTURA, SCRITTURA, CALCOLO) senza compromissioni dell’intelligenza generale. A differenza delle difficoltà di apprendimento, modificabili con interventi mirati, i disturbi dell’apprendimento, non dipendono da fattori esterni ma sono innati e resistenti all’automatizzazione, si manifestano come una compromissione della capacità di lettura, di scrittura e di calcolo.
DIAGNOSI
La diagnosi può essere posta dal mese di gennaio del secondo anno della scuola primaria per la compromissione delle abilità di lettura e di scrittura e alla fine della terza classe di scuola primaria per la compromissione delle abilità di calcolo.
La diagnosi è effettuata nell’ambito dei trattamenti specialistici già assicurati dal Servizio Sanitario Nazionale (Reparto di Neuropsichiatria Infantile) effettuata sottoponendo il bambino a test mirati ed è comunicata dalla famiglia alla scuola di appartenenza dello studente.
La scuola deve essere a conoscenza di tale diagnosi per poter operare le oppure misure dispensative (riguardano la dispensa da alcune prestazioni, ad esempio dalla lettura ad alta voce, prendere appunti, etc.) strumenti compensativi (sono strumenti che permettono di compensare la debolezza funzionale derivante dal disturbo).
TRATTAMENTO
Rivolgersi ad uno psicologo o ad altra figura che abbia specifica formazione nei Disturbi dell’Apprendimento per svolgere un intervento abilitativo e/o terapeutico personalizzato in relazione alle difficoltà del bambino emerse nella valutazione.
Per ulteriori informazioni Contatti
Dott.ssa Desirè Roberto
BUON ANNO
2017
“Mamma e papà si separano”…E i figli?

Caro lettore, a fronte delle numerose richieste sul tema delle separazioni e bambini contesi, vi dedico qualche articolo sperando che possa essere utile a chi si trova ad affrontare una situazione simile. Vi ricordo inoltre che per qualsiasi chiarimento in merito potete contattarmi privatamente (SEZIONE “CONTATTI”).
L’argomento che di seguito affronteremo è MOLTO delicato, quando due genitori decidono di separarsi ne risente l’intero nucleo familiare e in particolar modo i figli.
Il modo in cui i figli reagiscono dipende da numerosi fattori: età del bambino, contesto familiare (nonni/zii/parenti), supporto sociale, personalità del minore ma in particolare ciò che influenza maggiormente è il modo in cui mamma e papa si comportano con i figli durante la separazione. (Emery e Forehand, 1994).
-Cosa dire ai bambini?
Capita spesso che i genitori decidano di non dare spiegazioni al bambino. Immaginate quanto possa essere destabilizzante per il bambino vedere papà o mamma che va e viene, dorme sul divano, sparisce per giorni, mamma/papà piange e non si sa il perché. I bambini sono degli attenti osservatori, captano che qualcosa non va, avvertono che qualcosa è cambiato e perché non renderli partecipi di ciò che sta accadendo nella loro famiglia? I bambini hanno bisogno di spiegazioni ed è importante che queste siano calibrate adeguatamente all’età del bambino.
-Non essere più moglie/marito ma continuare ad essere padre e madre-
Sembra scontato ma non lo è, spesso si rassicurano i bambini dicendo “mamma e papà saranno sempre gli stessi”, sappiamo tutti che non sarà esattamente la stessa cosa. Dedica del tempo a tuo figlio, cerca di essere presente nella sua vita, fagli sentire che ci sei e dimostralo. Succede spesso che i bambini di genitori separati si sentano abbandonati e questo può avere delle ripercussioni in età adulta. È molto importante che i genitori collaborino e agiscano insieme, mamma e papà sono entrambi responsabili del benessere psico-fisico del proprio bambino. Sarà sicuramente difficile all’inizio ma con il tempo dovrete imparare a dialogare per prendere delle scelte per il vostro bambino.
-I “ Ti voglio bene”
In un momento di forte crisi coniugale è difficile mettere da parte la rabbia verso il coniuge ed esprimere i propri sentimenti nei confronti dei figli. Fai sentire il tuo bambino amato, quando un figlio è piccolo non è in grado di comprendere chiaramente cosa stia accadendo alla propria famiglia e potrebbe attribuirsi la colpa della separazione dei genitori (“faccio sempre arrabbiare mamma e papà, forse è colpa mia se si lasciano”). I bambini hanno bisogno di sapere di essere amati, di essere stimati, di essere importanti per mamma e papà, devono sapere che non sono la causa della separazione dei genitori.
-Non coinvolgere tuo figlio nella tua battaglia
Questo è il nodo più amaro da ingoiare, è la cosa più difficile da fare. La rabbia prende il sopravvento e i figli diventano un mezzo per alimentare la battaglia legale e “distruggere” l’ex coniuge. Si parla male dell’altro genitore dando informazioni scorrette o parziali, cercando così di allontanare il figlio dall’altro (PAS”Sindrome di Alienazione Parentale”). Inoltre, tuo figlio non dovrebbe essere il tuo confidente. Essere chiari e spiegare cosa sta accadendo è diverso dal raccontare ai figli aneddoti privati ed intimi della coppia.
Sperando che questa riflessione sia stata utile, ti invito a seguire gli articoli che saranno pubblicati in questi giorni sempre su questo tema: “ Reazioni dei figli alla separazione”.
Dott.ssa Desirè Roberto
Chi è lo psicologo?
“Perché non provi ad andare da uno psicologo?” questa frase risuona alle nostre orecchie come una condanna più che come un consiglio, nasconde in sé le molte insidie delle credenze popolari oltre…
Sorgente: Chi è lo psicologo?
Perchè lo psicologo è diverso dall’amico?

“Perché non provi ad andare da uno psicologo?” questa frase risuona alle nostre orecchie come una condanna più che come un consiglio, nasconde in sé le molte insidie delle credenze popolari oltre a mettere in dubbio le nostre capacità personali.
Che idea abbiamo dello psicologo?
La credenza più comune è che lo psicologo sia il medico dei matti, molti affermano di aver paura di sentirsi guardati dentro, alcuni hanno paura di scoprire parti di sé buie e mostruose e altri ancora non accettano di poter parlare dei propri problemi perché “i panni sporchi si lavano in famiglia”. L’idea più comune è di avere davanti a sé una sorta di “santone” silenzioso, che annota su un foglio senza parlare o che ti consiglia come farebbe un amico (e per questo inutile).
Chi è davvero lo psicologo e cosa fa?
Bene, sarete meravigliati di sapere che nessuna delle affermazioni sopra citate è vera, lo psicologo non ti guarda dentro, non ti “denuda” della tua identità, non ti impone un modo di vedere o di pensare, non giudica e non consiglia, non prescrive farmaci, non scrive in silenzio assorto in un mondo magico, ti ascolta ma è ben diverso da un amico. Seppure l’amicizia è un valore sacro e fondamentale, lo Psicologo differisce dall’amico semplicemente perchè è un professionista della salute, utilizza strumenti specifici che gli consentono di individuare le possibili cause di una difficoltà e di mettere in atto possibili strategie che favoriscano il cambiamento.
A tutti è capitato nella vita di vivere momenti difficili e di sperimentare emozioni contrastanti: la voglia di fronteggiare una situazione e la paura di non farcela. Quante volte abbiamo detto “passerà!” e abbiamo permesso che il tempo ci logorasse dentro per paura di parlarne? Spesso siamo reticenti a parlare del nostro dolore, dei nostri pensieri, delle nostre preoccupazioni/paure perché pensiamo che si possano generare emozioni ingestibili. Così quell’emozione soffocata cresce dentro di noi, a questo dolore se ne aggiungono altri e il dolore cresce diventando un gigante che ci crea tormento. Una piccola paura può diventare una fobia, una fobia generare ansia, dall’ansia avere un umore depresso, un umore depresso generare un comportamento autolesivo e così via.
Cosa dico sempre ai miei pazienti? Togliere un sassolino oggi è molto semplice, togliere un macigno domani è molto più difficile e pesante.
Perchè lo psicologo è diverso da un amico?
Un amico sicuramente sarà di grande aiuto e può avere una spiccata sensibilità verso i tuoi problemi ma è diverso da uno psicologo. L’amico spesso è “inglobato” nel tuo problema, lo psicologo no, è uno spettatore esterno.
Il sostegno dato dallo psicologo va oltre il buon senso ma si avvale di tecniche precise. Lo psicologo per diventare tale ha una preparazione, ha condotto un percorso di studi (Laurea-tirocinio- master ecc) e mette in atto tecniche e strumenti per identificare il problema e aiutarti a trovare le risorse/strategie per affrontarlo. Lo psicologo ti permette di vedere da un’altra prospettiva che forse non avevi considerato.
Dott.ssa Desirè Roberto Contatti
Fame e sazietà? Questione di testa!

Distorsione cognitiva nei soggetti obesi
Numerose ricerche hanno dimostrato che nel soggetti obesi viene sottostimata la quantità di cibo da mangiare o ingurgitata. Uno studio condotto da Wansink approfondisce qual è il ruolo dell’informazione visiva sul consumo di cibo.
Ai partecipanti dell’esperimento è stato chiesto di mangiare della pasta al pomodoro posta in un piatto fondo e di mangiarne finché non fossero sazi. Il piatto, all’insaputa dei partecipanti aveva il fondo bucato e il ricercatore di nascosto continuava ad introdurre pasta attraverso un tubicino.
Da quest’esperimento è emerso che i soggetti obesi mangiavano fin quando era l’esaminatore a decidere di non mettere altra pasta nel cibo mentre, i soggetti normopeso terminavano di mangiare non appena avvertivano di essere sazi.
Fame e sazietà? Spesso una questione di testa, quanto riusciamo a sentire di essere sazi?
Dott.ssa Desirè Roberto
Bibliografia
Brian Wansink1, James E. Painter, Jill North (2005) “Bottomless Bowls: Why Visual Cues of Portion Size May Influence Intake “ Obesity Research Volume 13, Issue 1, pages 93–100
QUANDO MANGIARE SANO DIVENTA PATOLOGIA
Sta emergendo un nuovo tipo di disordine alimentare che vede le persone ossessionate dall’alimentazione sana ,si definisce Ortoressia e indica l’ossessione psicologica per il mangiare sano. Il termine è stato coniato da Steven Bratman nel 1997 e deriva dalla parola greca “Orthos” (giusto) e “Orexis” (appetito).
Secondo i dati pervenuti dal Ministero Italiano della Salute per i disturbi alimentari, in Italia le persone affette da ortoressia sono circa 300 mila in Italia con una prevalenza maggiore tra gli uomini piuttosto che tra le donne. 1 (Donini e coll. 2004).
.
L’ Ortoressia presenta le seguenti caratteristiche:
- Pensiero ossessivo riguardo al cibo: la persona può trascorrere più ore al giorno (2-3) a pensare a quali cibi scegliere e come prepararli;
- Pianificazione dei pasti per evitare i cibi ritenuti dannosi (ricchi di zucchero/sale o contenenti pesticidi residui, conservanti di vario genere);
- Impiego di una grande quantità di tempo nella ricerca e nell’acquisto degli ali;menti a scapito di altre attività, fino a coltivare in prima persona verdure e ortaggi
- Preparazione del cibo secondo procedure particolari (es cottura particolare, scelta di determinati ingredienti a discapito di altri);
- Insoddisfazione affettiva e isolamento sociale causati dalla persistente preoccupazione legata al mantenimento di regole alimentari autoimposte.2 (Brytek-Matera, 2012).
Chi soffre di ortoressia ha facili crolli emotivi dovuti anche ad una piccola variazione del programma alimentare autoimposto: sensi di colpa, rabbia e umore depresso, fino a somatizzazioni di disturbi fisici (indigestioni, nausea, vomito). Nel tempo la patologia può diventare molto invalidante dal punto di vista sociale: difficoltà nell’accettare un invito a cena, attenzione alla qualità del cibo, al tipo di cottura etc.
Cura
Curare l’ortoressia non è semplice in quanto le persone che ne soffrono negano il problema e la necessità di cura enfatizzando la necessità del mangiare sano.
Ricordiamo che tutti i comportamenti che ci limitano nella vita sociale, lavorativa e affettiva dovrebbero portarci ad una domanda, ovvero se sia normale o patologico la messa in atto di un dato comportamento.
Bibliografia
1.Donini, L.M., Marsili, D., Graziani, M.P., Imbriale, M., e Cannella, C. (2004). Orthorexia nervosa: A preliminary study with a proposal for diagnosis and an attempt to measure the dimension of the phenomenon. Eating and weight disorders, 9, 151–157
2 Brytek-Matera, A. (2012). Orthorexia nervosa-An eating disorder, obsessive- compulsive disorder or disturbed eating habit? Archives of Psychiatry and Psychotherapy, 4(1), 55-60
.
GENNAIO 2017
Il vero cambiamento inizia dentro di voi!

Chi sono

Psicologa–Psicoterapeuta Ordine degli Psicologi Regione Campania A/6460.
Autrice del romanzo psicologico (clicca sul nome e scopri di più!): “Senza Identità”
Specializzata in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale PTS-Roma con voto 110/110 e lode. Tesi “Disturbo di Panico con Agorafobia e Disturbo Ossessivo-Compulsivo, fenomeno del Not Just Right Experience”. Relatrice Gent.ssima Prof.ssa Cecilia La Rosa
Specializzata nell’uso della tecnica EMDR I e II livello.
Specializzata in Training Autogeno
Specializzata in Schema Therapy
STUDI:
Laurea in Psicologia Clinica e Della Salute con voto 110/110 e lode presso l’università G.D’Annunzio-Chieti. Tesi “Basi biologiche delle dipendenze comportamentali”. Relatore Gent.ssimo Prof. Alfredo Grilli.
Diploma “Master in Disturbi del Comportamento Alimentare” con voto 100/100. Università Popolare degli Studi di Milano. Tesi “Aspetti fisiopatologici e psicologici dell’obesità” Relatore Gent.ssimo Dott. Eduardo Favaretti.
-Corso di perfezionamento ” Psico-Oncologia” presso il San Camillo Forlanini-Roma.
-Corso di Alta Formazione “Neuropsicologia Clinica dell’Adulto”. IGEA-Pescara.
-Corso Perfezionamento: “Psicologia Clinica della Famiglia” IGEA-Pescara
-Corso di Formazione “Sostegno Psicologico nell’infertilità”.
-Corso di “Operatore di Percorsi di Accompagnamento alla Nascita”. IGEA-Pescara.
-Corso Professionale “Benessere in gravidanza e preparazione alla nascita”. Scuola Europea di Psicologia Funzionale -Roma
-Training di alta Specializzazione per il Trattamento del Disturbo Ossessivo-Compulsivo. Centro Ipsico, Firenze.
ETA’ EVOLUTIVA:
- Master in Disturbi dell’Apprendimento. Valutazione-diagnosi e trattamento. Presso l’Istituto Galton, ricerca & formazione. Pescara.
- Master “L’approccio Cognitivo Comportamentale ai Disturbi dell’età evolutiva”. Istituto IPSICO- Firenze.
- “Corso di formazione in psicologia evolutiva. I test e il colloquio clinico.” CEIPA-Roma.
- Corso di formazione “Psicodiagnostica in età evolutiva“. Scuola di Specializzazione in Psicoterapia cognitiva.
- Corso di formazione “I disturbi d’ansia in età evolutiva”. Airipa
- Corso di formazione. “La Play Therapy nell’intervento psicologico dei bambini” Centro studi Forepsy
- CERTIFICAZIONE “INTERNATIONAL ASSOCIATION OF INFANT MASSAGE”. INSEGNANTE MASSAGGIO INFANTILE
Dott.ssa Desirè Roberto
Psicologa-Psicoterapeuta
mail: psichedr@gmail.com
cell. 3297079025
via D’Orso,17- Flumeri (AV)
-RICEVO SU APPUNTAMENTO-
2 Febbraio 2016
10 Luglio 2016

Tecnologia: quali impatti sul nostro cervello? Cambia il modo di vivere le emozioni? Come cambiano le relazioni? Genitori e figli, quali indicazioni nell’uso della tecnologia?
Questi e altri interessanti temi verranno affrontati nell’Incontro tematico che si terrà il giorno 10 luglio 2016 presso l’Auditorium comunale di Grottaminarda (adiacente all’Università. Via Carpignano). Vi ricordo che l’ingresso è gratuito. Vi aspetto!
Incontro tematico

SENZA SAPERLO MANGIAMO COSE TOSSICHE!
Cari lettori, condivido con voi uno studio pubblicato dall’Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) il quale mostra la tossicità dell’acrilammide.
Cos’è l’acrilammide?
E’ un composto chimico che si forma solitamente nei cibi amidacei (cibi ricchi di amido) quando vengono cotti al forno, fritti o arrostiti ad alte temperature (120-150°C).
Quando zuccheri e aminoacidi naturalmente presenti nei cibi amidacei vengono scaldati, si combinano dando luogo a sostanze che conferiscono nuovi sapori e aromi. Ciò provoca anche l’imbrunimento del cibo e produce acrilammide.
Test di laboratorio hanno mostrato che l’acrilammide presente nella dieta provoca il cancro negli animali ma gli scienziati ritengono che questo può interessare anche l’uomo.
Dov’è presente l’acrilammide?
- Patatine
- Patate fritte a bastoncino
- Pane fresco e croccante
- Fette biscottare
- Torte
Cosa fare?
Eliminare gli alimenti amidacei cotti dalle nostre tavole è impossibile ma possiamo cercare di ridurne la quantità attraverso una cottura più attenta: per gli alimenti fritti attenersi ai tempi e modalità di cottura consigliati (mangiare cibi appena dorati e non bruciacchiati), non aspettare che il pane tostato diventi bruno ma che sia dorato e non conservare le patate in frigo (aumentano gli zuccheri e anche acrilammide durante la cottura) si consiglia di tenerle in un luogo asciutto a riparo dalla luce.
Dott.ssa Desirè Roberto
Bibliografia
EFSA “Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare”
“attacchi di fame”? Ecco cosa li scatena!
“Mangiavo senza rendermene conto, mangiavo senza avere realmente fame eppure sembrava che il mio stomaco non si riempisse mai e continuavo ancora a mangiare.” (Maria,40 anni)
Quante volte ti succede di avere degli improvvisi “attacchi di fame” e ti accorgi che non è fame quello che provi? Inizi a seguire un regime alimentare ma dopo aver raggiunto i primi risultati crolli nuovamente? La parola “dieta” e “bilancia” di creano rabbia? Perchè?
Cibo ed emozioni spesso sono strettamente connessi, soprattutto nei momenti di stress infatti, in condizioni di stress ripetuto, vi è un aumento del cortisolo e questo a sua volta può stimolare l’appetito. Quando siamo in una condizione di stress, tensione/ansia o angoscia, possiamo mettere in atto comportamenti finalizzati alla gratificazione e alla gestione delle emozioni, alle quali, attribuiamo un valore negativo o che sentiamo essere ingestibili in quel momento. Dopo aver mangiando, in particolar modo i dolci, si ha un sensazione di immediato benessere (aumento della serotonina e dopamina a livello cerebrale) a cui seguono spesso emozioni quali: sensi di colpa, vergogna e frustrazione per aver mangiato in modo incontrollato. Il senso di colpa e la frustrazione generano a loro volta in bisogno impellente di gratificazione e il circuito si ripete, iniziando nuovamente a mangiare. Una spirale di emozioni e cibo.
Cosa fare allora?
Prendere consapevolezza della proprie emozioni e imparare a gestirle in modo funzionale al proprio benessere, è il primo passo per rompere il circolo vizioso emozioni-cibo.
Come fare? Potrebbe essere utile rivolgersi ad uno psicologo, spesso il problema non è nella dieta troppo ristretta, non è la mancanza di volontà o l’eccessiva golosità. Il problema potrebbe essere altrove, in situazioni che sentite di non riuscire a gestire. La vostra mente è “carica” di negatività e cerca qualcosa che momentaneamente crei benessere.
Di fronte a numerose difficoltà della vita abbiamo spesso una “coazione a ripetere”, ovvero, tendiamo a rimettere in atto lo stesso schema/comportamento per affrontare una situazione, anche se questo non è funzionale. Le soluzioni più familiari o le nostre abitudini ci sembrano le uniche soluzioni possibili ma cosa possiamo fare di diverso dal solito? Come prendere consapevolezza delle nostre emozioni e gestirle in modo funzionale.
Dott.ssa Desirè Roberto
Valorizziamo chi amiamo…
PERCHE’ LA DIETA NON FUNZIONA?
Laura (38 anni): “Ho seguito una dieta per 5 mesi perdendo 10kg, un risultato davvero soddisfacente. Il problema è che ora sono bloccata, non riesco a continuare anzi, ho ripreso a mangiare in modo incontrollato. ”
Caro lettore, quanto ti identifichi con la descrizione fatta da Laura? Quante diete hai iniziato e poi abbandonato? Quante volte ci hanno detto: “se vuoi dimagrire devi metterti a DIETA!”
L’estate si avvicina e siamo tutti pronti a intraprendere diete raccolte ovunque: consigli di amici, riviste, web, bevande diuretiche ectc… Tutte le diete potenzialmente funzionano in quanto, diminuiscono l’apporto calorico e perdiamo peso, il problema è che il peso perso lo riprendiamo con altrettanta facilità. Perché?
Spesso si diventa sovrappeso a causa dell’alternanza fra brevi periodi di regime alimentare restrittivo e lunghi periodi di completa mancanza di controllo alimentare. Mangiare senza controllo non è causato dall’essere sovrappeso o dall’obesità ma è l’essere sottoposti a restrizione alimentare che ci induce a mangiare di più, vi spiego il motivo. Quando ci sottoponiamo a diete restrittive, tendiamo ad ignorare i segnali fisiologici provenienti dal nostro corpo che regolano “fame e sazietà” e che scandiscono gli equilibri della nutrizione, spingendoci a mangiare esclusivamente in risposta alla fame. Gli scompensi di questo sistema di regolazione del corpo sono alla base dei disturbi dell’alimentazione, determinando un’alterazione del nostro rapporto con il cibo e così diventa più difficile mangiare in modo regolare. Mangiare allora diventa un’esperienza che non gratifica, è frustrante e insoddisfacente (insalate scondite, pesce bollito, no al pane e pasta, no ai dolci, no zucchero, no alle bevande alcoliche…è un incubo!). In questo modo mangiare diventa un vero stress!
Coloro che si sforzano di mangiare in modo restrittivo, riescono a farlo con successo solo quando le pressioni esterne o emotive sono basse, ma non appena le pressioni esterne aumentano, si alimenta una condizione cronica di stress sia fisica che psicologica con un esaurimento del controllo cognitivo, così, si abbandona la fantomatica dieta e si inizia a mangiare senza controllo o in alternativa si ha una disregolazione comportamentale in altre aree come: l’abuso di caffeina, il consumo di sigarette, lo shopping compulsivo.
In condizioni di stress, chi è a dieta tende a tralasciare ogni restrizione alimentare e a mangiare in modo incontrollato diventando iperfagico, mangiando soprattutto dolci, cioccolato e cibi ad alto contenuto di grassi ed entrando nel circolo vizioso dell’alimentazione emotiva. Coloro invece che non sono sottoposti a regimi alimentari restrittivi, si comportano in modo opposto e mangiano meno.
Cosa fare allora?
Seguitemi nei prossimi articoli:
UN IMPROVVISO ATTACCO DI FAME…
Fame e sazietà? Questione di testa!
Dott.ssa Desirè Roberto
Bibliografia
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Baumcom, D.H. e Aiken, P.A., Effect of depressed mood on eating among obese and non obese dieting and nondieting persons,Journal of Personality and Social Psychology, 1981, 41, 577-585).
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Herman, C. P., & Polivy, J.,A boundary model for the regulation of eating. In A. J. Stunkard, & E. Stellar, Eating and its disorders, Raven Press, 1984
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Lowe, M. R.,The effects of dieting on eating behavior: A three-factor model,Psychological Bulletin, 1993, 114, 100−121; Polivy, J., The effects of behavioral inhibition: Integrating internal cues, cognition, behavior, and affect, Psychological Inquiry, 1998, 9, 181−204.
l’amico immaginario dei bambini. consigli per i genitori
“Mio figlio ha 4 anni e parla con un amico immaginario,
ha anche un nome: si chiama Bit!
Lei pensa che sia malato?”
Oggi parliamo dei bambini e dei loro amici immaginari: spesso i bambini parlano con l’amico immaginario e lo “portano ovunque”, sempre insieme a loro. I bambini ci giocano e intrattengono fervidi dialoghi o litigi.
Bisogna preoccuparsi?
NO, vorrei rassicurare tutte le mamma che si sono poste questa domanda. Non è un comportamento patologico ma è un fenomeno molto frequente che caratterizza in media 2 bambini su 3, solitamente si riscontra nei primogeniti.
La fascia d’età in cui compare l’amico immaginario è tra i 3 e gli 8 anni, età in cui, il bambino non ha ancora acquisito la capacità di distinguere tra realtà e sogno.
Gli amici immaginari possono essere di due tipi: rappresentato da un giocattolo o un pupazzo reale del bambino (il bambino attribuisce all’oggetto connotati umani) e quelli del tutto inventati.
La funzione tra le due fantasie è diversa: il giocattolo, il pupazzo o l’oggetto in generale, ha la funzione di dare sicurezza in momenti di separazione o lontananza dal genitore; l’amico invece puramente inventato, rappresenta un altro sé, colui che può fare tutto ciò che al bambino reale è stato proibito di fare, incarna i suo desideri o il suo ideale di perfezione. La tipologia più frequente di fantasia è rappresentata da amici immaginari della stessa età e dello stesso sesso ma magari con caratteristiche o poteri speciali. Secondo la psicologa Marjorie Taylor Press, non solo non è il caso di preoccuparsi ma, bisogna considerare questa invenzione un modo normale e sano che hanno i più piccoli di adattarsi all’ambiente circostante.
Da numerosi studi è emerso che i bambini che hanno o hanno avuti un amico immaginario sono solitamente meno timidi, più creativi e con maggiori capacità comunicative.
Quanto tempo dura un compagno immaginario?
Non vi è un tempo standard, può durare qualche mese e a volte, anche qualche anno, finché il bambino ne sente il bisogno.
Cosa suggerisco ai genitori?
-Non rendere credibile e reale il personaggio immaginario creando uno spazio fisico concreto, ad esempio mettendo un piatto e delle posate a tavola e magari anche del cibo per l’amico immaginario (questo crea molta confusione nel bambino). I bambini parlano, giocano e viaggiano con loro ma sanno che in realtà non esistono!
-Non ridicolizzare, prendere in giro il bambino;
-Non ammonirlo dicendo che “non esiste!” “qui non c’è nessuno!”;
-Se il bambino chiede di partecipare al suo gioco di fantasia, partecipare appunto in modo fantasioso. Ad esempio se il bambino chiede di apparecchiare anche per l’amico immaginario farlo simulando con piatti, posate e cibo invisibili.
Facciamo un passo indietro, concediamoci di ritornare bambini e scopriremo nuove sfaccettature di noi accantonate da tanto tempo…spazio alla fantasia!
Dott.ssa Desirè Roberto
smartphone ai bambini: impatto negativo sullo sviluppo di competenze linguistiche e relazionali

Capita spesso che i bambini piangono e dopo un’intensa giornata di impegni e stress, i genitori vorrebbero solo un po’ di relax e silenzio. Soprattutto a fine giornata si hanno poche energie per fronteggiare il pianto di un bambino e una risorsa efficace, quando niente sembra riuscire a calmarli, è ricorrere ai nostri tablet e smartphone e i bambini si calmano come d’incanto affascinati da questi oggetti.
Quale effetto possono avere sul loro sviluppo emotivo?
I ricercatori statunitense Boston University School of Medicine sostengono che i bambini hanno bisogno di trovare il modo di auto- regolare i loro sentimenti, va dato il tempo di calmarsi da soli e non “coprirli” con distrazioni.
“Se questi dispositivi diventano il metodo predominante per calmare e distrarre i bambini, essi saranno in grado di sviluppare i propri meccanismi interni di autoregolamentazione?”
L’utilizzo nei primi anni di vita l’utilizzo, di tablet e smartphone o, le ore trascorse davanti al televisore hanno un impatto negativo sullo sviluppo di competenze linguistiche e relazionali. In questa tappa della vita (al di sotto dei 2 anni) il bambino dovrebbe essere impegnato nell’interazione con l’adulto, con i coetanei, dovrebbe impiegare il tempo “esplorando” e utilizzando il gioco non strutturato.
Radesky sostiene che l’utilizzo di tali oggetti, può interferire con la capacità del bambino di “educarsi” “all’empatia e di acquisire competenze sociali e di problem solving oltre a poter sostituire attività pratiche importanti per lo sviluppo di competenze sensomotorie e visuomotorie “.
- L’uso dei tablet dovrebbe essere bandito?
Dipende dall’età dal bambino, al di sotto dei due anni potrebbe essere dannoso per lo sviluppo sociale ed emotivo, invece, risulta un valido aiuto per i bambini più grandi (età prescolare), ad esempio per le applicazioni per imparare a leggere e per la comprensione della lettura.
Come fare quando il bambino piange? Semplice! Comportarsi come quando smatphone e tablet non esistevano quindi spazio alla fantasia…
Voi che state leggendo, cosa ne pensate?
Dott.ssa Desirè Roberto
Bibliografia
Jenny S. Radesky, Jayna Schumacher, Barry Zuckerman.(December 2014) “Mobile and Interactive Media Use by Young Children: The Good, the Bad, and the Unknown.” Pediatrics vol. 135
SUONIAMO INSIEME: COSA AVVIENE NEL CERVELLO?
Uno studio condotto a Berlino ha permesso di scoprire che quando due musicisti suonano insieme lo stesso brano musicale, non solo si ha una sincronia tra il movimento delle dita, tra le note prodotte ma, sono sincronizzate anche le onde cerebrali dei due esecutori.
Gli scienziati attraverso l’utilizzo dell’elettroencefalogramma (EEG), hanno misurato ed analizzato le onde cerebrali di otto coppie di chitarristi professionisti durante l’esecuzione di brani musicali. Ogni coppia era impegnata a suonare 60 diverse variazioni di un breve motivo jazz. Lo studio ha evidenziando che i neuroni attivi sono localizzati principalmente nella corteccia motoria e somato-sensoriale, aree attivate per controllare e coordinare l’attività motoria durante l’esecuzione di un brano musicale. La scoperta sorprendente è che tra i circuiti neuronali interessati vi sono, i neuroni specchio, i quali si attivano, sia quando si cerca di imitare un’azione, sia quando si vede altri compierla.
Si ipotizza che gli stessi circuiti neurali, potrebbero attivarsi nello sviluppo delle interazioni sociali e potrebbero spiegare le interazioni sociali molto intense, come per esempio quelle tra la madre e il suo bambino o tra persone innamorate.
Dott.ssa Desirè Roberto
Bibliografia: Johanna Sänger*, Viktor Müller and Ulman Lindenberger. “Intra- and interbrain synchronization and network properties when playing guitar in duets”. Center for Lifespan Psychology, Max Planck Institute for Human Development, Berlin, Germany.
INIZIARE LA SCUOLA A CINQUE ANNI?
Perché gli uomini non ascoltano le donne?
“Ehi, mi stai ascoltando?”
Mi rivolgo alle donne, quante volte avete litigato con il vostro partner facendogli questa domanda? Quante volte, dopo una lunga conversazione vi rendete conto che solo il 10% di quello che avete detto è stato recepito?
La scienza spiega PERCHE’ gli uomini non ascoltano le donne ma, questo non deve diventare un alibi!
Michael Hunter dell’Università di Sheffield (UK), ha individuato cause biologiche che porterebbero l’uomo a perdere l’attenzione quando una donna gli parla.
L’uomo e la donna, elaborano i suoni vocali in modo diverso. L’uomo elabora la voce femminile come se stesse ascoltando una melodia/musica (attivando l’area uditiva nel cervello), per tale motivo gli uomini devono “lavorare” di più per decifrare quello che le donne stanno dicendo. Però non hanno problemi a sentire un altro uomo in quanto la voce maschile sollecita l’attivazione di un’area cerebrale più piccola, nella parte posteriore del cervello che, permette una veloce decifratura.
Le donne, a differenza degli uomini, emettono suoni con frequenze diverse e più complesse, a causa della diversa forma delle corde vocali e della laringe.
Dunque, non vi arrabbiate troppo ma siate tolleranti.
Dott.ssa Desirè Roberto
Dilraj S. Sokhi, Michael D. Hunter, Iain D. Wilkinson and Peter W.R. Woodruff, “Male and female voices activate distinct regions in the male brain“, NeuroImage 27(3) 572-578, 2005.
La “pennichella” fa bene alla salute!

Uno studio condotto in California, dimostra che, fare la “pennichella” pomeridiana:
–aiuta la concentrazione. Studiosi dell’Università della California-Berkley hanno sottoposto due gruppi di giovani ad eseguire dei compiti cognitivi. Ad un gruppo era stato concesso di riposare per 90 minuti, all’altro no. Coloro ai quali era stato concesso di riposare circa 90 minuti, riuscivano a svolgere meglio gli esercizi rispetto ad altri che non avevano avuto la possibilità di riposare. Sono sufficienti 20-30 minuti per ottenere i benefici derivanti da una mente riposata e l’orario ideale è tra le 13 alle 16.
-riduce il richio di malattie cardiache. Sarah Conklin, professoressa di psicologia e neuroscienze all’Allegheny College afferma che: “Se si ha la possibilità di dormire da 45 minuti ad un’ora durante il pomeriggio si ottengono considerevoli benefici nel ridurre i rischi cardiaci derivanti da uno scarso riposo notturno”.
SELFIE-MANIA, cosa nasconde?

Un vero e proprio tormentone definito anche come “selfie-mania”, il bisogno di fotografarsi e mandare in rete i propri autoscatti!
I social network sono letteralmente “bombardati” da selfie in cui ognuno tende ad apparire in una luce migliore: foto con amici, sorrisi smaglianti, sguardi sexy, labbra protruse e visi sempre truccati (anche nelle foto in pigiama!).
Si mostra di sé la parte migliore, il bisogno di far vedere all’altro quanto siamo orgogliosi di noi stessi, di ostentare la nostra immagine o la nostra felicità. Perché?
Il bisogno di mandare in rete i propri autoscatti, condividere particolari della propria vita privata, nasconde sicuramente un grande bisogno di affermazione, è un modo per dire “guardami, ci sono anch’io!”.
Un bisogno di approvazione molto probabilmente per un’insicurezza di fondo, una fragilità del proprio Sè. Vedere che la “rete” ha apprezzato la propria foto (attraverso il numero dei “mi piace” o dei commenti) fa sentire la persona apprezzata, considerata. Comportamenti egocentrici che possono sfociare nell’oversharing, ovvero, nella condivisione su Internet di ogni minimo dettaglio della propria vita privata. La distinzione tra ciò che è privato e ciò che è condivisibile con il “mondo” non è più molto netta e si passa dal selfie a condividere con il mondo quello che si sta facendo in quel momento, questo potrebbe condurre ad una perdita del senso di realtà.
Uno studio condotto da Diana I. Tamir e Jason P. Mitchell presso la Harvard University e pubblicato sulla rivista “Proceeding of the National Academy of Sciences” illustra come il 30- 40% delle comunicazioni tra individui vertono su argomenti di tipo personale e la percentuale raggiunge l’80% se trattasi di social network.
La ricerca ha cercato di capire: cosa motiva l’essere umano a cercare di condividere le proprie esperienze con gli altri?
Da questa ricerca è emerso un dato molto interessante: si è chiesto ai soggetti dello studio, di raccontare di sè o di esprimere opinioni su un’altra persona. Durante questo compito gli stessi soggetti sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale, evidenziando un’attivazione del sistema mesolimbico dopaminergico, deputato alla percezione del senso di piacere. Quindi, comunicare agli altri i propri pensieri, opinioni, emozioni è correlato fortemente con l’attivazione di aree cerebrali deputate alla gratificazione.
Dallo studio quindi è emerso che parlare di sé o di un’altra persona è avvertita dal cervello come qualcosa di piacevole, quando questo piacere è ulteriormente rinforzato dalla presenza di qualcuno che ascolta, legge, vede, commenta e approva tenderà ancora di più ad essere messo in atto.
Dott.ssa Desirè Roberto
Bibliografia
Diana I. Tamir, Jason P. Mitchell (2012). “Disclosing information about the self is intrinsically rewarding”. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America.
Imparare a suonare fa bene al cervello!
Cosa far fare al nostro bambino nel tempo libero? Oltre allo sport, utile alleato per lo sviluppo psico-fisico si potrebbe optare per la MUSICA!
Investire nella musica è investire sul cervello dei nostri piccoli!
Studiare musica fin da bambini ha numerosi benefici, ci sono prove sempre più evidenti che i musicisti hanno cervelli diversi rispetto a chi non suona, sia dal punto di vista organizzativo che funzionale. Suonare regolarmente uno strumento cambia la forma e la potenza del cervello e può essere utilizzato in terapia per migliorare le capacità cognitive.
- È un ottimo TRAINING PER LA CONCENTRAZIONE. Suonare richiede di concentrarsi su tono, tempo, ritmo e qualità del suono.
- Stimola l’attenzione (selettiva vs. sostenuta);
- Potenzia la memoria e l’utilizzo di mnemotecniche;
- Stimola la capacità di analisi visiva.
Suonare musica in un gruppo aumenta ancora di più la concentrazione perché bisogna imparare non solo ad ascoltare se stessi, ma anche focalizzare la propria attenzione sul gruppo per poter suonare in modo armonico. La concentrazione è il presupposto di ogni processo di apprendimento, stimolando la concentrazione si avranno vantaggi anche a livello scolastico.
- Sviluppa la COORDINAZIONE OCULO-MOTORIA
Lo spartito musicale è convertito a livello cerebrale: dalla lettura di note musicali, il sistema cerebrale deve convertire la nota percepita visivamente in schemi motori specifici. E’ un meccanismo che con il tempo diviene automatizzato ma pensate alla sorprendente capacità di convertire simboli posti sul pentagramma (note) in suono! E’ fantastico!
- Potenzia L’ABILITA’ MATEMATICA
Gli studi hanno dimostrato che gli studenti che suonano uno strumento sono spesso migliori in matematica e raggiungono livelli più alti a scuola rispetto agli studenti che non lo fanno.
- Potenzia la CAPACITA’ DI LETTURA E COMPRENSIONE
Secondo uno studio, i bambini che hanno studiato musica ottengono performance cognitive superiori nelle abilità di lettura rispetto ai loro coetanei non formati musicalmente.
La musica coinvolge una costante lettura, capacità di comprensione e rielaborazione.
- RITARDA L’INVECCHIAMENTO CEREBRALE NELL’ETA’ ADULTA
Far studiare musica al proprio bambino è anche un investimento a lungo termine, coloro che hanno studiato musica risentono meno dell’invecchiamento cerebrale. Secondo la neurologa Dr.ssa Nina Kraus della Northwestern University: “Quello che vediamo in un adulto che ha studiato musica è un cervello biologicamente più giovane”. La musica rafforza le connessioni cerebrali coinvolte nella riproduzione sonora e possono influenzare positivamente le capacità linguistiche.
- INSEGNA LA COSTANZA
Imparare a suonare richiede tempo, dedizione e costanza. È fondamentale per i bambini i quali vorrebbero “tutto e subito”. Raggiungere traguardi scanditi nel tempo insegnerà loro che non tutto si può ottenere nell’immediato ma occorrono impegno e dedizione.
- ALLEVIA LO STRESS.
La musica è un’arte, è espressione del sentimento, delle proprie emozioni. La capacità di suonare permetterà di rilassarsi ed esprimere se stessi attraverso la musica.
- FAVORISCE IL BUON UMORE!
Dott.ssa Desirè Roberto
Bibliografia
“Music Education Can Help Children Improve Reading Skills” Psychology of Music. Science Daily
Karen Merzenich.“More Evidence that Music Lessons May Strengthen the Brain”. Journal of Neuroscience
Smartphone: quali cambiamenti nella nostra vita?
Pian piano, gli smartphone sono entrati a far parte della nostra quotidianità, eppure, ci hanno cambiato la vita!
Quali conseguenze in seguito all’uso quotidiano e costante degli smartphone?
Le ricerche confermano che l’uso del telefono cellulare causa numerose conseguenze sull’organismo:
- Stress: il dover essere disponibili ovunque e in qualsiasi momento, dà la sensazione di non essere liberi. La gestione di tutte le funzioni del telefono cellulare e dei costi, la preoccupazione di perdere il telefono e mantenere la batteria carica.
- Compulsività: la coazione a controllare il display e la sensazione di stress quando non si è raggiungibili.
- Decadimento prestazioni cognitive.I ricercatori hanno dimostrato che chi usa molto il cellulare, impara a pensare di meno e a fornire risposte velocemente (o impulsivamente). Dagli esperimenti è emerso che, coloro che utilizzano per molto tempo il telefono cellulare, tendono a fornire in compiti cognitivi risposte in modo veloce, grossolano e approssimativo, commettendo numerosissimi errori. La tendenza a rispondere in modo impulsivo potrebbe essere una conseguenza dell’annullamento del tempo di attesa, possiamo comunicare in modo immediato con tutti; il bisogno di rispondere e avere risposte nell’immediato. Oltre a ciò, l’utilizzo di un linguaggio sintetico (sms-mail-chat) soprattutto nel bambino e nell’adolescente, rischia di prendere il sopravvento tra le funzioni cognitive ed emotive in via di sviluppo, predisponendo alla strutturazione di una forma di pensiero eccessivamente sintetico.
- Intolleranza alla frustrazione dell’attesa. Si estende a tutti gli ambiti della vita, non sappiamo più aspettare, la possibilità di accedere ad una mole di informazioni in tempo reale (internet) innesca una sorta di intolleranza, un’incapacità di attendere. L’attesa che un tempo aveva grande valore sul piano emotivo (es. l’attesa di un ragazzo per poter vedere una ragazza) ha perso ogni connotato di piacere, anzi, subentra rabbia e frustrazione. Una nota pubblicità recita: “l’attesa del piacere è essa stessa il piacere” ma non so quanto quest’affermazione possa riguardare anche i più giovani che, il più delle volte, non sono abituati ad attendere.
- Disagi sul piano comunicativo reale. Il cellulare è diventato uno strumento per gestire abitualmente le relazioni. La “comunicazione telefonica” spesso è un sostituto della “comunicazione reale” (frontale). Questo tipo di comunicazione ha numerosi ripercussioni sul piano relazionale in quanto, spesso, non si conosce realmente l’altro e questo distacco potrebbe far idealizzare il referente della comunicazione. Inoltre, il non fronteggiare le discussioni vis à vis crea numerosi disagi sul piano comunicativo reale, non si riescono più a comunicare bisogni, desideri, insoddisfazioni in modo diretto ma, c’è sempre bisogno di una “protezione virtuale”, il telefono cellulare.
Quante volte parliamo con le persone guardandole negli occhi?
Il telefonino è diventato un antidepressivo, un mezzo per gestire la solitudine, ci fa sentire meno soli e asseconda (anche se in minima parte) il bisogno umano di essere amati e di essere importanti per qualcuno. Sapere che dall’altra parte c’è qualcuno con il quale possiamo interagire fa sentire meno soli ma, quando le luci si spengono, nel buio della nostra intimità, chi è con noi? I nostri amici virtuali, quale valenza hanno nella nostra vita concreta, reale? Quanto conoscono della nostra vita?
- Labilità dei confini personali. Il telefonino diventa il simbolo della “presenza dell’altro”, ci fa sentire meno soli ma, allo stesso tempo, rompe i confini tra noi e l’altro. Attraverso il costante utilizzo di chat e social network, si rischia di non avere più “confini tra sé e l’altro”, tra ciò che è pubblico e condivisibile e, ciò che è intimo e privato. I confini tra noi e l’altro sono importantissimi per la costruzione della propria identità, permettono di capire “dove finisce l’uno e dove inizia l’altro”. Quando l’identità non ha confini non si ha più un’ideale, non si hanno sogni ed obiettivi propri, spesso i bisogni e i desideri sono gli stessi di altri, quando non si ha un’identità non si sa chi si è né quale meta si vuole raggiungere nella vita. Chi siamo realmente?
Se ti è piaciuto l’articolo e vuoi saperne di più, leggi gli articoli:
NOMOFOBIA: dipendenza da smartphone
Smartphone: quali conseguenze sul nostro corpo?
Oltre alle componenti socio-psicologiche, vi sono studi in letteratura riguardanti l’effetto dalle emissioni di radiazioni elettromagnetiche sulla salute fisica; il dibattito sulla loro pericolosità è ancora aperto. Vi è un sostanziale sviluppo nella comprensione di come le radiazioni dei telefoni cellulari, possono alterare le normali funzioni fisiologiche.
Dott.ssa Desirè Roberto
Bibliografia
-Abramson MJ, Benke GP, Dimitriadis C, Inyang IO, Sim MR, Wolfe RS, Croft RJ. “Mobile telephone use is associated winth changes in cognitive function in young adolescents”. Bioeletromagnetics Volume 30, Issue 8, pages 678-686, December 2009.-Thomas S, Benke G, Dimitradis C, Inyag I, Sim MR, Wolfe R, Croft RJ, Abramson MJ. “Use of mobile phones and changes in cognitive function in adolescents“.
Dott.ssa Roberto Desirè
NOMOFOBIA: dipendenza da smartphone
“Il mio tessoro”- disse Gollum (film “Il Signore degli anelli”).
C’è una cosa da cui non ti distacchi mai e quando qualcuno cerca di sottrartelo, dentro te, qualcosa sembra reclamare “Fermo! E’ il mio tesoro!”.
Pensa alla tua vita, qual è l’oggetto di cui non puoi fare a meno?
Lo porti con te sempre e ovunque: in bagno, al tavolo mentre stai pranzando, a lavoro e ti accompagna giorno e notte. Lo appoggi sul comodino prima di andare a letto, è l’ultima cosa che guardi prima di dormire, è la prima cosa che consulti appena sveglio. Non è un indovinello, è vita quotidiana. Quanto questa descrizione ti rappresenta? Quanto sei dipendente dal tuo telefono cellulare?
Molte persone portano il telefono cellulare anche sotto la doccia e hanno una fortissima ansia e angoscia di separarsene. Quanti hanno paura di perdere il proprio cellulare?
È uno scrigno in cui è racchiusa parte della nostra vita, spesso contiene i nostri segreti, i nostri contatti, ci permette di comunicare con gli altri e in qualche modo ci fa sentire “protetti” e amati perché qualsiasi cosa ci dovesse accadere tutti saprebbero dove siamo e potrebbero venirci in soccorso. Richiama i nostri più intimi bisogni e forse per questo ne teniamo così tanto in considerazione: essere amati, essere ricordati, essere importanti per qualcuno.
Qual è una delle più grandi paure dell’essere umano? Essere solo/non essere amato. Chi trova un amico trova un tesoro, quanti amici sentiamo intorno a noi quando siamo “connessi” con il mondo? Quale tesoro è racchiuso in quello “scrigno”?
La dipendenza da telefonino è anche definita “NOMOFOBIA” è un’abbreviazione del termine coniato in Gran Bretagna “no mobile phobia” e indica il terrore di smarrire il cellulare, una paura sproporzionata di rimanere fuori dal contatto di rete mobile. Dei ricercatori Indiani hanno condotto un esperimento prendendo in esame 1000 studenti universitari di 10 diversi Paesi ai quali, è stato chiesto di stare un giorno intero senza telefono cellulare. Il risultato è stato che, gli studenti hanno percepito una forte frustrazione e una sensazione di solitudine, di panico, ansia e palpitazioni. Nonostante i partecipanti provenissero da diversi Paesi e quindi diversi livelli di sviluppo economico, tutti hanno mostrato lo stesso senso di smarrimento. Non avere con sé il proprio telefonino vuol dire: non ascoltare musica, non consultare Facebook, Twitter, Wath’s up etc. Vuol dire sentirsi persi, confusi, soli, vuol dire “essere fuori” dal mondo…
Dov’è il nostro modo, fuori o dentro? Pensiamoci…
Per saperne di più leggi gli articoli:
Smartphone: quali cambiamenti nella nostra vita?
Smartphone: quali conseguenze sul nostro corpo?
Dott.ssa Desirè Roberto
Smartphone: quali conseguenze sul nostro corpo?
Siamo letteralmente “bombardati” da onde elettromagnetiche, in particolar modo i nostri telefoni cellulari sono sempre con noi e a contatto con il nostro corpo. Molti studi hanno esaminato la reazione dei vari tessuti del corpo all’esposizione di radiazioni, i nostri corpi agiscono come antenne “parassite” le quali, ricevono le onde elettromagnetiche (EMW) e le convertono in campi elettrici e magnetici.
Ma cosa succede al nostro corpo? Le onde elettromagnetiche possono alterare delle funzioni fisiologiche? Gli scienziati hanno osservato:
- Fluttuazioni dell’elettroencefalogramma (EEG), del sonno e delle funzioni neuroendocrine e diminuzione della funzione cognitiva e della secrezione di melatonina.
- Aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa a riposo.
- Difficoltà di concentrazione, aumento della fatica, frequenti mal di testa con sensazione di bruciore vicino all’orecchio o intorpidimento e formicolio del tessuto esposto al contatto diretto.
Vi sono numerosi studi che hanno accertato la nocività dell’uso del telefono cellulare, causa di diverse patologie: tumori, sterilità (in quanto influiscono sulla produzione di testosterone) e insonnia.
- Tumori.
In letteratura vi sono numerosi studi riguardanti la correlazione tra l’uso del telefono cellulare e lo sviluppo di tumori, soprattutto a livello cerebrale e nel Sistema Nervoso Centrale. Uno studio condotto dal Dottor Schüz e colleghi, si è riscontrato una forte associazione tra l’esposizione notturna a campi elettromagnetici e la probabilità nei bambini di ammalasi di leucemia. Uno studio ha riportato un aumento del 40% di rischio di glioma nella categoria più alta di consumatori (media di 30 minuti al giorno per un periodo di 10 anni).
Nonostante le numerose controversie a riguardo, in Italia, per la prima volta, il 18 Ottobre 2012, la Cassazione riconosce il legame tra tumore e l’uso del telefono cellulare. La storia è quella di un Manager di una multinazionale che per lavoro ha utilizzato il telefono (cordless o cellulare), con una media di 5-6 ore al giorno, per dodici anni. Dopo aver scoperto di avere un tumore al nervo trigemino ed essere stato operato, chiede una pensione di invalidità all’Istituto Nazionale per le Assicurazioni contro gli Infortuni sul Lavoro (Inail) che gliela nega. La Cassazione condannerà l’Inail la quale dovrà risarcire il Manager.
Vi sono molti studi che dimostrano l’innocuità dell’uso del telefonino, ma molti sono inaffidabili in quanto finanziati dagli stessi produttori di cellulari.
- Sterilità maschile.
Le correnti elettriche generate, possono alterare l’ambiente ormonale e il microambiente testicolare, necessario per la produzione dello sperma. Gli spermatozoi sono cellule elettricamente attive e la loro esposizione alle onde elettromagnetiche può influenzare la loro motilità, morfologia e anche il loro numero. I meccanismi cellulari che mediano gli effetti nocivi delle radiazioni cellulari sugli spermatozoi e sulla potenziale fertilità maschile sono: la perdita delle membrane plasmatiche, la deplezione del calcio e lo stress ossidativo.
- Insonnia
Una ricerca del National Sleep Foundation asserisce che, la televisione, i computer, i cellulari e altri dispositivi elettronici, rischiano di compromettere il riposo notturno e lo stato di salute generale. Inoltre, possono causare depressione, ansia, deficit di attenzione e iperattività. Secondo gli studiosi è necessario oltre a dormire 7/8 ore, anche che la camera da letto sia off-line. Inoltre, è stata trovata una correlazione positiva, tra l’utilizzo de telefono cellulare e la difficoltà ad addormentarsi. Gli effetti di eccitazione che i ricercatori hanno misurato, sono equivalenti a circa la metà di una tazza di caffè.
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Tablet ai bambini: un bene o un male?
Dott.ssa Desirè Roberto
STRATEGIE CONTRO LA PAURA DEL BUIO NEL BAMBINO
I nostri bambini piangono, non vogliono dormire soli e per di più al buio.
Perché i bambini hanno paura del buio?
Il buio, nell’immaginario collettivo, rappresenta tutto ciò che non possiamo controllare con i nostri sensi e per questo, potrebbe nascondere molti potenziali pericoli. I neonati non hanno questa paura, hanno paura dei rumori forti e del dolore ma, non hanno paura del buio perché vengono da un luogo buio. Generalmente intorno all’età di 2-3 anni, dopo aver appreso la differenza tra buio e luce, inizieranno ad avere paura nel buio, non del buio. La paura è legata a tutto ciò che può accadere nel buio: brutti sogni, rumori, presenza di mostri. Può essere un’angoscia legata alla separazione dai genitori, l’abbandono, il distacco.
Come devono comportarsi i genitori?
- Prima di tutto è necessario “accogliere” la paura del bambino e non ridicolizzarlo. Concedersi un po’ di tempo per stare con lui e rassicurarlo, assicurando che non ci sono né mostri, né presenze strane. A volte sono importanti giochi per “esorcizzare” la paura, attraverso il gioco il bambino si tranquillizza.
- Raccontare una favola è un alleato contro la paura, le fiabe hanno come oggetto la paura e rappresentano la metafora delle paure del bambino. È importante dare intonazione alla fiaba, non solo leggerla ma raccontarla esprimendo con la prosodia la tensione emotiva dei personaggi del racconto. La fiaba permette al bambino di identificarsi con i personaggi che come lui, hanno paura ma, alla fine ne escono vittoriosi. Sono eroi che riescono a distruggere il male. Attraverso il racconto, il bambino impara a riconoscere le sue paure, identificarsi e a superarle.
- Può essere positivo regalare al bambino un orsacchiotto che faccia da compagnia (oggetto di transizione).
- Per abituare il bambino a dormire solo, si può utilizzare una piccola lucina da parete per poi eliminarla gradualmente rendendo partecipe il bambino. (“Proviamo a spegnere la luce per 5 min? La mamma ritorna tra 5 min e la riaccende.”)
- È opportuno lasciare aperta la porta della stanza del bambino affinché, il bambino sappia che, se dovesse avere paura, la mamma o il papà sarebbero subito da lui.
I genitori dovrebbero evitare di trasmettere ansie o paure immotivate al bambino (ad esempio “il lupo cattivo”). Il bambino pensa che tutto può prendere forma e tutto può accadere, se abituiamo il piccolo all’idea del “lupo cattivo” o a qualsiasi altro essere animato/inanimato che lo punirà, contribuiamo a trasmettergli ansia e paure. Tuteliamo i nostri piccoli.
Dott.ssa Desirè Roberto
ANCHE I GRANDI TEMONO IL BUIO!
Situazione tipo: sei in pigiama e stai per andare a letto, fai un giro per casa e ispezioni che non ci siano porte o finestre aperte, spegni la luce ma lasci la bajour accesa, pensi di spegnerla ma poi pensi che un po’ di luce ti terrà compagnia, dopo un po’ la spegni. E’ tutto buio, chiudi gli occhi e cerchi di distrarti ma, all’improvviso un sentore negativo, forse un rumore, forse un’ombra, riaccendi la luce e pensi sia meglio tenerla accesa. Senti il cuore battere forte e hai difficoltà ad addormentarti. Stai sicuramente sperimentando il disagio associato all’oscurità. Il timore delle tenebre è tipico dell’infanzia ma, a volte, è presente anche in età adulta. La mancanza di luce scatena pensieri negativi e paura, non tanto per il buio in sé quanto piuttosto, sui pericoli che vi si potrebbero annidare, tutto ciò che non riusciamo a controllare può rappresentare un pericolo. Il buio spaventa molto di più quando si è da soli in una stanza infatti, la presenza di un’altra persona ci fa sentire protetti da quello che si nasconde nell’oscurità, lenisce il senso di vulnerabilità e la sensazione di essere indifesi. In alcune persone, il solo pensiero di dormire con la luce spenta mette in stato d’agitazione con una reazione psicofisica di allerta: palpitazioni, sudorazione, brividi, respiro affannoso.
Tecnicamente si chiama “Acloufobia” (in greco, achlys, oscurità, e fòbos, fobia), è un disturbo che solitamente si riscontra nei bambini che hanno timore di dormire da soli e per di più al buio, a volte, tale disturbo è presente anche negli adulti. La paura è un’emozione governata prevalentemente dall’istinto, ha come obiettivo la sopravvivenza dell’individuo di fronte ad una potenziale o reale situazione di pericolo. Ogni età ha le sue paure, il neonato ad esempio ha paura dei rumori forti e del dolore ma, non ha paura del buio perché viene da un luogo buio. Generalmente intorno all’età di 2-3 anni, dopo aver appreso la differenza tra buio e luce, inizierà ad avere paura nel buio, non del buio.
Quali sono le cause dell’acloufobia?
Le cause potrebbero essere molteplici, negli adulti, il più delle volte è la conseguenza di un’esperienza spiacevole capitata in assenza di luce quando si era bambini. A volte, rimane silente per anni e poi, all’improvviso, in un momento di forte stress o in un periodo particolarmente difficile può emergere.
Come fronteggiare il problema?
Chiedere un supporto. La paura degli adulti solitamente è solo la punta dell’iceberg, bisogna risalire all’origine della fobia per questo è fondamentale l’aiuto di un esperto. Ogni persona ha una propria storia ed è per questo utile una terapia mirata.
Quando dormo con la luce accesa sono più tranquillo:
Una ricerca effettuata dalla Society for Neuroscience dell’Ohio State University ha messo in evidenza che la luce accesa mentre si dorme influisce sul tono dell’umore e alterando gli stati sonno-veglia, crea squilibri ormonali i quali facilitano l’insorgenza di depressione.
Dott.ssa Desirè Roberto
Bibliografia
A.Querzè,L.A. Pini. Voci dalla paura. Riflessioni e analisi di un’emozione complessa. 2011. Franco Angeli
Come capire se tuo figlio ha un Disturbo dell’Apprendimento
Quali sono i campanelli d’allarme di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento? Quali sono le cose che possono farci sospettare che il nostro piccolo abbia una difficoltà relativa all’acquisizione di abilità specifiche? I disturbi dell’apprendimento sono vari e differenti tra loro, le difficoltà non si manifestano necessariamente tutte insieme o nella stessa combinazione.
Lettura: il bambino, dalla fine della prima elementare in poi, mostra di non riuscire a leggere in maniera fluente, di fare fatica a mettere insieme le sillabe delle parole;
- legge lentamente a volte sillabando;
- confonde le lettere: che appaiono simili graficamente (m-n; b-d-q-p; a-e);
che suonano simili (t-d; f-v; p-b ecc..);
- Inverte le lettere, le aggiunge o le omette;
- legge le prime lettere e “tira a indovinare” la parola, a volte sbagliandola;
- salta le righe e/o le parole;
- legge una parola correttamente all’inizio della pagina, ma può leggere la stessa parola in modi diversi prima di arrivare alla fine del brano;
Il bambino può anche leggere abbastanza bene ma molto lentamente, oppure non comprende ciò che legge.
Scrittura: per quanto riguarda la scrittura, può succedere che il bambino non riesca a scrivere in corsivo, nemmeno lentamente, oppure che scriva ma non riesca ad ottenere un buon tratto grafico o addirittura che la scrittura in corsivo sia poco leggibile o illeggibile.
- scambia suoni simili per forma (m-n; b-d) o per suono (p-b; v-f);
- omette alcune lettere, sillabe, o parti di parola o ne aggiunge (”babola” invece di “bambola”, “bicieta”invece di “bicicletta”);
- compie errori ortografici;
- commette numerosi errori nella copiatura;
- unisce o separa indebitamente due parole;
- può usare in modo non adeguato lo spazio sul foglio;
Matematica: il bambino manifesta numerose difficoltà sin dalla prima elementare, ha difficoltà a stimare la grandezza tra quantità diverse o a capire i numeri.
- nell’enumerazione, nel cambio di decina e/o omette i numeri;
- nel recupero dei risultati di calcoli rapidi (2+2 =4) o delle tabelline;
- nelle procedure (calcoli in colonna, espressioni ecc…);
- nella scrittura dei numeri e fa confusione tra i simboli matematici;
- di gestione dello spazio e quindi problemi con l’incolonnamento delle operazioni;
- nella risoluzione di problemi;
Il bambino potrebbe avere anche altre difficoltà come ad esempio:
- riconoscere destra e sinistra;
- nel dire l’ora e nel leggere l’orologio analogico;
- nel tenere a mente informazioni appena ricevute;
- nella memorizzazione e nel recupero di sequenze: giorni della settimana; mesi dell’anno, stagioni, alfabeto;
- a memorizzare termini specifici delle materie scolastiche;
- a orientarsi nello spazio e nel tempo;
- motorie come allacciarsi le scarpe o i bottoni;
Se sei interessato a conoscere meglio i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, leggi gli articoli: Difficoltà con lo studio? La scuola è il suo incubo! Cosa sono i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA)?
Dott.ssa Desirè Roberto
Bibliografia G.Stella, L. Grandi. 2013. Come leggere la dislessia e i DSA. GiuntiScuola Editore. Firenze
Cosa sono i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA)?
I DSA sono disturbi neurobiologici che interessano SOLO alcune abilità specifiche, le quali, devono essere acquisite dai bambini in età scolare, si caratterizzano per la significativa difficoltà nell’acquisire e padroneggiare con facilità uno o più processi relativi alla lettura, alla scrittura e/o al calcolo. Il livello intellettivo generale del bambino è adeguato (Quoziente intellettivo nella media). Le difficoltà, per definizione, non devono essere spiegate da difficoltà primarie nelle aree sensoriale (deficit di vista o udito non corretti), intellettiva, o neurologica, né da carenti opportunità di apprendimento.
Miti da sfatare:
- I DSA non dipendono fattori esterni (carenze di supporto nello studio, svantaggio socio-culturale, fattori stressanti emotivamente, traumi psicologici ecc.)
- I bambini aventi un Disturbo Specifico dell’Apprendimento non hanno alcun ritardo mentale, il funzionamento intellettivo generale è nella media.
- Non è corretto sostenere che il bambino non impara perché non ha voglia di imparare ma, il bambino ha difficoltà ad acquisire determinate abilità a causa di disfunzioni neurobiologiche.
- “Il bambino è svogliato”, la demotivazione allo studio è una conseguenza non una causa del Disturbo Dell’Apprendimento. Il bambino non riesce a seguire e stare al passo con i compagni, come può sentirsi? Tutti leggono bene e lui non ci riesce, quanti compagni lo prendono in giro? Sfiderei ogni adulto a trovarsi in situazioni così, quale voglia di studiare? Da dove cominciare?
- Tali disturbi non sono attribuibili ad un blocco psicologico o relazionale.
- “I genitori devono seguirlo di più…”. Sicuramente il supporto e le guida dei genitori è molto importante ma, è opportuno l’aiuto di uno specialista in quanto, al di là dei compiti da fare, vi è bisogno di una vera e propria riabilitazione. Il bambino e i genitori impareranno a destreggiare strumenti per compensare tale disturbo. Il bambino per i frequenti insuccessi scolastici e, a causa dei rimproveri a cui frequentemente è sottoposto, è demotivato e scoraggiato e spesso ha un comportamento rinunciatario. Lo specialista accompagna il bambino in un percorso teso a riscoprire se stesso, i propri limite e le proprie potenzialità. Il bambino seguito e motivato, imparerà anche a fare i compiti con altri strumenti divenendo un’attività piacevole e non frustrante.
I Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono classificati in base alla funzione deficitaria:
- Dislessia: disturbo specifico di lettura, difficoltà ad effettuare una lettura accurata;
- Disortografia: difficoltà a scrivere in modo corretto, commette errori ortografici significativamente superiori a quelli attesi per età/scolarità.
- Disgrafia: disturbo della scrittura di natura motoria, difficoltà a scrivere in modo veloce e fluido. Deficit nei processi della realizzazione grafica.
- Discalculia: Deficit nelle componenti di cognizione numerica o/e delle procedure esecutive e calcolo. (Difficoltà a manipolare, quantificare, recuperare informazioni riguardo ai numeri es. tabelline).
Chi fa la Diagnosi?
La diagnosi è effettuata nell’ambito dei trattamenti specialistici già assicurati dal Servizio Sanitario Nazionale ed è comunicata dalla famiglia alla scuola di appartenenza dello studente. La scuola deve essere a conoscenza di tale diagnosi per poter operare le oppure misure dispensative (riguardano la dispensa da alcune prestazioni, ad esempio dalla lettura ad alta voce, prendere appunti, etc.) strumenti compensativi (sono strumenti che permettono di compensare la debolezza funzionale derivante dal disturbo).
Dott.ssa Desirè Roberto
Leggi anche: “La scuola è il suo incubo!” “Campanelli d’allarme nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento”
La scuola è il suo incubo!
Le mamme si disperano, i bambini non vogliono più studiare, fare i compiti è diventato una vera tortura, questa è una routine che si ripete ogni giorno!
Tuo figlio non vuole studiare? Ha difficoltà a scuola? Le maestre si lamentano?
La domanda lecita di ogni mamma è: Cosa devo fare?
Cara mamma, ci sono tante cose che possono influire sull’andamento scolastico del tuo bambino, la demotivazione nello studio è attribuibile ad una immensità di fattori.
Siamo di fronte ad una difficoltà momentanea o il tuo bambino ha avuto sempre difficoltà?
Se il tuo bambino non ha mai avuto problemi a studiare o ad andare scuola, ha imparato a leggere correttamente, non ha avuto problemi ad imparare una poesia o una tabellina, a risolvere problemi o a comprendere un racconto, si potrebbe ipotizzare che il tuo bambino abbia solo una difficoltà momentanea. Le difficoltà in apprendimento possono essere molteplici, possono essere legate ad un particolare stato emotivo-psicologico del bambino. Le motivazioni di tali difficoltà, vanno ricercate soprattutto nell’ambiente in cui il bambino è inserito (casa-scuola). È importante individuare la radice di tale difficoltà o malessere: ci sono stati dei cambiamenti in famiglia? È nato un fratellino/sorellina? Avete cambiato casa? Mamma o papà hanno perso il lavoro? C’è stato un lutto? C’è stata una discussione particolarmente accesa in casa? A scuola c’è stato qualche problema? Etc.
Molti avvenimenti considerati “banali” per l’adulto, possono essere fonte di malessere per il bambino. Le difficoltà momentanee possono essere superate, naturalmente, dipende dal problema alla radice (superare un lutto è diverso dal superare una lite con i compagni di classe) e dagli strumenti utilizzati (l’aiuto di uno psicologo può essere fondamentale per individuare cause e strategie risolutive). Il bambino può riprendere ad andare a scuola serenamente e ad avere lo stesso andamento scolastico avuto in precedenza.
Se invece, il tuo bambino ti fa disperare dal primo anno di scuola, se nonostante gli stia vicino e lo aiuti con i compiti mostra ancora immense difficoltà nel leggere, ha difficoltà a stare al passo con gli altri compagni di classe, è demotivato e la scuola è diventato il suo peggior incubo, potremmo trovarci (ma non è detto che sia categoricamente così) di fronte ad un disturbo dell’apprendimento. A causa delle difficoltà scolastiche, spesso i bambini che manifestano questo disturbo si mostrano sfiduciati e con bassi livelli di autostima scolastica. Solitamente questi bambini sono etichettati come svogliati e non portati per la scuola.
Cos’è un disturbo dell’apprendimento?
Con il termine Disturbo dell’Apprendimento (o DSA) ci si riferisce solo a deficit nelle abilità scolastiche che possono verificarsi in ragazzi per il resto normali. Sono disturbi neurobiologici che riguardano SOLO determinate aree di apprendimento (LETTURA, SCRITTURA, CALCOLO) senza compromissioni dell’intelligenza generale. A differenza delle difficoltà di apprendimento, modificabili con interventi mirati, i disturbi dell’apprendimento, non dipendono da fattori esterni ma sono innati e resistenti all’automatizzazione.
Se sei interessato a conoscere meglio i Disturbi Specifici dell’Apprendimento
leggi gli articoli: Difficoltà con lo studio?
CAMPANELLI D’ALLARME NEI DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO
Cosa sono i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA)?
Dott.ssa Desirè Roberto
Esperta in Disturbi Specifici dell’Apprendimento Contatti
Le abbuffate di dolci possono diminuire la memoria!

Una ricerca condotta dall’University di New South Wales di Sydney, pubblicata su Brain, Behavior and Immunity ci mette in allarme: ATTENTI AGLI ZUCCHERI! LE ABBUFFATE DI DOLCI, POSSONO DIMINUIRE LE CAPACITA’ CEREBRALI, SOPRATTUTTO LA MEMORIA!
Gli scienziati hanno condotto un esperimento sui topi, ai quali, sono stati somministrati alte dosi di acqua zuccherata, come conseguenza, gli animali, hanno mostrato perdita di memoria e difficoltà nell’esecuzione di azioni, effetti negativi e permanenti. Gli scienziati hanno provato a sottoporre i ratti ad una normale alimentazione ma ciò che era stato perso non è stato più recuperato. Oltre il danno alla memoria, è stato riscontrato anche un aumento dello stato infiammatorio dell’ippocampo, area cerebrale implicata nella memoria spaziale. La Dottoressa Morris sostiene che, questi risultati possono essere rilevanti anche per le persone.
Per i più golosi le opzioni sono due: far finta di non aver mai letto quest’articolo o mangiare con la consapevolezza che nel nostro cervello qualcosa può cambiare “mangio per dimenticare”.
Buona quarantena a tutti… vado a preparare un dolce 🤪
Dott.ssa Desirè Roberto



















